Lazio. Lasciata ore in Pronto Soccorso, muore dopo caduta. Ma la Asl si difende: “Non è andata come raccontano i giornali”

Lazio. Lasciata ore in Pronto Soccorso, muore dopo caduta. Ma la Asl si difende: “Non è andata come raccontano i giornali”

Lazio. Lasciata ore in Pronto Soccorso, muore dopo caduta. Ma la Asl si difende: “Non è andata come raccontano i giornali”
I figli avrebbero riferito che la donna, 73 anni, è stata lasciata per almeno 15 ore su una barella del PS del S. Eugenio. Sprovvista di catetere, è stata trovata a terra nel bagno molto tempo dopo la caduta. La Asl precisa: “Permanenza in PS predisposta per garantire l’osservazione clinica” . Per il catetere non c'era “motivazione clinica”. La paziente “è stata continuamente e pienamente sorvegliata” ed è stata “immediatamente assistita” dopo la caduta, avvenuta nel corridoio del PS.

Saranno le verifiche delle autorità competenti a stabilire come sono andate le cose nel decesso di una donna di 73 anni morta all’ospedale Sant’Eugenio di Roma dopo una caduta al bagno del Pronto Soccorso, dove si era recata a causa di alcuni forti dolori. Le versioni fornite dai parenti della donna, che hanno sporto denuncia, non combaciano infatti con quanto riferito dalla struttura.
 
La stampa, che citano il racconto dei figli della donna, riferiscono che la paziente è stata lasciata per almeno 15 ore su una barella del PS del S. Eugenio. Sprovvista di catetere, è stata trovata a terra nel bagno molto tempo dopo la caduta.
 
La Asl Roma 2 parla di una “divergenza sostanziale tra quanto accaduto e quanto riportato” e fornisce la sua versione “a tutela degli operatori impegnati quotidianamente nell’assistenza e nella cura delle persone in Pronto Soccorso”.

“In seguito all’episodio di caduta occorso in data 4/9/2018 – inizia dunque il racconto della Asl -, gli operatori intervenuti nella gestione del caso hanno fornito immediata segnalazione e relazione al Risk Manager della ASL Roma 2, nonché all’Autorità Giudiziaria, con successive dettagliate deposizioni in merito all’accaduto. Tuttavia è opportuno precisare che il giorno 3 settembre, in seguito alle valutazioni cliniche e strumentali, è stata predisposta degenza della signora presso la Area dedicata del Pronto Soccorso, laddove viene garantita l’assistenza del caso, delineando il completo iter diagnostico e terapeutico. Inoltre è stata immediatamente garantita la terapia dolore, determinando la risoluzione della sintomatologia mai più lamentata”.

La permanenza in Pronto Soccorso, spiega la Asl, “è stata predisposta dai medici allo scopo di garantire la osservazione clinica del caso, il controllo della sintomatologia dolorosa e la gestione terapeutica, in previsione della valutazione clinica e procedurale dell’urologo, programmata per il giorno successivo e non urgente”.

Non è stata data alcuna indicazione al posizionamento del catetere vescicale “poiché non indicata né opportuna in paziente pienamente autonoma ed in assenza di qualunque motivazione clinica che rendesse necessaria la prescrizione di una limitazione alla deambulazione autonoma”.

La paziente, assicura la Asl, “è stata continuamente e pienamente sorvegliata dal personale in turno che ha più volte interagito con essa, confermandone la piena autonomia, sorvegliandola quando si recava in bagno, come ben precisato nella documentazione agli atti”.

La signora è caduta “mentre si recava autonomamente in bagno”, ma la caduta sarebbe avvenuta “nel corridoio del Pronto Soccorso”. “L’evento – conclude la Asl – è stato testimoniato in tempo reale dal personale in turno che ha messo in atto l’immediata assistenza e gli interventi terapeutici d’urgenza del caso che hanno quindi previsto il trasferimento presso l’Ospedale San Camillo, per l’intervento di neurochirurgia urgente”.

10 Settembre 2018

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