Controllare il cuore del paziente a distanza con un microchip. Al Gemelli di Roma il secondo impianto in Italia, terzo in Europa

Controllare il cuore del paziente a distanza con un microchip. Al Gemelli di Roma il secondo impianto in Italia, terzo in Europa

Controllare il cuore del paziente a distanza con un microchip. Al Gemelli di Roma il secondo impianto in Italia, terzo in Europa
L’intervento, su un paziente con insufficienza cardiaca, è stato eseguito  nell’ambito di una sperimentazione clinica internazionale alla quale partecipano al momento Italia e Germania, seguiranno l’Inghilterra e Israele.  Il microchip, che si ricarica wireless dall’esterno, consentirà di monitorare il cuore del paziente h24 e prevenire pericolosi scompensi che richiederebbero ospedalizzazione. In Italia il primo impianto è stato eseguito a Firenze.

Eseguito con successo presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma l’impianto di un microchip wireless ultratecnologico (di fatto un microcomputer chiamato V-Lap e fornito dalla società Vectorious) nel cuore di un paziente ultrasettantenne con scompenso cardiaco, una grave condizione che riguarda in Italia dai 600 ai 750 mila individui e che dopo i 65 anni rappresenta la prima causa di ricovero. L’impianto è stato effettuato dall’équipe del professor Filippo Crea, direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e toraciche del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e Ordinario di Cardiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma nell’ambito della sperimentazione clinica internazionale ‘Vectorious’.

Si tratta di un intervento mininvasivo della durata di neanche un’ora e il posizionamento del sensore avviene in soli 6 minuti; il paziente è stato dimesso il giorno successivo.

“Il microchip – spiega una nota del Policlinico – viene inserito nel cuore (precisamente nel ‘setto interatriale’ che separa le due camere chiamate ‘atri’) attraverso la puntura di una vena e fornisce in modo totalmente wireless informazione sull’attività cardiaca del paziente altrimenti inaccessibile in altro modo. Inoltre il microchip è dotato di una batteria ricaricabile sempre in modalità wireless attraverso una fascia indossabile dal paziente. Sempre attraverso questa fascia il paziente può inviare i dati registrati dal microcomputer direttamente all’ospedale, dove i tracciati saranno analizzati dai cardiologi”.

Al momento i paesi che partecipano alla fase di sperimentazione (i cui primi risultati sono attesi nel giro di due anni) sono la Germania, l’Italia e seguiranno l’Inghilterra e Israele. In Italia il paziente di Roma è il secondo. Il primo impianto è stato eseguito a Firenze dal Prof. Carlo Di Mario, Università degli Studi di Firenze.

“Se il trial darà risultati positivi, si tratta – spiega nella nota il professor Crea – di un potenziale balzo in avanti nell’ambito della telemedicina e della medicina personalizzata”.

Lo scompenso cardiaco (quando il cuore non è più efficiente nel pompare il sangue) è l’esito di tutte le malattie cardiache non intercettate, dall’infarto alle cardiopatie congenite. “Si stima che dopo i 65 anni una persona su 10 abbia una qualche forma di scompenso cardiaco”, spiega il Policlinico aggiungendo che “attualmente il paziente viene monitorato con visite periodiche, ma può accadere tra un controllo e l’altro che l’attività cardiaca si alteri improvvisamente portando al ricovero del paziente. L’impianto del microchip permette un monitoraggio h24 dell’attività cardiaca, scongiurando il rischio di emergenze. I cardiologi che monitorano i dati inviati dal paziente, infatti, possono modificare le sue terapie al bisogno e in tempo reale”.
    
“V-LAP è il primo microcomputer wireless per il monitoraggio cardiaco al mondo – conclude il professor Crea – e apre una nuova finestra di opportunità nella gestione dei pazienti scompensati; dovremo ovviamente prima dimostrarne l’efficacia e la sicurezza a lungo termine”.

21 Giugno 2019

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