Osteopatia, il grande inganno del fabbisogno formativo: tra corsi di laurea deserti e master che esplodono 

Osteopatia, il grande inganno del fabbisogno formativo: tra corsi di laurea deserti e master che esplodono 

Osteopatia, il grande inganno del fabbisogno formativo: tra corsi di laurea deserti e master che esplodono 

Gentile Direttore,
c’è un paradosso che si sta consumando, silenziosamente ma con effetti rilevanti, nel mondo della formazione sanitaria italiana: riguarda l’osteopatia, una disciplina sanitaria che, a dispetto della crescente diffusione nella pratica clinica e della domanda da parte dei cittadini, continua ad essere relegata ai margini della programmazione universitaria ufficiale.

Il nuovo schema di accordo sul fabbisogno formativo per l’anno accademico 2025/2026, approvato e pubblicato lo scorso 9 luglio, ha infatti lasciato molti perplessi. Nel documento si stabiliscono i numeri dei posti per i corsi universitari delle professioni sanitarie, sulla base della “domanda e offerta” regionale e dei dati forniti dagli Ordini professionali. Tuttavia, proprio sul fronte dell’osteopatia si è consumata l’ennesima distorsione.

Dalla lettura della tabella 5 emerge un’anomalia chiara: la Federazione nazionale TSRM e PSTRP – che raccoglie varie professioni sanitarie – non ha indicato alcun fabbisogno per l’osteopatia, semplicemente perché non è nelle condizioni di farlo. Infatti, l’Albo professionale degli osteopati e il relativo elenco speciale non sono ancora stati istituiti. Senza questi strumenti, nessuno oggi è in grado di conoscere con esattezza il numero dei professionisti osteopati presenti sul territorio.

Malgrado questa assenza di dati ufficiali, il Ministero ha comunque fissato in 209 i posti per i corsi di laurea in osteopatia, ripartiti su poche regioni italiane. Ecco che il paradosso si manifesta in tutta la sua evidenza: le Regioni più grandi e popolose, tra cui Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e molte altre, hanno dichiarato di non aver bisogno di formare osteopati attraverso l’università, mentre il Ministero ha comunque assegnato numeri, peraltro irrisori e del tutto scollegati dalla realtà.

Il vero nodo è proprio questo: come si può programmare un fabbisogno formativo per una professione sanitaria senza dati certi, senza un Albo, senza una regolamentazione compiuta? La risposta è semplice: non si può.

Eppure, nello stesso tempo, assistiamo ad un altro fenomeno che stride con questa pianificazione universitaria ufficiale: la proliferazione di master universitari in osteopatia, promossi da numerosi atenei italiani. Master di primo e secondo livello, autorizzati dal Ministero dell’Università e della Ricerca, che si rivolgono a laureati in professioni sanitarie o scienze motorie, con percorsi formativi di 3.000 ore, tesi finale e tirocini clinici presso strutture accreditate.

Questi master, di fatto, stanno formando centinaia di osteopati ogni anno, andando ben oltre il numero (risibile) dei posti previsti per i corsi di laurea. Non solo: molte università pubblicizzano tali master dichiarando di seguire le linee guida europee e i protocolli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, contribuendo ad alimentare il mercato formativo extra-accademico.

Insomma, mentre lo Stato finge di pianificare il fabbisogno universitario con numeri irrisori e poco trasparenti, il reale fabbisogno di osteopati in Italia viene già soddisfatto dai master universitari, in un contesto che rischia di diventare un autentico Far West formativo, senza regole comuni, senza trasparenza e senza una visione nazionale condivisa.

È lecito chiedersi a questo punto: chi ha davvero interesse a mantenere questa ambiguità? E soprattutto: fino a quando si potrà ignorare il peso reale di questa professione sanitaria, che oggi viene formata perlopiù fuori dai circuiti ufficiali?

L’osteopatia in Italia non può più essere trattata come una “figura di serie B”. Serve una programmazione seria, trasparente e condivisa, con il coinvolgimento delle associazioni di categoria, che – in mancanza dell’Albo – sono oggi le uniche in grado di fornire dati realistici sulla presenza e l’attività degli osteopati.

Continuare ad ignorare questa realtà significa solo alimentare confusione, scoraggiare i giovani e privare il sistema sanitario di una risorsa ormai ben radicata nella domanda di salute dei cittadini.

Antonino Arizia
Presidente Confederazione Osteopati italiani – CONF.OS.IT

14 Luglio 2025

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