Infermiere di famiglia o di comunità. In Veneto al via la formazione

Infermiere di famiglia o di comunità. In Veneto al via la formazione

Infermiere di famiglia o di comunità. In Veneto al via la formazione
Prende forma la delibera approvata nel settembre 2023 dalla Regione, con l’avvio nelle Ulss dei percorsi formativi per circa 100 infermieri con incarico di funzione organizzativa/coordinamento e dirigenti delle professioni sanitarie; 115 infermieri referenti per la formazione sul campo; circa 1800 infermieri del territorio. Obiettivo: potenziare la presa in carico sul territorio di tutte le persone in situazione di fragilità. Lanzarin: “Ci aspettiamo molteplici risultati”.

Ha preso il via nelle Ulss del Veneto la formazione dedicata all’istituzione dell’infermiere di famiglia o di comunità (IFoC), la nuova figura professionale istituita dalla regione del Veneto nel settembre 2023 per rafforzare i servizi infermieristici e per potenziare la presa in carico sul territorio di tutte le persone in situazione di fragilità con ad esempio malattie croniche, disabilità, disturbi mentali, dipendenze patologiche, non autosufficienti, con bisogni di cure palliative o di terapie del dolore.

Il personale sarà impiegato nei servizi di infermieristica o di Comunità che prenderanno forma nelle nuove Case di Comunità, previste dalla Missione 6 Salute del PNRR.

La Formazione, a cura di Fondazione Scuola di Sanità Pubblica, con il supporto del Comitato Tecnico Scientifico per gli aspetti di merito, si rivolge a tre target distinti di infermieri operanti in ambito territoriale: circa 100 infermieri con incarico di funzione organizzativa/coordinamento e dirigenti delle professioni sanitarie; 115 infermieri referenti per la formazione sul campo; circa 1800 infermieri (compresi gli infermieri delle forme organizzative/aggregative della medicina generale). Sono previste 100 ore di teoria, svolte a distanza, e 100 ore di applicazione delle nuove conoscenze sul campo, permettendo a tutti gli infermieri del territorio di affrontare i bisogni di salute con un approccio orientato alla famiglia e comunità.

L’obiettivo è quello di preparare i nuovi professionisti in modo tale che abbiano un elevato grado di conoscenza del sistema della Rete dei servizi sanitari e sociali, capace di offrire una risposta sinergica ed efficace al bisogno dei cittadini e della comunità.

“All’aumentare dell’età – spiega in una nota l’assessore alla Sanità, Manuela Lanzarin – nella popolazione si assiste ad un aumento delle condizioni di cronicità e comorbilità: i soggetti con almeno tre patologie rappresentano il 37% della popolazione con età >75 anni. Queste nuove figure professionali che stiamo formando si occuperanno della gestione dei bisogni di assistenza legati alla cronicità semplice e alla fragilità, al mantenimento di stili di vita adeguati e alla promozione dell’autocura. Interverranno autonomamente o su segnalazione di operatori sociali, delle associazioni di volontariato, delle forze dell’ordine. Effettueranno monitoraggi e iniziative di promozione della salute, in sinergia con i medici di medicina generale o gli specialisti, anche attraverso la teleassistenza e la teleconsulenza”.

“Ci aspettiamo molteplici risultati dall’introduzione di questa nuova figura professionale – ha aggiunto l’assessore: un miglioramento della qualità di vita delle persone assistite attraverso il controllo della propria salute e la conseguente riduzione delle condizioni di rischio; una diminuzione del ricorso al pronto soccorso; un incremento della partecipazione dell’utenza ai programmi di screening e alle campagne vaccinali proposte”.

06 Giugno 2024

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