Friuli Venezia Giulia. Anaao: “Regione manca di trasparenza nelle valutazioni e nelle scelte operate con riforma sanitaria”

Friuli Venezia Giulia. Anaao: “Regione manca di trasparenza nelle valutazioni e nelle scelte operate con riforma sanitaria”

Friuli Venezia Giulia. Anaao: “Regione manca di trasparenza nelle valutazioni e nelle scelte operate con riforma sanitaria”
Il sindacato dei medici dirigenti osserva che “non è mai stata resa nota la situazione attuale dei reparti ospedalieri”. Si paventa poi il rischio che “la qualità dell'assistenza, della quale la Regione è la prima responsabile, venga a dipendere dagli interessi dell'Università, privando il Servizio sanitario regionale della possibilità di scegliere a chi affidarne la gestione”.

La riforma della sanità friulana ha evidenziato “numerose opacità, per le quali la Regione si è sinora sottratta a esplicitare dati e motivazioni, soprattutto in merito alla trasparenza. E, in tutto questo, si stanno definendo sempre più nel particolare i tagli negli ospedali”. E’ la situazione fotografata, tramite una nota, dalla segreteria nazionale dell’Anaao Assomed.

Nella DGR 929/2015, osservano o medici dirigenti, sono minuziosamente elencati i reparti previsti per i singoli ospedali, senza il minimo accenno alle motivazioni che hanno portato a tali scelte. “Molte decisioni – attacca l’Anaoo – appaiono del tutto illogiche: a Udine sono previste due Chirurgie e due Ortopedie,e una sola per ciascuna disciplina a Trieste, quando sia Udine che Trieste sono ospedali hub di secondo livello e sono aziende miste’ ospedaliero-universitarie; due Chirurgie e due Ortopediesono però previste nel presidio di base di San Daniele/Tolmezzo, il doppio che negli ospedali hub,quindi di maggiore complessità, di Trieste e Pordenone; in questo modo, a Trieste vi saranno unaChirurgia e un'Ortopedia per 240 mila abitanti, e in provincia di Udine, per entrambe, una ogni 100mila o poco più. Nell'Azienda "Bassa Friulana-Isontina" la Struttura Complessa di Nefrologia ècollocata a Palmanova/Latisana, ma l'Urologia, strettamente collegata operativamente alla Nefrologia, dovrebbe esistere solo a Monfalcone/Gorizia; e si potrebbe continuare..”.

L'Assessore Telesca, ricordano i medici dirigenti, ripete che si chiuderanno solo le strutture con casistica troppo esigua per essere efficienti, o sicure, ma non ne ha mai citata una, e non ha presentato alcun dato relativo a personale, posti letto, attività, fabbisogno o bacino d'utenza in grado di individuare queste presunte microstrutture. Invece, fanno notare, è” stato da subito chiaro che si sarebbero chiusi reparti quali la Prima Chirurgica e la Medicina d'Urgenza a Trieste, rispettivamente 18 e 25 posti letto, e che, anche dal punto di vista della casistica, 'microstrutture' proprio non sono; altro caso eclatante, a Udine,quello della Chirurgia Maxillo-Facciale, dove l'attuale Direttore della Clinica universitaria, che conta 4 posti letto e 2 medici oltre al Direttore, è stato nominato il 2 aprile, due giorni dopo la cessazione del suo predecessore, e due settimane prima che la Giunta regionale disponesse la soppressione di una Chirurgia Maxillo-Facciale a Udine, in modo da rendere inevitabile la chiusura del reparto ospedaliero, caratterizzato da personale e casistica ben più consistenti. Le motivazioni portate dell'Assessore si sono limitate alla dichiarazione autoreferenziale di essersi basata su dati ’oggettivi’, peraltro mai presentati”.

L’Anaao sostiene, inoltre, che non è mai stata resa nota la situazione attuale dei reparti ospedalieri, in modo da permettere un confronto e una valutazione dei ‘tagli’ previsti; dal blog del Consigliere regionale e componentedella Terza Commissione Stefano Pustetto si apprende che addirittura le sue richieste di conoscere l'attuale quadro completo delle figure apicali, ospedaliere e universitarie, al fine di permettergli un'analisi approfondita, non hanno finora avuto risposta. Nemmeno dai siti internet delle Aziende è possibile ottenere questi dati, perché spesso molte informazioni non sono riportate”.

La Regione prevede che nei presidi ospedalieri di base, tutti articolati su due stabilimenti, vi siano dei primari cosiddetti "a scavalco" che dovranno spostarsi fra due sedi; questo è previsto, qua e là, per numerose specializzazioni, che per lo più impongono anche un'attività d'urgenza: Anestesia e Rianimazione, Chirurgia generale, Ortopedia, Cardiologia, Neurologia, Oncologia, Ostetricia, Pediatria, Oculistica, Otorinolaringoiatria, Urologia, Radiologia. “Non sono mai state chiarite, per ciascuna di queste discipline – riferisce la nota – le motivazioni e i vantaggi derivanti dall'avere reparti diretti da un primario pendolare”.

L’Anaao teme poi che per le specializzazioni “per le quali si prevede di mantenere una sola delle attuali due strutture, questa sia sempre quella a direzione universitaria, e nessun medico ospedaliero, anche se si dimostrasse il professionista migliore, avrebbe la possibilità di diventare direttore del reparto. La qualità dell'assistenza, della quale la Regione è la prima responsabile, verrebbe quindi a dipendere dagli interessi dell'Università, privando il Servizio sanitario regionale della possibilità di scegliere a chi affidarne la gestione”.

Nel complesso per l’Anaao “la mancanza di trasparenza fa nascere inevitabilmente il sospetto che a determinare le decisioni potrebbero esservi interessi diversi da quelli del Servizio sanitario pubblico e dei cittadini, e non si comprendono le esitazioni della Regione che, a suo dire, potrebbe dirimere immediatamente ogni dubbio presentando dati certi e oggettivi. Continuare a non farlo significherebbe anche rinunciare a qualsiasi opportunità di condivisione, collaborazione e – conclude la nota – coinvolgimento reale dei professionisti della sanità e della cittadinanza”.
 

23 Luglio 2015

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