Guardie mediche. Smi: “La Regione viola diritti e accordi di lavoro. Giù le mani dall’indennità”

Guardie mediche. Smi: “La Regione viola diritti e accordi di lavoro. Giù le mani dall’indennità”

Guardie mediche. Smi: “La Regione viola diritti e accordi di lavoro. Giù le mani dall’indennità”
La Corte dei Conti chiede chiarimenti sui contenuti della contrattazione integrativa regionale, ipotizzando che abbia causato un danno erariale da quasi 13,5 mld. Allora la regione sospende “temporalmente e in via cautelare” la parte dell’accordo che prevede l’indennità per l’uso dei mezzi propri, per l’assistenza della popolazione pediatrica e per i rischi derivanti dall’attività svolta. Per lo Smi è “inaccettabile”. LA DELIBERA

La Regione Basilicata ha sospeso, con una delibera, l'articolo 35 comma 1 dell'accordo integrativo lucano per la medicina generale nelle parti che prevede indennità per l'uso dei mezzi propri, per l'assistenza della popolazione pediatrica e per i rischi derivanti dalla peculiarità dell'attività svolta. Una decisione che parte da una inchiesta contabile sulla contrattazione integrativa dei “medici di guardia” in Basilicata. Secondo quanto ripartono i giornali locali, nello scorso finale di aprile, la Procura regionale della Corte dei Conti ha notificato una richiesta di spiegazioni a 14 persone (politici e personale amministrativo), a partire dai componenti della Giunta regionale, per i contenuti della contrattazione integrativa regionale del 2008 che prevede alcune voci di retribuzione a completamento di quelle previste dall’accordo collettivo nazionale. Si ipotizza un danno erariale dal 2012 al 2016 pari a 13milioni e 446mila euro. Allora la Regione Basilicata, con la delibera 347 del 3 maggio scorso, è intervenuta sospendendo “temporalmente e in via cautelare” l'articolo 35 comma 1 dell'accordo integrativo lucano nelle parti che prevedeva indennità per l'uso dei mezzi propri, per l'assistenza della popolazione pediatrica e per i rischi derivanti dalla peculiarità dell'attività svolta (aggressioni, per esempio).

Una decisione contro la quale si è levato il Sindacato dei Medici Italiani (Smi). Per Pina Onotri, segretario generale Smi, si tratta infatti di “una decisione grave che mette in discussione diritti acquisiti. Quelle voci sono previste negli accordi integrativi e sono in linea con quanto previsto da quelli nazionali. La Corte dei Conti segnala un presunto danno erariale su voci contrattuali legittime”.

“La Basilicata, invece, di respingere questa invasione di campo l'asseconda – prosegue Onotri in una nota – creando un pericoloso precedente anche per altre regioni. Si attaccano i medici di guardia, l'anello più debole e precario della categoria, un segmento di professionisti, spesso i più giovani, che, appunto, opera in condizioni logistiche deficitarie, con mezzi propri, di notte, molte volte oggetto di minacce e aggressioni. Indennità, quindi, sacrosante”.

La leader dello Smi annuncia quindi che il sindacato si opporrà “con tutti i mezzi a disposizione, politicamente e amministrativamente. I nostri avvocati sono già al lavoro”.

12 Maggio 2017

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