Il Coordinamento delle Professioni Sanitarie del Lazio chiede al governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, di impugnare la sentenza del Tar con cui è stata bocciata la delibera regionale che affidava ai dirigenti delle professioni sanitarie la direzione dell’attività assistenziale. “Sembrerebbe che i giudici – sottolinea una lettera aperta inviata al Presidente e alle principali istituzioni regionali – non abbiano considerato che nelle organizzazioni sanitarie i processi di prevenzione, cura e riabilitazione sono effettuati in maniera integrata da team costituiti non solo da medici ma anche da altri professionisti sanitari che costituiscono le équipe di prevenzione, cura e riabilitazione”.
Il Coordinamento afferma che la sanità “non è più identificabile solo con l’ospedale e quindi con la medicina clinica e ospedaliera perché è anche preventiva, di comunità, riabilitativa, di famiglia, dei servizi territoriali con ben precisi campi d’azione dove diverse e specifiche tipologie di operatori effettuano prestazioni che richiedono elevate competenze professionali e modalità operative integrate”. E, in questa ottica, il modello organizzativo ipotizzato nell’’Atto di indirizzo per l’adozione dell’Atto di autonomia aziendale delle Aziende Sanitarie della Regione Lazio’ “è il modello auspicato che può garantire la valorizzazione delle professioni sanitarie come risorsa del Ssr per l’appropriatezza delle prestazioni al cittadino.
Ma, rileva il Coordinamento, “l'assenza di una legge regionale sui servizi delle professioni sanitarie, necessaria secondo il comma 2, art. 7 della L. 251/2000 per poter istituire ruoli di dirigenza nei servizi delle aree riabilitativa, tecnica e della prevenzione, costituisce ancora oggi una grave carenza per poter dare piena realizzazione alla valorizzazione delle professioni sanitarie ed al loro pieno utilizzo per il miglioramento dei servizi sanitari regionali”.
Soltanto colmando tale carenza, viene suggerito, “si potrà dare effettiva attuazione alla citata L. 251/2000: per questa convinzione chiediamo a Zingaretti di adoperarsi affinchè il D.D.L.R. n°18, presentato dal Consigliere Riccardo Agostini, primo firmatario, riprenda velocemente il suo iter e si trasformi in legge regionale quanto prima”. Soltanto con la legge regionale, ed i conseguenti atti attuativi delle Aziende, conclude la lettera aperta, “si potrà avere la piena valorizzazione delle professioni sanitarie, nella prospettiva del lavoro di equipe interprofessionale e interdisciplinare: l'integrazione in sanità è elemento fondante della presa in carico e della pratica clinica e non può essere risolta da un unico professionista”.