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Salute mentale. Psichiatri in commissione Salute: “Scongiurare diagnosi da parte degli psicologici”

di Elisabetta Caredda

Auditi sul Piano regionale dei servizi sanitari, gli esperti della psichiatria dell’isola hanno concordato sulla necessità di salvaguardare i risultati positivi raggiunti dalla psichiatria territoriale, ma si alzano anche voci sulla necessità di evitare che gli psicologi facciano diagnosi e decidano se un paziente deve o meno andare dallo psichiatra. La presidente dell’Ordine degli psicologi replica: “Nessun psicologo si sognerebbe di dare delle cure farmacologiche, ma è la legge statale a consentirci di fare diagnosi”.

23 FEB - “Lavorare in equipe con gli psicologi e altre figure, ma scongiurare il rischio che gli psicologi possano fare diagnosi o somministrare cure psichiatriche, perché questo è espressamente vietato dalla legge. Non è nemmeno pensabile che sia lo psicologo a decidere se un paziente debba o meno andare dallo psichiatra: questa valutazione deve essere lasciata a un medico”. E’ questa, secondo la nota di sintesi del Consiglio Regionale, la posizione espressa dalla direttrice del dipartimento di Salute mentale e delle dipendenze (DSMD) della zona Sud Sardegna, Graziella Boi, e dalla direttrice della Clinica Psichiatrica e della scuola di specializzazione in Psichiatria dell’Università di Sassari, Liliana Lorettu, in occasione dell’audizione in commissione Salute sul Piano regionale dei servizi sanitari.

Sulle parole di Boi e Lorettu Quotidiano Sanità ha raccolto il commento della presidente dell’Ordine degli psicologi della Sardegna, Angela Quaquero, che ha voluto chiarire: “L’attività di diagnosi per la figura degli psicologi è prevista in un espresso articolo di legge, l’articolo 1 della legge n.56 del 18 febbraio 1989, che poi è la stessa norma che istituisce la figura dello psicologo. E’ dunque una legge dello Stato che ci da la competenza di fare una diagnosi e che così recita: ‘La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito’’.

“Altro discorso sono le cure psichiatriche – spiega la presidente dell’Ordine -: nessun psicologo si sognerebbe mai e poi mai di dare delle cure farmacologiche perché non può, perché questo è espressamente vietato. Indica al paziente, quando rileva vi sia la necessità, di rivolgersi in questo caso allo psichiatra. E devo dire che c’è sempre stata una grande e proficua collaborazione da questo punto di vista con gli psichiatri, noi psicologi all’esigenza indichiamo ai pazienti di rivolgersi allo psichiatra, e viceversa, gli psichiatri nei casi che necessitano di psicoterapia invitano il paziente a rivolgersi ad uno psicologo”.

“Non trovo ci sia nulla di strano in questo tipo di collaborazione – prosegue Quaquero -. Ricordiamoci che lo psicologo in questa pandemia ha veramente svolto un ruolo importante, di supporto, di prevenzione dei disagi più gravi. In nostro stesso Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Sardegna, con le associazioni di psicologia dell'emergenza, è stato fra i primi in assoluto in Sardegna, ma anche in Italia, ad attivare il filo diretto gratuito di supporto psicologico con ben due linee telefoniche che hanno garantito assistenza per ben tre mesi”.

“Attualmente – rileva la presidente dell’Ordine - abbiamo un 30% di persone che soffre di disturbi psicologici conseguenti alla pandemia, ed è per questo che è stato istituito il bonus psicologo, che non è un gioco, ma un'esigenza forte a cui devono rispondere i servizi pubblici e i liberi professionisti”.

“Credo veramente che se vogliamo lavorare bene per i cittadini – conclude Quaquero -, occorra valorizzare queste collaborazioni fra i diversi professionisti della salute psicologica, e capire che ognuno nel proprio ambito, anche attraverso questi scambi di competenza reciproci, può veramente operare in maniera produttiva, sopratutto a tutela e sostegno del benessere dei cittadini”.
 
Oltre a Boi e Lorettu, la commissione ha ascoltato il direttore del DSMD della zona Nord Sardegna, Vito La Spina, il direttore della Clinica Psichiatrica e professore ordinario di Psichiatria presso l'Università di Cagliari, Bernardo Carpiniello, e il consulente Augusto Congiu. “Tutti – riporta il sommario consiliare della seduta - hanno concordato sulla necessità di salvaguardare i risultati positivi raggiunti dalla psichiatria territoriale sarda a seguito della approvazione della legge Basaglia e della chiusura degli ospedali psichiatrici e hanno al tempo stesso denunciato che la psichiatria riceve appena il 2,4 per cento del bilancio della Sanità della Sardegna mentre in Germania e in Spagna arriva anche al 15 per cento”.

“Boi – prosegue il resoconto della seduta - ha aggiunto che dal 30 fino al 60 per cento dei casi i disturbi psichiatrici sono associati all’uso di droga e dunque separare, come si prospetta, i servizi pubblici per le dipendenze patologiche del SSN (Ser.D) dal resto dei servizi psichiatrici sarebbe un grave errore. Allo stesso modo, per un fatto di continuità dell’assistenza è necessario che la psichiatria infantile rimanga strettamente connessa a quella adulta”.

Elisabetta Caredda

23 febbraio 2022
© Riproduzione riservata

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