L’Aquila. Urologia. In funzione lo shock-pulse per trattare ed eliminare calcoli di grandi dimensioni

L’Aquila. Urologia. In funzione lo shock-pulse per trattare ed eliminare calcoli di grandi dimensioni

L’Aquila. Urologia. In funzione lo shock-pulse per trattare ed eliminare calcoli di grandi dimensioni
Grazie al nuovo macchinario mini invasivo e usato in casi complessi, un litotritore ad energia combinata (ultrasuoni e balistica), è possibile ridurre i tempi di sedute, 25 minuti anziché di due ore con una degenze di appena due giorni. Ogni anno nel reparto di Urologia di L’Aquila, vengono trattate più di 400 calcolosi.

Elimina i calcoli renali in 25 minuti rispetto alle due ore delle tecniche ordinarie, è mini invasivo, polverizza e aspira i frammenti da rimuovere, riduce al minimo il sanguinamento e dopo due giorni in ospedale si torna a casa.
 
È questo l’identikit del nuovo macchinario shock-pulse un moderno litotritore ad energia combinata (ultrasuoni e balistica), in dotazione al reparto di urologia dell’ospedale di L’Aquila, molto più efficace, rispetto a quelli tradizionali, soprattutto per la frantumazione di calcoli di grandi dimensioni.
 
In funzione da poche settimane, è al momento unico nella sanità pubblica abruzzese. Il macchinario shock-pulse ha il pregio di trattare con ottimi risultati non solo i calcoli più grandi (oltre 2 cm) ma anche quelli più difficili da rimuovere.
 
“L’utilizzo del nuovo strumento – dichiara il Manager della Asl, Rinaldo Tordera – è a ulteriore supporto del reparto di urologia che ha elevati standard di prestazione e una mobilità attiva dovuta al richiamo di utenti da altre Regioni e province”.
 
Col nuovo macchinario, in poche settimane, sono stati già trattati una decina di casi, tutti con esiti assai soddisfacenti. Lo shock-pulse, messo a disposizione del reparto di urologia, diretto da Luigi Di Clemente, viene impiegato dagli specialisti proprio nelle circostanze più complesse quando la litotrissia tradizionale (onde d’urto per ‘bombardare’ i calcoli) o la lasertrissia ad Holmium risultano inadeguate e poco efficaci.
 
L’urologo pratica un minuscolo foro (tecnica percutanea) sulla pelle e, con il nefroscopio, consente alla sonda ad ultrasuoni di arrivare a diretto contatto col calcolo da distruggere. La polverizzazione dei calcoli avviene per l’effetto combinato dell’energia ad ultrasuoni e della balistica (percussione ripetuta, ad alta frequenza, sulla massa del calcolo). La velocità di esecuzione del trattamento, che dà una serie di riflessi positivi, è una delle più importanti caratteristiche dello shock-pulse.
 
“Tra i pregi del moderno macchinario – sottolinea Boris Di Pasquale, esperto di trattamenti della calcolosi nel reparto di urologia del San Salvatore –c’è quello di contenere al minimo gli effetti ‘stressanti’ sul rene che generalmente si verificano durante gli interventi. Lo shock-pulse, riducendo i tempi chirurgici, ha sul rene un impatto molto più soft rispetto alla litotrissia ordinaria. Inoltre, con lo shock-pulse la durata della degenza in ospedale si riduce da una settimana a un paio di giorni”.
 
Il moderno macchinario, da poco entrato nella dotazione tecnologica del reparto, si aggiunge alle strumentazioni ordinarie di urologia, tra cui il litotritore extracorporeo, entrato in funzione da pochi anni e quindi di ultima generazione, il laser ad holmium, utile per il trattamento della calcolosi ureterale resistente alla litotrissia extracorporea. Ogni anno nel reparto di Urologia di L’Aquila, vengono trattate più di 400 calcolosi.

21 Febbraio 2017

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