Cronicità. Ulss 1 Dolomiti punta sugli infermieri. Intervista al Dg Adriano Rasi Caldogno

Cronicità. Ulss 1 Dolomiti punta sugli infermieri. Intervista al Dg Adriano Rasi Caldogno

Cronicità. Ulss 1 Dolomiti punta sugli infermieri. Intervista al Dg Adriano Rasi Caldogno
Un’azienda caratterizzata da un territorio molto vasto, a bassa densità abitativa ma con un indice di vecchiaia elevato e un alto tasso di pazienti cronici. Per gestire le cronicità, fondamentale il rapporto con il medico, ma anche con gli infermieri case manager, “che puntiamo a professionalizzare sempre di più anche attraverso un’alta formazione”, spiega il Dg.

Il territorio della Ulss 1 Dolomiti ha la caratteristica di avere un territorio molto vasto, a bassa densità abitativa e con un indice di vecchiaia molto alto. Il problema delle patologie croniche è evidente, e viene affrontato da un team di cura al quale fanno parte non solo il medico e il paziente, ma anche da infermieri case manager di alto profilo specialistico, i quali seguano passo – passo il singolo paziente in tutte le sue fasi, dell’ammissione alla dimissione. A spiegarci le peculiarità di questa Ulss è il Direttore Generale Dr. Adriano Rasi Caldogno nato a Feltre nel 1955 e laureato in giurisprudenza. 

Dott Rasi, potrebbe fare una fotografia della Ulss 1?
L’Ulss Dolomiti abbraccia il territorio della provincia di Belluno ed ha una rete di ospedali composta dallo stesso Ospedale di Belluno, di rilievo provinciale, quello di Agordo e di Pieve di Cadore, ospedali nodi di rete in zone montane nel distretto di Belluno; per il distretto di Feltre, dall’ospedale omonimo, spoke con centro di riferimento per la chirurgia oncologica gastrointestinale e dall’ospedale di Lamon, centro riabilitativo. Il territorio da coprire è molto vasto, caratterizzato da bassa densità abitativa e da un indice di vecchiaia elevato. Inoltre sono zone a vocazione turistica stagionale con un aumento del bacino di utenza, soprattutto per l’area dell’emergenza urgenza nei periodi ad alta affluenza come in inverno oppure in estate.

L’Ulss Dolomiti ha circa 3.430 dipendenti e 400 persone che operano alle dipendenze di aziende che prestano servizi, risultando perciò una delle aziende socio sanitarie più importanti della provincia di Belluno per numero di personale. Completano la rete 138 Medici di Medicina Generale e 34 Pediatri di Libera Scelta.

L’Ulss 1 Dolomiti ha una tradizionale collaborazione con l’Università di Padova essendo sede del corso di laurea in Infermieristica e del corso in tecniche della prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro. Sono attivi anche due master di 1° livello legati al territorio: il master in Prevenzione ed emergenza in territorio montano e d’alta quota e il master in Endoscopia digestiva.

Che progettualità future sono previste nella Ulss 1?
A Belluno sarà operativa l’Unità Farmaci Antiblastici (UFA), realizzata grazie alla donazione di un benefattore, che ci renderà autonomi nell’allestimento dei farmaci oncologici. Inoltre siamo capifila nella predisposizione della cartella oncologica informatizzata, sempre collegata all’UFA.

Stiamo portando avanti il progetto dell’elisoccorso notturno, con base a Pieve di Cadore, che è un servizio fondamentale per garantire h 24 il rispetto della golden hour in un territorio così vasto e morfologicamente difficile come quello della montagna.

A Pieve di Cadore stiamo ristrutturando anche il pronto soccorso e procedendo alla realizzazione della base HEMS.

A Feltre si sta concludendo il nuovo blocco operatorio che comprenderà la radiologia (aperta a dicembre), il pronto soccorso e le sale operatorie con l’anestesia e rianimazione.

L’ospedale di Lamon, che sarà ristrutturato con un cofinanziamento della Regione Veneto e dei comuni attraverso i Fondi di Confine, sarà potenziato come centro di riabilitazione fisiatrica. Ancora una volta si testimonia il forte legame tra ospedali e territorio.

Sul versante organizzativo stiamo lavorando per dipartimenti funzionali al fine di creare percorsi integrati tra le specialità delle due ex ulss e nuovi spazi per costruire prese in cura multidisciplinari dove i professionisti, ospedalieri e territoriali, ruotano intorno alla persona assistita che deve essere messa nelle condizioni di essere parte attiva del team di cura.

Se potesse, cosa vorrebbe cambiare nell'Azienda Ospedaliera che Lei governa?
Il problema più rilevante è la carenza di professionisti, in particolare di medici. Da noi il problema si è fatto sentire prima che altrove, ed è ora un problema nazionale.

Ulss e territorio. Quanto importante è il rapporto tra paziente e medico in un territorio come quello della Ulss 1 dolomiti?
Il rapporto tra medico e paziente è fondamentale sempre, tanto più in una popolazione caratterizzata da un’alta incidenza di patologie croniche. La gestione efficace della cronicità è una sfida, ed il ruolo fondamentale è svolto da un team di cura nel quale fanno parte non solo medico e paziente, ma anche infermieri case manager, su cui puntiamo a professionalizzare sempre di più anche attraverso un’alta formazione e la rete di professionisti territoriali che si integrano anche attraverso sperimentazioni di telemedicina, e quindi grazie ad alcuni progetti europei che stiamo portando avanti. La relazione con la persona malata e il suo nucleo familiare è sempre centrale. Per l’Ulss 1 Dolomiti cortesia e rispetto nei rapporti sono valori fondamentali tanto che sono stati inseriti in Atto Aziendale.

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

21 Febbraio 2019

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