Lecce. Asl: “Nessuna salma ‘dimenticata’ all’obitorio dell’ospedale Fazzi”

Lecce. Asl: “Nessuna salma ‘dimenticata’ all’obitorio dell’ospedale Fazzi”

Lecce. Asl: “Nessuna salma ‘dimenticata’ all’obitorio dell’ospedale Fazzi”
Nei giorni scorsi il cappellano dell’ospedale aveva denunciato la presenza da mesi o anni di tre salme nella camera mortuaria del nosocomio pugliese: una donna nigeriana di  circa 26 anni, due cittadini romeni di 34 e 34 anni.

“Non ci sono salme ‘dimenticate’ nella camera mortuaria dell’ospedale ‘Vito Fazzi'. Semmai è più corretto parlare di soggetti deceduti in circostanze diverse e custoditi presso l’obitorio del presidio ospedaliero”.

Così la direzione medica dell’Asl di Lecce risponde alle notizie diffuse nei giorni scorsi dalla stampa che denunciavano la presenza di tre cadaveri ‘dimenticati’ nella sala mortuaria del nosocomio pugliese.
La denuncia era partita dal cappellano dell’ospedale don Gianni Mattia che sulla sua pagina Facebook scriveva: “Giorni fa grazie all’intervento di don Riccardo una donna rumena morta e conservata in cella frigorifera da diverso tempo, ha avuto degna sepoltura. La mia domanda è molto semplice: la donna nigeriana di 26 anni circa, il rumeno di 39 anni, la signora rumena di 34 anni che sono ancora nelle celle frigorifere quanti altri anni devono restare lì?"

Alla diffusione della notizia, l’arcivescovo di Lecce monsignor Michele Seccia aveva fatto sapere che le salme saranno tumulate gratuitamente nel cimitero del capoluogo salentino.

Quelle salme, però, ribadisce l’azienda sanitaria, sono “per la gran parte, pervenute alla camera mortuaria in quanto oggetto di indagini dell’Autorità Giudiziaria ed il cui seppellimento è subordinato, anzitutto, al nulla osta della medesima autorità inquirente”. Inoltre, “per tutte le salme già identificate la direzione medica ha provveduto da tempo alla denuncia di morte agli Uffici dell’Anagrafe del Comune di Lecce”.
L’ultimo atto è proprio la sepoltura, che tuttavia non è semplice.
“Per la successiva fase del seppellimento è indispensabile cercare, dapprima, un contatto con i prossimi congiunti del defunto, anche attraverso le ambasciate delle nazioni di provenienza: ricerca non agevole, come si può intuire facilmente, poiché spesso si tratta di soggetti privi di riferimenti familiari nel nostro Paese”, aggiunge la Asl. “Del resto, proprio nel rispetto del defunto, sovente si è costretti ad attendere, nel tentativo di restituire la salma ai familiari, invece di procedere asetticamente alla sepoltura avvalendosi dei servizi comunali”.

29 Gennaio 2018

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