Aou di Padova: altri 4,9 mln di euro per riequilibrare gli stipendi. Ma per i sindacati non bastano 

Aou di Padova: altri 4,9 mln di euro per riequilibrare gli stipendi. Ma per i sindacati non bastano 

Aou di Padova: altri 4,9 mln di euro per riequilibrare gli stipendi. Ma per i sindacati non bastano 
Per Giampiero Avruscio (Anpo Ascolti) e Emilio Paggiaro (Snr-Fassid), “se con i primi 2,2 milioni di euro lordi ci arriverà in busta paga i soldi di un caffè al bar dell’ospedale, con gli ulteriori 2,746 milioni di euro, ci berremo dei buoni cappuccini. Non è certo questo ciò che ci aspettavamo da un governo regionale che fa dell'autonomia il proprio cavallo di battaglia, ma che ha lo stesso modo di distribuire i fondi accessori di quello di Roma”

A fine luglio, la giunta regionale del Veneto ha approvato l’incremento dei fondi contrattuali dell’Azienda Ospedale-Università di Padova per 2,2 milioni di euro, da ripartirsi tra le diverse aree contrattuali della dirigenza sanitaria, dirigenza PTA e comparto, per equiparare il salario accessorio dell’Azienda ospedaliera di Padova al valore medio pro capite (più alto) delle altre aziende ospedaliere di tutta la regione Veneto. A questa cifra si aggiungeranno preso i 2,7 mln previsto dell’Auo sull’ambito degli oltre 15 milioni di euro di ristoro per il Ssr provenienti da Governo, che la Regione distribuirà alle aziende ospedaliere. Se per l’assessore alle Politiche Sociali, Manuela Lanzarin, si tratta di un importante segnale, per Anpo Ascolti e Snr-Fassid non è che una misura tampone ben distante dalle aspettative. 

La Regione Veneto ammette che la sperequazione dei fondi per il salario accessorio in Azienda ospedale-università di Padova è, e rimane, una situazione ingiusta su cui lo stesso assessore Lanzarin sta lavorando da tempo. Tuttaiva per Giampiero Avruscio, presidente Anpo-Ascoti, e Emilio Paggiaro, Snr-Fassid della stessa Azienda Ospedaliera di Padova, il principio secondo il quale viene calcolato il “valore medio pro capite” rappresenta un errore di partenza che rende impossibile qualsiasi riequilibrio.
 
“L’adeguamento dei fondi così com’è quantificato – spiegano Giampiero Avruscio ed Emilio Paggiaro – è una finta equiparazione. La vera equiparazione si ha quando si calcola la media per ogni singolo incarico e non sommando incarichi diversi con retribuzioni fra le più alte e le più basse. In questo modo continueremo ad essere i medici più discriminati così come lo siamo da oltre 20 anni”. Considerando che 2,2 milioni di euro sono al netto degli oneri e suddivisi per tutti i dirigenti medici, “si sta parlando ancora di cifre di circa 250 euro anno, lordi. Circa un caffè al giorno”.

La situazione non si risolverà neanche con i 2,746 milioni di euro, proveniente dagli oltre 15 milioni di ristoro suddiviso in 8 anni per tutte le Ulss venete che la Regione del Veneto destina all’Azienda ospedaliera, con quote che partiranno dal 2019 per arrivare a regine nel 2026. “La partita sarà sempre la stessa. Se con 2,2 milioni di euro lordi ci arriverà in busta paga i soldi di un caffè al bar dell’ospedale, ora con gli ulteriori 2,746 milioni di euro assegnati dalla la Regione Veneto, ci berremo dei buoni cappuccini. Non è certo questo che ci aspettavamo da un governo regionale che fa dell’autonomia il proprio cavallo di battaglia, ma che ha lo stesso modo di destinare i fondi uguale a quello di Roma. Sono soldi che stanno mancando ai nostri stipendi e che finiranno di mancare anche nelle nostre pensioni”, concludono Avruscio e Paggiaro.

Endrius Salvalaggio 

Endrius Salvalaggio 

05 Settembre 2022

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