Campania, 118: arriva nuova gara per elisoccorso

Campania, 118: arriva nuova gara per elisoccorso

Campania, 118: arriva nuova gara per elisoccorso
Gli operatori in un convegno ribadiscono tuttavia che il  servizio è da rifondare: disorganizzazione e carenze di uomini e mezzi.  La Cimo: subito il ruolo unico del medico dell’emergenza. Scotti (Omceo Napoli): “Anche nel 118 vigono le stesse prerogative del medico attivi in altri ambiti con la sola differenza che ogni procedura e decisione va presa in velocità”

Elisoccorso: a distanza di dieci anni dall’ultima gara annullata dal Consiglio di Stato il servizio espletato nell’ambito del 118 campano viene avviato nuovamente a procedura di evidenza pubblica. La Giunta regionale della Campania, presieduta da Vincenzo De Luca, ha dato infatti il via libera alla gara per l’affidamento del servizio medico di emergenza con l’elicottero sul territorio della Campania. 
 
“Aumentiamo – dichiara il presidente De Luca – la qualità e l’efficacia dei servizi d’emergenza sanitaria sul territorio. L’affidamento del servizio sarà conferito secondo rigorosi parametri di trasparenza e di valutazione di strutture e professionalità, allo scopo di offrire un soccorso con elicottero ottimale, adeguato alle esigenze di una regione vasta e complessa come la Campania”.
 
“Per anni in Campania questo servizio è stato effettuato in proroga con mezzi non idonei privi di verricello” avverte Maria Rosaria Rondinella, ex responsabile della centrale operativa del 118 e oggi presidente dell’Associazione Buona Sanità. L’espletamento dell’appalto, dall’indizione fino all’aggiudicazione definitiva della gara, è stato affidato alla Soresa, la società in house alla Regione per la sanità regionale che lavorerà sulla base degli atti di gara approvati dalla Direzione generale per la tutela della Salute.
 
“Con la delibera di Palazzo Santa Lucia – si legge in una nota della Regione – viene finalmente attuata la legge regionale n. 2 del 1994, che istituì il Sires, il sistema integrato per l’emergenza sanitaria, per il servizio trasporto infermi a mezzo eliambulanze. Servizio che in questi anni, per una serie di ritardi burocratici e i continui aggiornamenti normativi in tema di aeronavigazione, non è mai stato realizzato”.
 
Operatori mobilitati: servizio colabrodo. Ma il 118 regionale è lungi dall’essere risanato. A sottolinearlo sono gli stessi operatori, medici e infermieri nel corso di una giornata di dibattito promosso nei giorni scorsi dall’Apet onlus (Associazione professionisti dell’emergenza territoriale), presso la sala conferenze dell’Ordine dei medici di Napoli.
 
La situazione attuale – dicono gli operatori – è avvitata attorno dalla disomogenea organizzazione del servizio sul territorio campano articolato con una centrale operativa regionale in cui lavora personale della Croce rossa, un servizio ambulanze medicate e non, insufficiente per uomini e mezzi, dipendenti o in convenzione con la Asl metropolitana, altre centrali operative in ciascuna delle altre due Asl napoletane e, infine, le centrali operative provinciali dipendenti dalle aziende ospedaliere di alta specializzazione.
 
Altro nodo irrisolto è la molteplicità delle figure professionali mediche impiegate nel servizio (dipendenti, convenzionati, sostituti annuali e precari con contratti rinnovati di mese in mese). E ancora, nessuna rete d’emergenza attiva (Cardiaca, Neurologica, Trauma) e lo stallo nelle prospettive di evoluzione del sistema.
 
“Dal confronto tra gli operatori del 118 – sottolinea Natale De Falco, dirigente medico dell’emergenza territoriale della Asl Napoli 1 e sindacalista della Cimo – sono emerse varie proposte:  al primo posto c’è l’esigenza di omogeneizzare le figure professionali operanti nel servizio creando la figura del Medico unico di Emergenza-urgenza dipendente del Servizio sanitario regionale. Di pari passo, occorre procedere alla omogeneizzazione della struttura organizzativa del servizio. Su questo fronte occorre investire nel servizio per rinnovare il parco macchine ormai obsoleto e sbloccare il turn-over del personale”.
 
 
Carenze di uomini e mezzi. Nella sola Asl Na 1, i medici del 118 inseriti nella pianta organica definita 10 anni orsono, dovrebbero essere 154, di cui 96 dipendenti, 42 convenzionati a tempo indeterminato, 19 convenzionati a tempo determinato. In realtà negli anni 10 unità sono state trasferite e non rimpiazzate, altri 22 esonerati per inidoneità al servizio e se si contano anche un pensionato e un deceduto. La forza lavoro effettiva del personale medico del 118 a Napoli città si riduce dunque a 122 unità.
 
La richiesta? E’ di bloccare il processo di demedicalizzazione delle autoambulanze (in parte ispirato proprio dalla carenza del personale) e di procedere alla stabilizzazione dei precari. Attualmente in città, a Napoli, circolano solo 19 autoambulanze inserite nel 118 di cui 12 medicalizzate. E sempre per restare sui numeri nel 2014 sono stati 52 mila gli interventi effettuati dal 118 provinciale di Napoli, di cui un terzo, circa 17 mila, non sono stati ospedalizzati ma trattati a domicilio del paziente.
 
Carenze di personale si registrano anche nella dotazione organica della CoRe (Centrale operativa regionale) che quest’estate, in alcuni periodi, ha lavorato con soli due operatori ad alternarsi al triage telefonico.      
 
E poi mancanza di percorsi formativi adeguati per la gestione dello stress, carenze strutturali e strumentali, personale scarso, rassegnato e poco motivato, contesto sociale terribile con frequenti aggressioni nel luogo dei soccorsi, frantumazione della struttura organizzativa.
 
“Il tema – dice il presidente dell’Ordine di Napoli Silvestro Scotti – resta il medico, ossia cosa vuole questo paese dal professionista medico sotto attacco da tutti i fronti di fronte al diritto-dovere di tutelare la salute dei cittadini che ci viene tatuato sulla pelle tra la laurea e l’abilitazione. Il medico è un professionista intellettuale che rischia di diventare un tecnico e che invece deve poter esprimere le proprie scelte all’interno di griglie, ceck-list, procedure sempre più strette e sempre più burocratiche. Anche nel 118 vigono le stesse prerogative del medico attivi in altri ambiti con la sola differenza che ogni procedura e decisione va presa in velocità. Anche questa è un’area di qualificare passando attraverso il vissuto, la competenza e l’esperienza maturata sul campo di professionisti, medici e infermieri che vi lavorano. E bisogna essere chiari nel dire che il processo di de medicalizzazione va contro i Lea”.
 
Al centro del dibattito dunque il ruolo del medico del 118: una figura da mettere a fuoco chiarendo una volta e per tutte se deve essere “colui che arriva sul luogo dei soccorsi subito o colui che cerca soprattutto di evitare le morte evitabili” come dice Mario Guarino, medico ormai con oltre venti anni di carriera nel ruolo alle spalle. Sotto la lente anche il problema della formazione , delle tutele contrattuali, degli accordi aziendali che non esistono con turni settimanali che arrivano a sfiorare le 170 ore mensili con solo 114 di recupero psico-fisico all’anno.
 
Al pettine anche il nodo delle qualifiche degli autisti soccorritori, degli infermieri di emergenza, degli standard disattesi, che prevedono un’autoambulanza attrezzata ogni 60 mila persone. E poi la continuità assistenziale: anche qui le carenze, drammatiche, del servizio socio-sanitario di emergenza dove manca tutta la rete per garantire accettabili livelli di appropriatezza di utilizzo del servizio 118 (i due terzi delle chiamate sono inappropriate e circa la metà riguardano richieste di assistenza di natura sociosanitaria).
 
Insomma un 118 campano malridotto, utilizzato come sistema tampone di altre emergenze sociali, spia del malfunzionamento generale del servizio sanitario e sociosanitario regionale, spesso inteso dalla popolazione come una scorciatoia per accedere ai Servizi sanitari territoriali. “Un servizio da riformare e rifondare – conclude Franco Ascolese, presidente dell’associazione dei Tecnici sanitari di Radiologia medica – ci troviamo di fronte ad una rivoluzione culturale in cui diventa centrale anche la partecipazione del cittadino che chiede il dispiegamento delle migliori professionalità e risorse tecniche e professionali laddove invece bisogna fare i conti con dotazioni organiche allo stremo e sostituzioni che mancano. Nel mio settore, la radiologia, in sei anni affrontiamo carichi di lavoro raddoppiati con 400 unità di personale in meno”.
 
Ettore Mautone

Ettore Mautone

26 Settembre 2015

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