Ipasvi Chieti: “La riorganizzazione della sanità sta tenendo ai margini infermieri e professioni sanitarie”

Ipasvi Chieti: “La riorganizzazione della sanità sta tenendo ai margini infermieri e professioni sanitarie”

Ipasvi Chieti: “La riorganizzazione della sanità sta tenendo ai margini infermieri e professioni sanitarie”
Per gli infermieri il processo di riforma in atto “non mette in discussione la riorganizzazione regionale, tanto necessaria quanto urgente, a partire dal ridisegno delle Strutture Complesse”. Viene infatti evidenziato che il nuovo assetto “non contempla la Direzione delle singole Aree delle professioni sanitarie”. 

Nell’ambito del processo di riorganizzazione del sistema sanitario che sta attraversando la sanità abruzzese, vengono costantemente dimenticati gli infermieri e le professioni sanitarie. E’ l’allarme lanciato dal Collegio Ipasvi di Chieti. “Riscontriamo attualmente – sottolinea una nota – che il prezzo più alto per avvicinare il riequilibrio economico-finanziario del Sistema Sanitario della Regione Abruzzo è stato pagato dagli Infermieri e dal personale di supporto, in netta controtendenza con quanto effettivamente necessario per soddisfare i bisogni assistenziali degli utenti perché è di assistenza che i nostri utenti (che si ricorda essere i committenti e i finanziatori del sistema) hanno bisogno”.

L’Ipasvi di Chieti osserva che occorrerebbe “un intervento radicale, con interventi finalizzati a riorganizzare la sanità in modo da garantire la presa in carico globale dell’utente, degli anziani dei malati cronici e dei pazienti fragili in generale. Ci si aspetterebbe una sempre maggiore presenza di infermieri per soddisfare i bisogni assistenziali”. Tuttavia, viene fatto notare, permangono alcune forti criticità:
• le dotazioni organiche non sono adeguate rispetto alle complessità assistenziali;
• gli standard di riferimento sono legati a determinazioni e criteri obsoleti;
• le assenze dal servizio per benefici di legge (es. gravidanze, 104, part-time etc.) non trovano autorizzazione alla sostituzione;
• il turnover pensionistico non viene assicurato e non viene autorizzato nel rispetto della “contestualità”;
• le variazione già avvenute nel sistema pensionistico rendono impensabile (o quantomeno difficoltoso) l'utilizzo di infermieri in attività assistenziali oltre il 60° anno di età, con l'assoluta necessità di pensare – da subito – a percorsi alternativi, unitamente a tutte le situazioni di prescrizioni definite dalle strutture di Sorveglianza Sanitaria;

Nel complesso l’Ipasvi di Chieti “non mette in discussione la riorganizzazione regionale, tanto necessaria quanto urgente, a partire dal ridisegno delle Strutture Complesse (comunque tardiva, tenuto conto che gli stessi principi erano stati già espressi nella L. 133/2008 di Brunetta e nella L. 135/2012 di Monti)”. Ma, allo stesso tempo, “non può non evidenziare che la nuova organizzazione non contempla la Direzione delle singole Aree delle Professioni Sanitarie (infermieristico – ostetrica, riabilitative, tecniche, della prevenzione). Il personale del comparto, si ricorda, rappresenta oltre il 50% delle risorse umane nelle strutture sanitarie di cui oltre i 2/3 è rappresentato dai professionisti infermieri”.

Per Giancarlo Cicolini, presidente Ipasvi di Chieti, l’attuale fase “potrebbe essere un importante momento per la nostra Regione, contestualmente alla ridefinizione e ridistribuzione delle strutture complesse, ripensare i modelli organizzativi e i sistemi di cura e assistenza, con il coinvolgimento diretto degli infermieri, sia nella fase progettuale (sistema Regione/Agenzia) sia nella fase applicativa ospedaliera, residenziale e territoriale (sistema aziendale). Fino ad oggi tale coinvolgimento, di fatto, non c'è mai stato”.

In sostanza per l’Ipasvi di Chieti è necessario prevedere:
1. l'inserimento di almeno una struttura complessa per ogni Azienda Sanitaria e l'attivazione del DITRO, così come specificato nel PSR (ricordo che, in ogni Azienda, le risorse che afferiscono al Servizio Infermieristico / DITRO sono oltre 1.500 a fronte di altre “Strutture Complesse” che “pesano” poche unità);
2. il coinvolgimento ordinistico degli Infermieri nelle fasi di programmazione regionale;
3. il coinvolgimento infermieristico apicale nei gruppi di lavoro / progetti attivati a livello regionale;
4. la definizione di un regolamento regionale, in applicazione dell'art. 8 del CCNL 2008 della Dirigenza SPTA che, stante i principi fissati dallo stesso CCNL e dalla L. 43/2006, finalizzato a definire al meglio status e ruolo dei professionisti afferenti ad ogni singolo livello delle articolazioni organizzative, nel rispetto dei principi normativi che regolamentano il funzionamento del sistema e delle norme che disciplinano le professioni sanitarie.
 

17 Febbraio 2016

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