Calabria: chiesta l’annessione alla Basilicata per protesta contro chiusura ospedali

Calabria: chiesta l’annessione alla Basilicata per protesta contro chiusura ospedali

Calabria: chiesta l’annessione alla Basilicata per protesta contro chiusura ospedali
La provocazione arriva dal Comitato per la difesa della sanità dell´alto Tirreno cosentino, secondo il quale l’ipotesi contenuta nel Piano di rientro di riconvertire l’ospedale di Praia a Mare, unico presidio ospedaliero del territorio, affidandogli solo funzioni diurne, porterà di fatto alla chiusura di tutte le prestazioni sanitarie. Intanto Scopelliti annuncia: Piano pronto entro una ventina di giorni.

Spostare il confine della Calabria all´altezza del fiume Lao, così da annettere Praia a Mare alla Basilicata. Una provocazione, quella lanciata dal Comitato per la difesa della sanità dell´alto Tirreno cosentino, che però dimostra ancora una volta la preoccupazione e la contrarietà di una parte della cittadinanza calabrese al progetto di chiusura degli ospedali messo a punto dal presidente della Giunta Giuseppe Scopelliti. “Tutti gli appelli in difesa del bene più prezioso che ogni individuo deve salvaguardare, cioè la tutela della propria salute, finora sono caduti nel vuoto”, afferma il Comitato. E il progetto di trasformare l’ospedale di Praia a Mare in una “Casa della Salute” non convince. Secondo il Comitato, il risultato sarà uno svuotamento dei servizi assistenziali sul territorio alto Tirreno cosentino e un esodo senza fine verso le strutture sanitarie delle Regioni che confinano con la Calabria.

I lavori per la definizione del Piano vanno intanto avanti e il presidente Scopelliti ha annunciato stamani che il documento definitivo sarà presentato al tavolo tecnico dei ministero entro una ventina di giorni. In questo arco di tempo, il presidente incontrerà nuovamente i sindacati, gli amministratori pubblici “e tutti coloro che sono interessati” a un confronto sul Piano. Scopelliti ha poi evidenziato che “anche da Cariati, dove c'è stato un blocco stradale, ci sia una volontà di dialogo” e che comunque “non possiamo tenere aperte strutture che rappresentano un rischio perché non sono in grado di affrontare tutte le emergenze”.
 


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30 Settembre 2010

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