Caso camici. Corte d’appello conferma proscioglimento di Fontana

Caso camici. Corte d’appello conferma proscioglimento di Fontana

Caso camici. Corte d’appello conferma proscioglimento di Fontana
Già a maggio 2022 il gup aveva emesso sentenza di “non luogo a procedere perché il fatto non sussiste” sul caso dell’affidamento diretto, in piena emergenza Covid, di una fornitura di 75 mila camici e altri dpi, a Dama spa, società del cognato di Fontana di cui la moglie detiene una quota, e per il bonifico fatto partire a titolo di risarcimento al cognato dopo che l'accordo di fornitura era diventato donazione. .

La Corte d’Appello di Milano ha confermato il proscioglimento del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, accusato di frode in pubbliche forniture assieme ad altre quattro persone per il cosiddetto “caso camici”. Il gup in udienza preliminare, il 13 maggio 2022, aveva emesso sentenza di “non luogo a procedere perché il fatto non sussiste” per il governatore, il cognato Andrea Dini, titolare di Dama spa, per Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl, ex dg e dirigente di Aria, centrale acquisti regionale, e per il vicesegretario generale di Regione Lombardia, Pier Attilio Superti. Stamani la seconda sezione penale della Corte d’Appello milanese ha confermato la sentenza del gup di oltre un anno fa. Lo riferiscono le agenzie, le motivazioni della Corte arriveranno tra 90 giorni.

La vicenda riguardava l’affidamento diretto, per oltre mezzo milione di euro per una fornitura di 75 mila camici e altri dpi, che la Regione, in piena emergenza covid, aveva affidato a Dama spa, società del cognato di Fontana di cui la moglie, Roberta Dini, detiene una quota, e per il bonifico fatto partire come risarcimento al cognato dopo che l’accordo di fornitura era diventato donazione. Il

La “trasformazione” da fornitura in donazione alla centrale acquisti regionale dei camici e altri dpi da parte di Dama spa, aveva scritto il gup nelle motivazioni dei proscioglimenti, “si è realizzata con una novazione contrattuale che è stata operata in chiaro, portata a conoscenza delle parti, non simulata ma espressamente dichiarata” e non ci fu alcun “inganno”. Nel `caso camici´, aveva spiegato il giudice, “pare difettare in toto la dissimulazione del supposto inadempimento contrattuale”.

La Procura aveva presentato ricorso ma per la Corte d’Appello il processo non serve. La decisione è definitiva, non appellabile.

“Sono molto contento, me lo aspettavo ma è sempre una grande gioia vedere che la propria linearità di comportamento sia stata riconosciuta”; commenta Fontana. “Non ho mai avuto dubbi su questo fatto e spero che se ne accorgano in tante persone”.

10 Luglio 2023

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