Al Cardinal Massaia, svelati nuovi segreti della mummia di Asti

Al Cardinal Massaia, svelati nuovi segreti della mummia di Asti

Al Cardinal Massaia, svelati nuovi segreti della mummia di Asti
Mancano ancora alcune evidenze dal punto di vista antropologico ed egittologico, ma sembrerebbe trattarsi dello scheletro di una donna, vissuta circa 3mila anni fa e deceduta tra i 35 e i 40 anni di età. La Tac effettuata al Cardinal Massaia lo scorso 7 ottobre è solo la prima fase di un progetto più ampio e articolato per lo studio della Mummia conservata presso il Museo Paleoantropologico del Comune di Asti.

Dalle prime evidenze la mummia di Asti dovrebbe essere una donna. Lo rilevano le ultime indagini condotte all’ospedale Cardinal Massaia sulla mummia conservata presso il Museo Paleoantropologico del Comune di Asti.

“Mancano alcune certezze – spiega in una nota della Asl di Asti il direttore della Radiologia della dott. Federico Cesarani – ma tutto fa supporre che si tratta di una donna. Questo giudizio deve però essere avvalorato dal lavoro che stanno ancora effettuando gli antropologi e gli egittologi”. Dalle prime indagini la donna è vissuta circa 3mila anni fa  e deceduta tra i 35 e i 40 anni di età.

“Il mio ringraziamento a va a tutti coloro che hanno operato al di fuori dell’orario di servizio per rendere possibile l’effettuazione di questo studio”, ha detto Ida Grossi, Direttore generale dell’Asl AT. “La nostra azienda è ben felice di prendere parte a iniziative culturali e di coinvolgimento sul territorio”.

Alla presentazione dei risultati hanno partecipato il sindaco della Città di Asti Maurizio Rasero che ha sottolineato quanto sia importante la sinergie tra gli enti per lo sviluppo di alcune importanti iniziative sul territorio.

Più nel dettaglio è sceso l’Assessore alla Cultura Gianfranco Imerito che ha posto l’accento sul valore internazionale dello studio e sull’impatto che ha questa evidenza per la cultura di Asti. “Per me è un sogno nel cassetto che si realizza e grazie ai miei collaboratori e a chi ha voluto sostenere economicamente l’iniziativa, questo sono si realizza ma è un sogno che si realizza per la Città”.

Della annuale mostra di Jesolo diventata ormai un riferimento per gli appassionati di egittologia nella quale verrà esposta la “Signora delle Ninfee” ha parlato la dott.ssa Donatella Avanzo che fa parte dell’organizzazione e della promozione della mostra veneta: “La “Signora delle Ninfee” – ha detto la Avanzo – sarà il pezzo più importante della mostra di quest’anno e avrà un ampio impatto mediatico internazionale. Grazie al nostro finanziatore Ia “Coultoure Active” che ha creduto fin dall’inizio nel progetto”.

La ricostruzione del volto e di parte del corpo della mummia astigiana sarà effettuato dal Sovrintendente della Polizia Scientifica Valter Capussotto che ha iniziato a fare qualche accenno sulla futura identità della “Signora delle Ninfee”. “Tutto ancora molto in embrione – ha spiegato l’autore di molte ricostruzioni di volti anche e soprattutto per casi di cronaca nera -. Tra qualche settimana e per la mostra di Jesolo, saremo in grado di dare una ricostruzione fedele del volto della nostra signora misteriosa”

Il lavoro scientifico. La rivelazione attraverso la TAC.
La Tac è solo la prima fase di un progetto più ampio e articolato. Un working progress quello che ha preso il via lo scorso sabato 7 ottobre presso la Struttura di Radiodiagnostica dell’Ospedale Cardinal Massaia dell’Asl AT dove è stata eseguita una indagine di tomografia computerizzata per lo studio della Mummia conservata presso il Museo Paleoantropologico del Comune di Asti.

L’indagine è stata eseguita mediante una apparecchiatura per Tomografia Computerizzata Philips Brilliance 64 strati con acquisizione volumetrica assiale completata da ricostruzioni multiplanari, con le stesse procedure che vengono impiegate per lo studio dei Pazienti.

Previa esecuzione di due scannogrammi di centratura sul piano antero – posteriore e sul piano latero laterale state effettuate due acquisizioni “total body”, cioè di tutto il corpo, utilizzando una doppia energia del fascio radiogeno (120 e 100 kV) con intensità di corrente automatica ed uno spessore di strato di 0,625 mm.

Le immagini assiali (oltre 2200 per ogni acquisizione) ottenute sono state quindi ricostruite con uno spessore di strato di 1,5 mm ed un intervallo di ricostruzione di 0,7 mm; successivamente sono state inviate al sistema di archiviazione PACS RIS (Picture and Archiving Communication System – Radiological Information System) (Exprivia) e poi elaborate, mediante apposito software Acquarius (Release 4.4.11) (Terarecon) con sofisticate elaborazioni 3D.

E’ stato eseguito lo sbendamento virtuale del corpo utilizzando differenti soglie di visualizzazione.
Sono state ottenute quindi elaborazioni per la visualizzazione di eventuali tessuti molli e delle strutture ossee.

Il corpo della mummia, protetto posteriormente da un apposito guscio di resina applicato durante il restauro, è stato esaminato in posizione supina.

Le braccia sono lievemente piegate con le mani appoggiate sulle regione pubica, la sinistra disposta sulle destra, le dita allungate.
Le gambe sono allungate ed i piedi quasi uniti.

Il cranio è staccato dal corpo; all’interno delle bende applicate durante il restauro conservativo si trovano 7 vertebre cervicali, suddivise in gruppi tra loro articolati rispettivamente di 3 e di 4 elementi.

La distanza tra la prima vertebra della mummia (C7) presente all’interno del corpo e la regione calcaneale è di circa 128 cm.

Il corpo è avvolto dalle bende in modo asimmetrico. A livello del collo lo spessore massimo (65 mm) è misurabile posteriormente; a livello del torace e dell’addome lo spessore maggiore delle bende è a livello della porzione anteriore dell’addome (10 cm) mentre posteriormente lo strato di bende non supera il centimetro. Le braccia sono avvolte singolarmente con sottili strati di bende, a loro volta ricoperti da più strati continui. Tra le bende sono visibili minuscoli inclusi tondeggianti radiopachi più numerosi tra le gambe, compatibili con i residui dei materiali utilizzati per il processo di mummificazione. Non si sono evidenziati corpi estranei riferibili ad amuleti.

Il tratto di colonna vertebrale compreso tra C7 e T6 è regolarmente in asse. Il tratto tra T7 e T9 è completamente disarticolato dalle vertebre adiacenti ed è disposto orizzontalmente. Il tratto sottostante compreso tra T10 e L5 è discretamente in asse. Non si dimostrano cedimenti vertebrali.

La gabbia toracica è appiattita e deformata con completa perdita dei normali rapporti anatomici tra le coste e, rispettivamente, le vertebre toraciche e lo sterno, peraltro integro. Anche le clavicole sono completamente disarticolate.

I rapporti articolari tra le teste omerali e le scapole sono alterati con lussazione in entrambi i lati.
Le articolazioni sacro iliache e la sinfisi pubica sono lussate così come le articolazioni coxofemorali, soprattutto a sinistra. Ciò determina una severa deformazione del bacino.
In corrispondenza della superficie articolare delle teste femorali si apprezzano circoscritte interruzioni del profilo corticale.
Gli arti superiori ed inferiori sono integri con lussazione di alcune falangi sia delle mani sia dei piedi e di alcuni elementi ossei del tarso in entrambi i lati.

All’interno della teca cranica non vi sono residui di tessuto cerebrale né si evidenziano interruzioni della struttura ossea a livello etmoidale né sfenoidale. Anche a livello della teca non sono evidenziabili segni di fratture avvenute in vita.
La sella turcica presenta regolari dimensioni e non appare deformata.
Anche la cornice ossea dell’orecchio interno ed i condotti uditivi interni sono regolari. In entrambi i lati non è apprezzabile la catena ossiculare dell’orecchio medio.

Non sono apprezzabili residui dei tessuti molli cutanei e sottocutanei, in particolare non è individuabile la breccia cutanea sulla parete anteriore dell’addome utilizzata abitualmente come accesso per l’eviscerazione.
Si osservano sottili residui delle tuniche meningee a livello dello speco vertebrale.

Non si riconoscono residui di organi interni parenchimatosi né calcificazioni della pareti dei vasi arteriosi.

13 Novembre 2017

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