Infermiere di comunità e di famiglia. Ad Asti partita la sperimentazione

Infermiere di comunità e di famiglia. Ad Asti partita la sperimentazione

Infermiere di comunità e di famiglia. Ad Asti partita la sperimentazione
Da metà maggio, 2 infermiere sono state “arruolate” dalla Asl per il progetto Co.N.S.E.N.So. Coinvolti al momento 11 Comuni, circa 200 gli anziani over 65 interessati dal progetto: obiettivo arrivare a quota 1000, 500 per ognuna delle due infermiere impegnate. Saitta: “La riorganizzazione dei servizi del territorio è un progetto che ha bisogno della collaborazione di una grande varietà di componenti, fuori e dentro il servizio sanitario”.

L’infermiere di comunità e di famiglia è un progetto nato nel 2016 con i Fondi europei del Programma transnazionale Spazio Alpino. Dopo la sperimentazione in alcune zone montane del Cuneese, dove le iniziative si sono concretizzate nelle visite a domicilio e nella creazione di ambulatori dedicati alla popolazione over 65 e alle persone in condizione di cronicità, il modello denominato Co.N.S.E.N.So, acronimo di Community nurse supporting elderly in a changing society, si è esteso anche in altre realtà del Piemonte.

Ad Asti la sperimentazione è stata avviata a metà maggio, con 2 infermiere – Manuela Bo e Renza Casalone – delle Cure domiciliari che sono state “arruolate” per questo progetto. Fondamentale in questa prima fase la collaborazione dei Comuni: per ora ne stati coinvolti 11, 6 nel distretto provinciale Asti Sud (Cessole, Loazzolo, Olmo Gentile, Roccaverano, Serole e Sessame) e 5 nel distretto provinciale Asti Nord (Aramengo, Cunico, Tonengo, Moransengo e Robella). Al momento sono circa 200 gli anziani over 65 interessati dal progetto: obiettivo arrivare a quota 1000, 500 per ognuna delle due infermiere impegnate.

Per l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta, che oggi era ad Asti per la presentazione del progetto Carta Etica dell’Asl: “la riorganizzazione dei servizi del territorio, sulla quale puntiamo, deve servire a rafforzare l’azione attiva e di primo intervento, a mantenere la salute prevenendo gli stati acuti di malattia, a supportare i pazienti al domicilio, a fornire strumenti contro l’aggravarsi di limitazioni e invalidità. È sicuramente un progetto a più mani che ha bisogno della collaborazione di una grande varietà di componenti, fuori e dentro il servizio sanitario”.

In sostanza, il modello viene adattato a seconda delle esigenze e delle necessità del territorio, sempre con un occhio di riguardo a situazioni di fragilità e di sostegno alle fasce più deboli.

L’estensione del progetto si integra con la rete delle Case della Salute che la Giunta sta potenziando in tutto il Piemonte: 66 progetti, per un investimento complessivo nel 2017 di 13,3 milioni, di cui 8 direttamente  a carico della Regione.

Nell’Asl di Asti ne sono previste in totale 6: Nizza Monferrato, Villafranca, Canelli, San Damiano d’Asti (tutte da potenziare), Montiglio e Villanova d’Asti (da attivare).

Il progetto dell’Infermiere di famiglia e comunità ha già ottenuto riconoscimenti a livello nazionale: una “buona pratica” che si cerca di estendere il più possibile.

29 Giugno 2017

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