In Campania vuoti 354 posti medici famiglia, Smi: “È fuga da professione”

In Campania vuoti 354 posti medici famiglia, Smi: “È fuga da professione”

In Campania vuoti 354 posti medici famiglia, Smi: “È fuga da professione”

Il sindacato: “Mezzo milione di cittadini resteranno senza dottore. È una situazione insostenibile, soprattutto nelle zone popolari a elevata densità abitativa”.

Sono 354 gli ambulatori di medici di famiglia che resteranno vuoti in Campania. E considerando 1.500 pazienti per ciascun camice bianco, saranno oltre mezzo milione i cittadini che, di conseguenza, resteranno senza dottore. “La pubblicazione da parte della Regione Campania dell’elenco degli incarichi assegnati di medico di ruolo unico di assistenza primaria in tutta la regione conferma la grave crisi di vocazione e di scelta che investe la medicina generale”, si legge in una nota del Sindacato medici italiani (Smi). Dall’elenco regionale, rimarca lo Smi, si evince che “in alcune zone non arriverà nessun nuovo medico. Questo è il risultato di scelte sbagliate, di questi ultimi anni, della parte pubblica”, commenta Giovani Senese, segretario regionale Campania Smi.

In tutte le Asl – continua il sindacato – sono stati assegnati meno incarichi di quelli previsti, anche perché molti giovani colleghi hanno preferito scegliere un’altra professione sanitaria. Una situazione che vede i medici pensionandi non voler più continuare, alcuni lasciano anche prima della età pensionabile, e i giovani non accettare le titolarità. “Ci sorprendono, poi – afferma Senese – alcune iniziative di qualche Asl non condivise con i sindacati della categoria, che prevedono la condivisione dei pazienti rimasti senza medico, dopo il pensionamento del titolare, tra i medici delle Aft (Aggregazioni funzionali territoriali), determinando la violazione dei massimali previsti. In questo modo ogni medico, anche senza personale di studio, si troverebbe ad assistere oltre 2mila assistiti”.

Per il leader dello Smi Campania “è una situazione insostenibile, soprattutto nelle zone popolari a elevata densità abitativa. Sovraccaricare ulteriormente i medici in servizio, che hanno già superato il massimale previsto dalla legge, chiedendo loro di assistere, in condivisione, i pazienti privi di medico, mette a rischio il lavoro dei medici e la qualità delle cure”.

A questa “condizione di grave crisi della professione medica – sostiene Senese – si è giunti a seguito due recenti scelte. La prima riguardante il nuovo Ruolo unico di assistenza primaria che impone ai giovani medici un’organizzazione rigida e insostenibile, costringendoli a svolgere contemporaneamente il ruolo di medici di famiglia e quello di continuità assistenziale, senza possibilità di scelta; ignorando carichi di lavoro, competenze specifiche e vita personale. La seconda è riferita al recente accordo integrativo regionale della Campania per la medicina generale che ha rappresentato un vero e proprio passo indietro, oltre che ad essere stato mortificante sotto il profilo retributivo”.

Per il sindacato, quindi, “occorre una svolta. Chiediamo al Governo (in questi giorni impegnato a elaborare il disegno di legge di delega di riforma del sistema sanitario) e alle Regioni di riconoscere la gravità e l’urgenza della situazione adottando misure concrete per rendere la professione di medico di famiglia nuovamente attrattiva, assicurando condizioni lavorative sostenibili, ma soprattutto abrogando al più presto l’obbligatorietà del ruolo unico in medicina generale”, conclude Senese.

14 Gennaio 2026

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