Aneurisma dell’aorta addominale. A Biella il trattamento è mini invasivo

Aneurisma dell’aorta addominale. A Biella il trattamento è mini invasivo

Aneurisma dell’aorta addominale. A Biella il trattamento è mini invasivo
Da alcune settimana al via gli interventi con l’approccio endovascolare. Micro incisioni e tempi di degenza più brevi. Una tecnica moderna ed efficace di cui i pazienti adesso possono beneficiare.

La chirurgia vascolare a Biella è mini invasiva. Una nota della Asl comunica infatti che “è stata inaugurata già da alcune settimane nell’ospedale di Biella una nuova stagione dedicata al trattamento degli aneurismi dell’aorta addominale con il metodo endovascolare. Nei giorni scorsi il dott. Enzo Forliti, neo direttore del reparto di chirurgia vascolare, ha eseguito questo tipo di intervento valorizzando una tecnica già in uso in altre realtà, ma non ancora utilizzata a Biella”.

L’aneurisma dell’aorta addominale, spiega la Asl, è un rigonfiamento di un vaso; interessa in particolare il tratto di aorta al di sotto delle arterie renali. “Con la tecnica mini invasiva l’aneurisma viene eliminato senza il classico approccio chirurgico ‘in open’ che prevede l’incisione della cute, ma accedendo con un dispositivo flessibile (chiamato appunto endoprotesi) da un’arteria periferica. Una procedura che viene eseguita sempre sotto controllo radiologico e che consente, con l’apporto delle immagini e della tecnologia, di agire e curare a distanza “navigando” dentro le arterie. Generalmente questo tipo di intervento può essere eseguito con una anestesia spinale o locale.  Un approccio chirurgico, quello endovascolare, che di certo avvantaggia il paziente perché realizzato mediante micro-incisioni inguinali; così si può contare anche su un decorso post operatorio più breve, evitando cure intensive”.

Secondo i dati diffusi dalla Asl, l’aneurisma dell’aorta addominale ha una incidenza compresa tra il 4% e l’8% negli uomini e tra lo 0,5 e l’1% nelle donne con età superiore ai 60 anni.

“La chirurgia endovascolare – prosegue la nota – da circa vent’anni si affianca a quella classica. In prima battuta tale trattamento veniva riservato solo a quei pazienti, per lo più anziani, che non potevano affrontare un intervento. Oggi rappresenta invece un’alternativa terapeutica che permette al chirurgo di personalizzare il trattamento in base alle caratteristiche del paziente. Nel corso del tempo sono stati moltissimi i progressi fatti, sia sul piano dei materiali utilizzati, sia nella pratica clinica”.

“È importante sottolineare – conclude la Asl – che l’ultima parola sulla scelta della tecnica da utilizzare – se quella tradizionale o endovascolare – spetta comunque al chirurgo; sarà lui a valutare in base al quadro clinico e alle caratteristiche dell’aneurisma”.

03 Ottobre 2016

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