Coronavirus. Per i sindacati la premialità va solo al 50% dei sanitari trentini

Coronavirus. Per i sindacati la premialità va solo al 50% dei sanitari trentini

Coronavirus. Per i sindacati la premialità va solo al 50% dei sanitari trentini
Dopo l'approvazione della delibera, insorgono Nursing Up Trento e Uil Fpl Trento, che chiedono all’Amministrazione Provinciale di tenere conto anche di chi ha lavorato a rischio contagio seppur non in prima linea; di allungare il periodo di riferimento (oggi limitato a marzo e aprile) e che vengano concessi agli operatori sanitari i congedi parentali straordinari finora negati. L'ATTO

Terminata la fase acuta della pandemia, si tirano le somme sul periodo appena passato attribuendo meriti agli operatori sanitari. In alcune Regini si è cominciato a discutere, e in certe sono già stati approvati, gli accordi per il riconoscimento una tantum per il personale ospedaliero per il loro lavoro in periodo Covid. Anche la Provincia di Trento con delibera nr 693 del 26 maggio scorso ha riconosciuto la premialità. Ma limitato al personale impegnato direttamente nella emergenza epidemiologica da COVID-19, come si legge nella delibera. L’arco temporale fissato per la corresponsione del compenso provvisorio è tra la data del 17 marzo 2020 – coincidente con l’emanazione del decreto legge con cui sono state attivate le più significative misure straordinarie per il contenimento del disagio con conseguenti riflessi sul sistema sanitario – ed il 30 aprile 2020.

Alla pubblicazione della Delibera Provinciale nr 693, la reazione dei sindacati Nursing Up Trento e Uil Fpl Trento non si è fatta attendere, e a mezzo di un sit in di protesta ed un flash mob hanno richiamato all’attenzione la Giunta provinciale.

“Siamo molto delusi da questa delibera – tuona Cesare Hoffer Coordinatore provinciale Nursing up Trento – che è stato fatto appositamente a risparmio. Su una platea di 4500 operatori sanitari e di supporto vengono ristorati solo 2100. Come organizzazione sindacale del comparto sanità sappiamo che durante questa dura e difficile emergenza sanitaria, al fianco di molti professionisti sanitari che ora si vedono esclusi , hanno operato molte altre figure di supporto, anch'esse particolarmente esposte al rischio pandemico, sottoposte ad un grande stress lavorativo e che non si vedono riconoscere nulla. Quindi, dire di premiare solo chi ha lavorato direttamente nei reparti Covid, per noi vuol dire tagliare teste per non pagarle”.

Oltre al riconoscimento insufficiente e non idoneo, i sindacati sollevano anche la questione di nuove assunzione da parte dell’Azienda Sanitaria. “La scarsa considerazione che si è avuta sugli   operatori sanitari è dimostrata – spiega Giuseppe Varagone Segretario Provinciale della UIL FPL Sanità di Trento – dal riconoscimento di incentivo ad una rosa ristretta di dipendenti e per un periodo limitato, ovvero dal mancata concessione dei congedi parentali straordinari previsti a chi li richiede. Ora più che mai il personale infermieristico, e non solo, ha bisogno di potere usufruire di un periodo di stacco”.

E così i sindacati chiedono alla Provincia di Trento “che la delibera 693 sia rivista e prenda in considerazione anche chi ha lavorato seppur non in prima linea, ma comunque a rischio contagio; che il periodo di riferimento per l’incentivo sia più ampio e non di soli circa quarantacinque giorni; che sia discusso un piano assunzionale serio ad ampio raggio, anche in funzione della fase due e che vengano concessi i congedi parentali straordinari al personale ospedaliero. Di essere maggiormente coinvolti nelle decisioni aziendali e non di rincorrere ad atti già fatti, oppure di essere chiamati a confronto per poi essere ignorate in toto le nostre proposte”, conclude Hoffer.

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

15 Giugno 2020

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