In pensione più della metà degli attuali Mmg nei prossimi 7 anni. Lucchini (Omceo Pordenone): “Ssn a rischio per cronica miopia politica”

In pensione più della metà degli attuali Mmg nei prossimi 7 anni. Lucchini (Omceo Pordenone): “Ssn a rischio per cronica miopia politica”

In pensione più della metà degli attuali Mmg nei prossimi 7 anni. Lucchini (Omceo Pordenone): “Ssn a rischio per cronica miopia politica”
Stiamo parlando di circa 500 medici sugli 880 in servizio. L'alto numero di pensionamenti proccupa perché le procedure per l’affidamento di un nuovo incarico a un altro medico di famiglia hanno tempi dilatati. Questo, di fatto, lascia per lungo tempo il territorio scoperto dall’assistenza medica.“La sfida sarà rimpiazzare questi medici in tempi utili se non si vorrà mettere in sofferenza il Ssr”.

Nei prossimi anni in Friuli Venezia Giulia si assisterà ad un pensionamento dei Medici di Medicina Generale che potrebbe superare ben oltre il 40% dei circa 800medici che attualmente sono in servizio. Il numero dei MMG in quiescenza viene calcolato ogni anno sulla base del limite massimo dell’età di 70 anni. Ma i medici che concludono la carriera sono in realtà più numerosi, per via di quella quota di professionisti che raggiunge i requisiti pensionistici indipendentemente dall’età anagrafica. Si tratta di un numero che, in assenza di un adeguato ricambio, comporterebbe nel tempo serie difficoltà per il Ssr.

“Da qui al 2028 i medici di medicina generale che andranno in pensione nella Regione Friuli Venezia potrebbero superare le 507 unità”, illustra il Presidente dell’Ordine dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri di Pordenone, Guido Lucchini. “L’investimento e la grande sfida sarà quello di essere in grado di rimpiazzarli in tempi utili se non si vorrà mettere in sofferenza il SSR. Se, contrariamente da qui ai prossimi anni queste 507 unità, e oltre, di medici che andranno in pensione, non venissero prontamente rimpiazzati, tutte le azioni che normalmente un medico di medicina generale fa in ambito della loro professione, verrebbero fortemente compromesse, lasciando un territorio orfano di un professionista essenziale per la salute e la cura delle persone”.

Recentemente si è assistito a aumento delle borse di studio che però, secondo il Presidente Omceo di Pordenone, non risulteranno comunque sufficienti a colmare la carenza.
 
“A questo punto vale la pena ribadire – continua Lucchini – che la figura del medico di medicina generale è il punto di riferimento per la medicina del territorio e che senza questa figura e/o con un numero congruo di pazienti, il SSR andrebbe senza dubbio in sofferenza, con il rischio di appesantire gli ospedali, le strutture intermedie, le RSA e le case di riposo”.  

“Nella Regione FVG – incalza il Presidente – che conta 1.225.000 abitanti, a fronte di 32.000 accessi giornalieri, in periodi non epidemici, negli studi degli 800 MMG presenti, solo il 3,7% si riversa al P.S. e di questi solo l’1,8 % è inviato direttamente dal MMG”. L’azione di filtro attuata da questa specifica figura, viene considera poco è riconosciuta ancora meno.  La mia domanda è: se nei prossimi anni ci fosse una forte riduzione del numero dei MMG cosa accadrebbe negli ospedali e nei pronti soccorso?”.

Bisogna anche tenere conto che tra il pensionamento di un medico e l’incarico a un nuovo medico passa del tempo. Quando un medico va in pensione, infatti, le procedure per la sostituzione avvengono attraverso un bando regionale con cadenza annuale e sulla scorta dei pensionamenti intercorsi, oltre che ai nuovi comunicati. Nel frattempo i pazienti restano “orfani” o costretti a a trovarsi un altro medico di famiglia.

“Il fatto di rimanere ‘parcheggiati’ in un limbo e per un lungo tempo – conclude il Presidente Omceo di Pordenone – in attesa di una nuova convenzione, causa ai giovani medici un senso di abbandono, oltre che defraudati dei loro diritti. Da questo ritardo nasce in alcuni giovani medici l’idea di trovare spazi alternativi, allontanandoli spesso dai percorsi delle cure primarie rendendosi disponibili altrove. Tutto questo perché non si è mai attuata quella seria politica di programmazione dei bisogni formativi, capace di mantenere il giusto equilibrio tra uscite in quiescenza ed entrate nei corsi di formazione. Mai come in questo momento pandemico paghiamo la cronica miopia della politica e mai avremmo pensato di richiamare alle “armi” medici non più giovani per cercare di rispondere alle carenze in organico che in questo momento stanno mettendo a nudo il nostro Sistema sanitario”.  

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

26 Novembre 2020

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