In Emilia-Romagna non c’è nessun allarme medici di famiglia

In Emilia-Romagna non c’è nessun allarme medici di famiglia

In Emilia-Romagna non c’è nessun allarme medici di famiglia
La Regione risponde all’Ugl che nei giorni scorsi aveva paventato che da qui a 7 anni mancheranno all’appello almeno 1.000 medici. “A oggi ‘rapporto ottimale’ rispettato in tutti gli ambiti territoriali della regione. E per il futuro si sta lavorando su meccanismi che scongiurino il pericolo di carenze”.

“L’attuale rapporto medico/popolazione residente (il cosiddetto “rapporto ottimale”), così come definito dall’Accordo collettivo nazionale per la Medicina generale del 23 marzo 2005, viene rispettato in tutti gli ambiti territoriali di questa regione e addirittura, negli ultimi anni, il numero di medici in graduatorie disponibili all’accettazione delle zone carenti è risultato superiore alle zone carenti assegnate. Infatti, per quest’anno nella graduatoria regionale per l’assistenza primaria sono presenti 1.542 medici”.

È quanto ha affermato in una nota Antonio Brambilla, responsabile del Servizio Assistenza territoriale della Regione Emilia-Romagna, rispondendo all’allarme lanciato dal sindacato Ugl Emilia-Romagna secondo cui da qui a 7 anni, nella regione mancheranno all’appello più di 1.000 medici di famiglia e che in alcune provincie già nel 2020 potrebbero essere decine di posizioni sguarnite.

Nessuna preoccupazione, invece, secondo Brambilla. La disponibilità di medici e i meccanismi per gestire eventuali carenze mettono al riparo da ogni pericolo.
Per esempio, afferma, “per facilitare l’accesso alla professione il nuovo contratto di lavoro, tuttora in discussione sui tavoli nazionali, prevede la modifica delle attuali regole di assegnazione degli incarichi al fine di favorire un maggiore e più veloce ingresso nel mondo del lavoro dei medici. È inoltre in discussione la possibilità, per le singole Regioni, di innalzare il numero massimo degli assistiti per ogni medico di base in particolare in presenza di particolari condizioni, ossia per i medici che operano in sede unica con altri medici di assistenza primaria oppure nelle Case della Salute, con personale di segreteria e infermieri a disposizione”, aggiunte. 

“Quest’ultima possibilità risulta essere particolarmente interessante in Emilia-Romagna dove quasi il 50% dei medici di medicina generale opera in sede unica (“Medicina di gruppo”) con disponibilità di personale di segreteria e infermieri. A questo si aggiungono le 104 Case della Salute attualmente attive, che rappresentano un punto di riferimento rivolto ai cittadini per l’accesso alle cure primarie: un luogo di accoglienza, orientamento ai servizi, continuità dell’assistenza, gestione delle patologie croniche e completamento dei principali percorsi diagnostici che non necessitano di ricorso all’ospedale”.

Infine, sul tema corso di formazione specifica in medicina generale, Brambilla sottolinea che “questa Regione non ha mai perso occasione per esprimere in tutti i contesti nazionali competenti la necessità di aumentare il contingente dei medici da ammettere ai corsi regionali. A tal proposito, al momento della definizione del contingente stabilito per l’accesso al corso di formazione specifica, la Regione Emilia-Romagna è riuscita anche con risorse regionali ad incrementare il numero di posti disponibili sin dal 2015: da 60 posti nel 2015 a 100 posti nel 2018. Abbiamo presentato in Commissione Salute una proposta finalizzata ad incrementare stabilmente il numero di borse di studio per la frequenza del corso di formazione specifica. La proposta prevede circa il raddoppio delle borse di studio nel corso dei prossimi anni”.

22 Marzo 2018

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