“Atéfano”, il neologismo per indicare chi ha perso un figlio. Liguria approva mozione

“Atéfano”, il neologismo per indicare chi ha perso un figlio. Liguria approva mozione

“Atéfano”, il neologismo per indicare chi ha perso un figlio. Liguria approva mozione

“à-“ (prefisso privativo), “té-” da “téknon” (“figlio”), parola che esprime affetto e legame, e “-fano”, da “orphanòs” (“privo”, “mancante”, “orfano”). Presentata da Angelo Vaccarezza (FI), la mozione vede promotrice l’Associazione “Rachele Franchelli”, creata dalla famiglia di Rachele, morta a 16 di tumore. LA MOZIONE PRESENTATA

Promuovere il neologismo “atefano” come temine per indicare la condizione di un genitore che ha perso uno o più figli. È quanto chiede alla Regione Liguria la mozione 35, presentata da Angelo Vaccarezza (Forza Italia Berlusconi) e approvata ieri in Consiglio regionale.

Il neologismo “atefano” nasce per crasi delle parole greche: “à-“ (prefisso privativo), “té-” da “téknon” (“figlio”), parola che esprime affetto e legame, e “-fano”, da “orphanòs” (“privo”, “mancante”, “orfano”).

La richiesta alla Regione è di impegnarsi a promuovere la conoscenza e la diffusione del termine attraverso i canali di comunicazione regionali (siti web, social media, comunicati stampa) e in occasione di iniziative pubbliche specifiche, dedicate ai temi della famiglia, della sanità e del sociale.

Il vicepresidente della Giunta Simona Ferro, riferisce una nota del Consiglio regionale, ha annunciato il parere favorevole della Giunta e si è impegnata a diffondere in tutte le modalità possibili la conoscenza del neologismo.

Nella mozione si rileva la funzione promotrice svolta dall’Associazione “Rachele Franchelli – Uno Sguardo Senza Confini APS”, sorta nel 2025 per volontà della famiglia di Rachele, una ragazza prematuramente scomparsa nel 2024 a soli 16 anni a causa di un tumore raro.

“Oggi è una giornata che non dimenticheremo mai”, scrive l’associazione sui social. “Per la nostra Associazione Rachele Franchelli – Uno sguardo senza confini APS questo non è solo un atto formale: è un gesto di ascolto, di rispetto e di umanità. Perché dare un nome significa anche riconoscere. Significa rendere visibile un dolore che spesso resta senza parole, in silenzio. Siamo profondamente commossi e grati per questo passo così importante. Un grazie sincero ad Angelo Vaccarezza, per aver accolto l’idea della nostra Associazione e aver portato avanti questa proposta con attenzione e sensibilità. Grazie a tutti i Consiglieri regionali che hanno sottoscritto e votato la mozione, dimostrando che su certi temi si può e si deve essere uniti. Grazie al Presidente Bucci e alla Giunta Regionale, con la Vicepresidente e Assessore Simona Ferro, per il sostegno a questa iniziativa nel nome e nel ricordo di Rachele”.

“Rachele – prosegue il messaggio dell’associazione – aveva 16 anni. E oggi, nel suo nome, una parola inizia un cammino che speriamo possa diventare sempre più condiviso, fino ad arrivare ovunque: nelle istituzioni, nella società, e soprattutto nella vita reale di chi vive questa ferita. Atèfano non cancella il dolore. Ma può aiutare a non sentirsi invisibili. E noi continueremo a lavorare perché da questa parola nascano consapevolezza, vicinanza e sostegno concreto per i giovani pazienti oncologici e per le loro famiglie”.

18 Febbraio 2026

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