Epatite C. Aou e Asl Novara presentano NO-HEP per la gestione integrata ospedale- territorio

Epatite C. Aou e Asl Novara presentano NO-HEP per la gestione integrata ospedale- territorio

Epatite C. Aou e Asl Novara presentano NO-HEP per la gestione integrata ospedale- territorio
Il medico di famiglia avrà il compito di individuare le persone infette dal virus proponendo accertamenti ai propri assistiti a rischio. Dovrà poi comunicareal Centro Prescrittore i pazienti malati. Il Centro si occuperà di stadiare la malattia, caratterizzarla e trattare l’infezione nel caso il paziente rientrasse nei criteri di prescrivibilità dei farmaci.

Nasce NO-Hep, un progetto di gestione integrata tra azienda ospedaliero-universitaria di Novara e Asl No del paziente con epatite C in terapia, che coinvolge medici di medicina generale del territorio e specialisti epatologi.

NO-Hep è stato presentato ai medici di base della provincia di Novara e ai medici ospedalieri in un incontro organizzato dall’Ordine dei Medici e dal direttore della Scud Medicina Interna I, professor Mario Pirisi, in presenza dei direttori sanitari dell’Asl di Novara e dell’ Aou di Novara. Il reparto e più nello specifico l’Ambulatorio Epatologico rappresenta, infatti, l’unico Centro Prescrittore delle nuove terapie per l’epatite C nella provincia di Novara.

“L’epatite C – ricordano Asl e Aou di Novara in una nota – è un’infezione causata da un virus (HCV), scoperto nel 1989, trasmesso principalmente attraverso il sangue infetto. Nella grande maggioranza dei casi (70-85%), l’infezione diventa cronica, evocando una risposta infiammatoria che nel tempo può portare alla cirrosi epatica e alle sue complicanze, l’epatocarcinoma e l’ipertensione portale. L’Italia ha il non invidiabile primato di pazienti infettati nel continente europeo: da 3 a 5 persone su 100 ne sono affette con un gradiente nord-sud”.

Oggi grazie all’avvento di nuovi farmaci “è un’infezione facilmente debellabile in tempi relativamente rapidi (tra 8 a 24 settimane) e con un eccellente profilo di tollerabilità”. Ma queste terapie hanno un costo elevato “che preclude per ora la possibilità di proporne l’uso a tutte le persone con infezione, nonostante sia chiaro che il trattamento precoce dell’epatite C non solo salvi vite ma generi risparmio sui costi sanitari”.

“Le scelte delle competenti autorità – prosegue la nota – sono state volte a individuare categorie di pazienti HCV-positivi con massima urgenza del trattamento: essi soli hanno diritto a ricevere il trattamento con costi a carico del Sistema Sanitario. Inoltre, in una Sanità regionalizzata come quella italiana, solo un numero limitato di Centri autorizzati dalla propria Regione possono prescrivere queste terapie. Entro poche settimane dovrebbero essere ampliati i criteri di selezione anche alle categorie di pazienti con malattia meno avanzata. Ecco perché, considerando la portata di questi eventi e le conseguenti ripercussioni in ambito socio-sanitario, è nata l’esigenza di una stretta collaborazione tra Asl e azienda ospedaliero-universitaria di Novara”.

Compito del medico di base è quello di individuare le persone infette dal virus dell’epatite C, considerando le categorie a rischio alla luce storia naturale della malattia e delle modalità di trasmissione (tossicodipendenti, emostrafsusi o trapiantati prima del 1992, pazienti con persistente alterazione delle transaminasi). Il medico di base dovrà dunque proporre ai propri assistiti ritenuti a rischio,  un semplice esame del sangue che individua la presenza degli anticorpi per l’epatite C, quindi se positivi ricercare la presenza del genoma del virus (HCV RNA). Una volta individuato il paziente con infezione cronica, il medico di medicina generale dovrà riferirlo attraverso un email al Centro Prescrittore, che si farà carico del paziente e si occuperà di stadiare la malattia, caratterizzarla e trattare l’infezione nel caso il paziente rientrasse nei criteri di prescrivibilità dei farmaci.  

Una volta eradicata l’infezione, il paziente tornerà ad essere seguito dal proprio medico di base secondo i controlli periodici e con le tempistiche indicate dallo specialista.

Qualora dovessero emergere nuove problematiche, il medico specialista sarà a disposizione per riprendere in carico il paziente per un approfondimento clinico o l’impostazione di una terapia specifica.

Se il paziente con infezione cronica non fosse ancora candidabile a terapia, starà al medico di base monitorare l’epatite C con un’elastometria epatica annuale (Fibroscan®)  e inviarlo al Centro qualora soddisfacesse i criteri.

“NO-Hep è un progetto con l’ambizioso ma è obiettivo possibile eradicare l’infezione dell’epatite C nel territorio di Novara e provincia, che vede indispensabile una stretta collaborazione tra territorio e ospedale”, conclude la nota.

08 Marzo 2017

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