Chiusura Opg. Solo metà delle Regioni pronte. Per Veneto e Piemonte si parla di commissariamento

Chiusura Opg. Solo metà delle Regioni pronte. Per Veneto e Piemonte si parla di commissariamento

Chiusura Opg. Solo metà delle Regioni pronte. Per Veneto e Piemonte si parla di commissariamento
Lo riporta l’Ansa. Sono 10 le Regioni pronte a far fronte alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari entro il termine del 31 marzo. Le altre dovrebbero essere pronte in autunno. Veneto e Piemonte in ritardo. De Filippo: “Sono a rischio commissariamento”. Coletto: "Contrari a cose improvvisate. Saitta: "Chiediamo proroga perché stiamo scontando ritardi del passato".

A poco meno di due settimane dalla scadenza del 31 marzo per la chiusura degli ultimi 6 ospedali psichiatrici giudiziari si tirano le somme della riforma ma sono solo 10 Regioni e una Provincia Autonoma che potranno contare già dal 1 aprile su residenze (Rems) funzionanti: si tratta di Valle d'Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna, oltre alla Provincia Autonoma di Bolzano. A queste potrebbero aggiungersi anche Abruzzo e Molise, frenate solo dal giudizio amministrativo pendente, ma che potrebbe risolversi già prima dell'inizio di aprile. Lo rileva l'Agenzia Ansa che sottolinea come ad oggi sono circa 700 gli internati negli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) la cui chiusura è prevista al 31 marzo. Il loro trasferimento dagli Opg alle strutture alternative individuate (Rems) non sarà tuttavia un'operazione di massa, ma un percorso che richiede l'adozione di provvedimenti sia giudiziari sia sanitari per ciascuno dei ricoverati nelle strutture.  Tale percorso presumibilmente impegnerà, secondo quanto apprende l’Agenzia, un arco di tempo di alcune settimane.

"Al momento il Veneto, ma anche il Piemonte, presentano le situazioni più critiche in relazione ad un'ipotesi di eventuale commissariamento” Ha affermato il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo. “Ad oggi il Veneto non ha neppure comunicato il proprio piano in relazione all'attuazione di questa riforma. Ad ogni modo – ha precisato – la decisione degli eventuali commissariamenti sarà del Governo, ma resta una delle procedure valutate possibili. È oggettivo che non sarebbe tollerabile un allungamento dei tempi indeterminato per l'apertura delle Rems, mentre un discorso diverso è lo slittamento di alcune settimane o dei termini di apertura entro settembre. Ad ogni modo – ha detto – l'adempimento delle scadenze da parte di tutte le Regioni sarà monitorato".
 
"Il Veneto è serio, non inadempiente. Noi i malati di mente giudicati pericolosi non li metteremo in lager improvvisati e insicuri, per rispetto della loro dignità e per la tranquillità sociale dei territori". Ribatte l'assessore regionale alla sanità Luca Coletto. "Non si dimentichi – aggiunge – che stiamo parlando di 'Rems', Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria, provvisorie. Se il Governo vuole soluzioni tipo quelle di alcuni residui manicomiali tristemente assurti agli onori della cronaca anche recentemente, faccia pure. Se ne assumerà tutte le responsabilità". "Il Veneto – aggiunge Coletto – ha già individuato la sede e il progetto per la realizzazione di una nuova struttura definitiva con tutte le caratteristiche necessarie di sicurezza e di umanità, e questo il Governo lo deve sapere bene. E' anche bene si sappia che la specifica legge è del 2012, che il Governo ha lasciato dormire la questione per tre anni, e che solo qualche giorno fa i fondi necessari sono stati effettivamente resi disponibili. Ciò significa che, anche partendo oggi con le procedure, occorreranno tra due e quattro anni per vedere l'opera realizzata". "Nel frattempo – conclude – soluzioni raffazzonate costituirebbero solo un'offesa a malati e ai territori. Strutture anche solo lontanamente rispondenti a caratteristiche pur minimali di sicurezza, accoglienza e umanità da usare provvisoriamente in Veneto non ce ne sono. Il Veneto non è inadempiente, è semplicemente contrario alle cose improvvisate e quindi ad alto rischio di essere fatte male".
 

Per l'assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta precisa: "In Piemonte non c'è bisogno di un commissario, cioè di qualcuno che ci trovi una soluzione, ci pensiamo noi". "Probabilmente il sottosegretario alla Salute – osserva – Saitta – non è ancora informato. Come altre Regioni, anche il Piemonte ha bisogno di una deroga fino all'autunno. Stiamo scontando un ritardo del passato".

18 Marzo 2015

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