Lazio. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl alla Regione: “Non è sufficiente l’accorpamento delle Asl senza prima ripensarne il modello”

Lazio. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl alla Regione: “Non è sufficiente l’accorpamento delle Asl senza prima ripensarne il modello”

Lazio. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl alla Regione: “Non è sufficiente l’accorpamento delle Asl senza prima ripensarne il modello”
Per quanto riguarda l’accorpamento della Asl RmA e della RmE i sindacati denunciano: “A due anni dall’annuncio ancora passi in avanti, tanto si “è affidato ad una società esterna di un progetto di ‘Assessment Organizzativo’”. E poi su accorpamento RmB e RmC: “Forte preoccupazione. Serve una ‘nuova Asl’ che valorizzi le specificità e le esperienze, non una semplice fusione”.

“Il nuovo assetto organizzativo della Sanità che la Regione Lazio si vuole dare riuscirà realmente a diffondere ed ampliare i servizi ai cittadini del territorio?”. È quanto si chiedono i segretari di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl del Lazio, Di Cola, Chierchia e Bernardini che ricordano come “con il Decreto 480 del dicembre 2013 la Regione Lazio annuncia la nascita di una nuova ASL che somma in una unica azienda, riprendendone i confini, la Roma “A” e la Roma “E” ed acquisisce al suo interno, l’ex Azienda Ospedaliera San Filippo Neri trasformandola in un presidio ospedaliero. Una scelta difficile perché le due Aziende presentano caratteristiche sia di organizzazione che di popolazione di riferimento, molto diverse. La cosa che però ci preoccupa, e non poco, è che dalla nomina del Commissario Liquidatore dell’Azienda San Filippo Neri, risalente al marzo 2013, e dall’atto di nomina del Commissario per la gestione della unificazione delle due distinte Asl sembra che non si siano fatti grandi passi avanti”.

“Infatti – evidenziano i sindacati – è di questi giorni l’affidamento ad una società esterna di un progetto di “Assessment Organizzativo”. In sostanza si chiede ad un soggetto privato di fornire indicazioni all’analisi delle strutture operative dell’Azienda e dei servizi erogati. Non può essere sottovalutato che, secondo logica, dovremmo trovarci già di fronte ad un progetto compiuto che avrebbe dovuto presupporre un diffusa e approfondita conoscenza già in fase di elaborazione regionale. Fino ad oggi, niente di tutto ciò. A fronte di Atti Aziendali elaborati e validati ad aprile e che dovrebbero essere in fase di attuazione, si scopre che è ancora necessario dover conoscere meglio le medesime aziende, rielaborare nuovamente ciò che si è appena fatto per poi necessariamente ripartire con un atto aziendale del tutto nuovo che ridisegni servizi e articolazioni territoriali”.

“Se questa è il frutto di una programmazione triennale elaborata per tempo – rimarca la nota – , non possiamo che guardare con forte preoccupazione all’integrazione dei programmi operativi per i nuovi accorpamenti tra la Roma “C” che si estende dall'Eur fino all'Appio Claudio e la Roma “B”, che abbraccia i quadranti del Tuscolano, del Casilino, del Prenestino, allungandosi fino a Tor Vergata e ben oltre il GRA. E che nel riazzonamento totalizzeranno una popolazione di un milione 150mila assistiti sui 2 milioni 750mila della capitale. Quasi la metà. A questo aggiungiamo quello che ormai è il “caso EASTMAN”. Sempre secondo i documenti della Regione dovrebbe essere accorpato con il Policlinico Umberto I, ma siamo ancora in attesa di conoscere quali reali garanzie avranno i servizi attualmente svolti e indirizzati alla popolazione più debole e critica.Il destino del George EASTMAN, i cui servizi sono rivolti al territorio, dovrebbe essere dettagliatamente definito con il protocollo tra SSR e Università, evitando di “regalare” ai percorsi formativi spazi e strutture fondamentali per i cittadini di tutta la Regione. Purtroppo anche su tale Protocollo, Buio Assoluto”.

“Abbiamo sempre sostenuto la necessità di assumere scelte in base a reali progetti di fattibilità che privilegiassero la diffusione ed il miglioramento dei servizi ai cittadini – conclude la nota – . È per questo che riteniamo non sufficiente il semplice accorpamento delle Aziende Sanitarie senza ripensarne il modello. Serve una “nuova Asl” che valorizzi le specificità e le esperienze, non una semplice fusione. Prima di “Fare” riteniamo sia necessario “Pensare” cosa fare. Noi, intanto, abbiamo deciso un piano di assemblee per parlare con i lavoratori, per capire assieme le vere criticità ed in assenza di chiarimenti e percorsi certi del processo in atto non potremo che rappresentare le nostre forti perplessità e organizzare i lavoratori”.

11 Settembre 2015

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