Bonus covid. Sindacati della dirigenza chiedono più soldi. Icardi: “Richieste pretestuose e indifendibili”

Bonus covid. Sindacati della dirigenza chiedono più soldi. Icardi: “Richieste pretestuose e indifendibili”

Bonus covid. Sindacati della dirigenza chiedono più soldi. Icardi: “Richieste pretestuose e indifendibili”
Oltre all'ammontare della cifra, pari a 1.179 euro pro-capite, Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fassid, Aaroi Emac, Fvm e Anpo Ascoti Fials Medici contestano la decisione della Regione di ripartire le risorse in base alla proporzione numerica tra i lavoratori del Comparto e della Dirigenza. “Rivendichiamo il rischio corso dai medici e dirigenti sanitari per gestire l’emergenza, il loro ruolo e la loro professionalità”. Ma l'assessore alla Salute non lascia spazi di manovra e parla di “legittima equiparazione della dignità di tutti i lavoratori, infermieri e medici”.

Botta e risposta, in Piemonte, tra i sindacati autonomi della dirigenza medica e sanitaria (Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fassid, Aaroi Emac, Fvm, Anpo Ascoti Fials Medici) e l'assessore alla Salute Luigi Icardi. Al centro delle polemiche l'accordo sulla ripartizione delle premilialità ai professionisti in relazione all'emergenza covid 19, con i sindacati che accusano la Regione di avere svilito la loro professionalità destinando scarse risorse e l'assessore che parla piuttosto di “legittima equiparazione della dignità di tutti i lavoratori, infermieri e medici”.
 
A far scattare la querelle il comunicato con cui Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fassid, Aaroi Emac, Fvm e Anpo Ascoti Fials Medici annunciavano la non partecipazione alla riunione convocata ieri dalla Regione per la definizione dei criteri per la ripartizione dei fondi per la premialità Covid. Questo in considerazione della mancata firma dei sindacati alla prima parte dell’accordo, riguardante la suddivisione tra dirigenza e comparto delle risorse nazionali ed aggiuntive regionali in favore del personale del SSR impegnato nell’emergenza sanitaria Covid-19.

I sindacati spiegano, quindi, i motivi del no: “La Regione Piemonte – spiegano in una nota Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fassid, Aaroi Emac, Fvm e Anpo Ascoti Fials Medici –  è stata la seconda Regione italiana maggiormente coinvolta nell’emergenza epidemiologica Covid-19 ma quella, tra le principali regioni del Nord, con una premialità pro-capite per dirigente sanitario minore: Veneto pro-capite dirigente sanitario 2078 euro, Lombardia pro-capite  dirigente sanitario  1604 euro, Emilia Romagna pro-capite dirigente sanitario 1262 euro, Piemonte pro-capite dirigente sanitario 1179 euro”.
 
L’Assessorato ha concordato la suddivisione della premialità Covid con gli altri sindacati ma Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fassid, Aaroi Emac, Fvm e Anpo Ascoti Fials Medici ribadiscono il loro no a quell’intesa: “A meno di nuove aperture regionali e disponibilità economiche, il confronto sui criteri di distribuzione proseguirà senza di noi ma con i soli Confederati, che però non rappresentano più del 14% dei dirigenti. Sia l’ammontare della cifra totale che la decisione della Regione di  coinvolgere  tutte le figure professionali nella suddivisione dei fondi, ci ha trovato in totale disaccordo: rivendichiamo il rischio corso dai medici e dirigenti sanitari per gestire l’emergenza, il loro ruolo e la loro professionalità”.

“Non possiamo – continuano i sindacati – svendere la dignità professionale della dirigenza medica e sanitaria proseguendo in un accordo che di fatto sminuisce il nostro lavoro e che non ha accolto, fin dall’inizio, le istanze delle maggiori rappresentanze sindacali. E’ necessario che la Regione e l’Assessorato prendano atto che si procederà a distribuire i fondi senza la condivisione dei criteri con le Rappresentanze Sindacali dell’86% dei dirigenti medici e sanitari”.

“Se l’Assessorato ha deciso senza di noi – concludono Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fassid, Aaroi Emac, Fvm e Anpo Ascoti Fials Medici -, prosegua nella scelta dei criteri di distribuzione delle risorse senza di noi, prendendosi la responsabilità delle scelte di fronte ai dirigenti della sanità piemontese”.
 
Non si è fatta attendere la replica dell’assessore Luigi Icardi: “Spiace rilevare come parte dei sindacati della Dirigenza medica (Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fassid, Aaroi, Emac, Fvm Anpo, Ascoti, Fials Medici) persistano in una posizione pretestuosa che non rende giustizia alla realtà dei fatti e che finisce col porli in una situazione di imbarazzante contrapposizione nei confronti degli altri lavoratori della Sanità impegnati nella stessa emergenza”, afferma in una nota.

“Occorre ribadire – prosegue Icardi – che l’iniziale ripartizione delle risorse aggiuntive è avvenuta in base alla proporzione numerica tra i lavoratori del Comparto (che sono l’80 per cento del personale del Servizio sanitario regionale) e della Dirigenza (il 20 per cento del personale complessivo), già riconoscendo a questi ultimi una quota del 25 per cento, come ragionevole via intermedia rispetto alla loro pretesa di ottenere oltre il 30 per cento delle risorse. Non c’è stato, quindi, nessun svilimento della professione medica, semmai una legittima equiparazione della dignità di tutti i lavoratori, infermieri e medici. I sindacati di parte maggioritaria della Dirigenza avrebbero, curiosamente, voluto condurre la trattativa al netto delle tasse, cioè ottenere di più in quanto guadagnano di più e quindi pagano più tasse, disconoscendo il sacrosanto principio della progressività della tassazione, sancito dalla Costituzione”.

L’assessore corregge infine i sindacati sull’ammontare dei bonus in Veneto. “L’accordo” in Veneto “ha distinto la distribuzione delle risorse per la Dirigenza in tre fasce, da 500 a 2000 euro e non certo in una sola al massimo del valore. I conti vanno fatti correttamente e non distorti per avvalorare tesi insostenibili”, conclude Icardi.

16 Giugno 2020

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