Broncoscopia robotica migliora la diagnosi dei noduli polmonari

Broncoscopia robotica migliora la diagnosi dei noduli polmonari

Broncoscopia robotica migliora la diagnosi dei noduli polmonari
Gli esperti considerano la broncoscopia robotica una vera rivoluzione nel campo della diagnostica dei noduli polmonari perché permette di studiare con accuratezza straordinaria anche quelli molto piccoli consentendo una diagnosi davvero precoce delle lesioni polmonari tumorali e offrendo ai pazienti le migliori chances di guarigione.

L’uso sempre più diffuso della TAC del torace, anche per lo screening dei tumori del polmone in popolazioni a rischio, ha portato a un aumento esponenziale della diagnosi di noduli polmonari, che vanno però ‘interpretati’, per capire quali di questi hanno un rischio alto di malignità e andrebbero dunque ‘tipizzati’ istologicamente. “Il problema – spiega il professor Rocco Trisolini, Associato di Malattie dell’Apparato respiratorio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma e direttore della UOC di Pneumologia interventistica di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – è che molti di questi noduli sono piccoli (inferiori al centimetro) e/o in sedi difficili da raggiungere. Per queste lesioni, le tecnologie finora a disposizione per la diagnosi (la biopsia polmonare percutanea o la biopsia broncoscopica, con metodiche di imaging non particolarmente avanzate, come le mini-sonde ecografiche o la fluoroscopia) non sono accurate a sufficienza, se non addirittura tecnicamente impossibili da eseguire con un profilo di sicurezza accettabile”.

Queste difficoltà diagnostiche possono portare all’utilizzo eccessivo di interventi chirurgici ‘diagnostici’, non infrequentemente inutili, se poi il nodulo si rivela benigno all’esame istologico definitivo. L’alternativa per i pazienti con un piccolo nodulo polmonare indeterminato, non affidabilmente campionabile con metodiche tradizionali, è sottoporsi ad un follow up radiologico, impegnativo anche sul piano psicologico (oltre che per il budget del servizio sanitario) e consistente nella ripetizione di una TAC polmonare periodica per un periodo di tempo variabile tra 2 e 5 anni, a seconda del pattern di crescita della lesione. Ma tutto questo è destinato a cambiare, grazie alle metodiche endoscopiche avanzate, come la broncoscopia robotica, arrivata da poco al Policlinico Gemelli, primo e unico centro di tutto il Centro Sud, che si aggiunge ad altre tre strutture del Nord Italia che l’hanno acquisita negli ultimi mesi (l’Italia è al momento il Paese europeo che dispone del maggior numero di questi device).

Si chiama Ion Endoluminal System™ di Intuitive Surgical (la stessa azienda del robot chirurgico DaVinci) ed è una piattaforma che consente di effettuare biopsie polmonari minimamente invasive di lesioni nodulari periferiche. Ha ricevuto il marchio CE (l’autorizzazione europea) solo a fine 2024, mentre negli Usa è stata introdotta dal 2018. Gli straordinari risultati diagnostici dimostrati da questa tecnologia hanno portato alla sua massiva diffusione (sono circa 1.000 sistemi di broncoscopia robotica attualmente in uso negli Stati Uniti), nonostante i suoi costi non trascurabili, che rappresentano di fatto l’unico vero ostacolo alla sua implementazione in Europa.

“Un valore aggiunto all’acquisizione del sistema Ion al Gemelli – spiega il professor Trisolini – è il fatto di avere a disposizione una sala ibrida, dove è possibile effettuare la procedura di broncoscopia robotica in concomitanza con un sistema TAC di imaging avanzato (cone beam CT). È questo il vero punto di svolta. In questo modo possiamo studiare e diagnosticare tutti i noduli, indipendentemente dalle dimensioni, dalla posizione e dal pattern di crescita del nodulo rispetto al bronco (cioè se si sviluppa all’interno del bronco o al suo esterno). Con le metodiche tradizionali di broncoscopia è possibile diagnosticare affidabilmente solo i noduli che crescono all’interno dei bronchi, ma non le lesioni peribronchiali. Grazie ai sistemi di navigazione ibrida del robot invece è possibile arrivare in prossimità di un nodulo peribronchiale e controllare in tempo reale con una TAC intra-procedurale (cone beam CT) che gli strumenti di prelievo (aghi o pinze) abbiano effettivamente raggiunto la lesione”. La procedura viene effettuata in anestesia generale, non ci sono limiti d’età e il tasso di possibili complicanze è bassissimo. La curva di apprendimento è molto rapida: bastano trenta procedure. “Questo strumento – conclude il professor Trisolini – è una nuova preziosa freccia al nostro arco per la diagnostica dei noduli polmonari. Ma nel prossimo futuro ne valuteremo il ruolo anche nel trattamento dei noduli polmonari, sfruttando la sua capacità di guidare verso queste lesioni nodulari speciali cateteri, attraverso i quali possono essere somministrate diverse modalità di trattamento (es. microonde o radiofrequenza)”.

13 Giugno 2025

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