Covid. In prima linea contro il virus. La lotta degli operatori del Policlinico di Bari in immagini

Covid. In prima linea contro il virus. La lotta degli operatori del Policlinico di Bari in immagini

Covid. In prima linea contro il virus. La lotta degli operatori del Policlinico di Bari in immagini
In un libro raccolte le esperienze e le foto di chi ha affrontato il Covid in prima linea. Migliore (Fiaso): “Affinché quel vissuto resti nella memoria collettiva, non solo per dire grazie a chi quella battaglia l’ha combattuta senza risparmiarsi, ma perché si comprenda fino in fondo il valore incommensurabile di un servizio sanitario pubblico e universalistico, che anche nel Sud ha dimostrato capacità troppo spesso misconosciute”.

Non hanno solo curato. Si sono presi cura. Hanno soccorso i pazienti, somministrato le terapie, inseguito la malattia quando il virus sembrava invincibile. Ma hanno colmato anche le distanze, quelle che rendevano ancora più angoscianti le giornate in reparto lontani dai propri cari. Con tablet e cellulari hanno provato a far pesare un po’ meno la lontananza dagli affetti. I pazienti hanno pianto in ospedale, sì, ma lacrime di gioia nel rivedere attraverso uno schermo il figlio o la mamma. Gli esperti lo definiscono “social sharing”, connessione sociale, e dicono che sia un forte fattore di protezione e di supporto durante la malattia contro l’ansia e la paura.
 
Prima di ogni definizione scientifica, però, si chiama umanità. Ed è quella che hanno portato in corsia i medici, gli infermieri e il personale sanitario tutto. A raccontare quell’esperienza sono le immagini, ma anche le parole, di uomini e donne in camice del Policlinico di Bari, uno dei tanti Covid hospital, oggi “virus free” dopo mesi passati a combatterlo. Un’esperienza comune a tante altre prime linee sparse per l’Italia, ma che qui hanno voluto immortalare in un libro ricco di belle immagini “affinché quel vissuto resti nella memoria collettiva, non solo per dire grazie a chi quella battaglia l’ha combattuta senza risparmiarsi, ma perché si comprenda fino in fondo il valore incommensurabile di un servizio sanitario pubblico e universalistico, che anche nel Sud ha dimostrato capacità troppo spesso misconosciute”, commenta il direttore generale del Policlinico barese, Giovanni Migliore. Che è anche Vice presidente Fiaso, la Federazione di Asl e ospedali che ha patrocinato il libro presentato oggi a Bari “Io resto in corsia”, curato da Francesca Russi e arricchito dalle toccanti foto di Christian Mantuano.
 
Che ha fatto parlare i volti di medici, infermieri e operatori sanitari, che nascosti dietro le armature a protezione del Covid hanno passato ore ed ore, finendo stremati e disidratati quelle giornate drammatiche, dove diventava un’impresa anche bere un po’d’acqua. Magari perché non c’era poi il tempo per smontare e rimontare quell’armatura dovendo espletare bisogni fisiologici ordinari.
 
Ma non in questi ospedali, non in quei giorni. E le foto di “Io resto in corsia” quella fatica la esprimono più delle parole. Così come raccontano, dietro caschi e visiere anche la capacità di trasmettere vicinanza e umanità. “Valori -conclude Migliore- che insieme alla conoscenza hanno fatto della nostra sanità un modello che oggi molti ci invidiano, mentre l’epidemia imperversa dove i sistemi di protezione sociale sono un optional”.
 

01 Luglio 2020

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