Liste d’attesa. Nursind contro accordo Regione-Sindacati: “Aumenta il rischio clinico”

Liste d’attesa. Nursind contro accordo Regione-Sindacati: “Aumenta il rischio clinico”

Liste d’attesa. Nursind contro accordo Regione-Sindacati: “Aumenta il rischio clinico”
Per il responsabile del sindacato degli infermieri servono un’analisi puntuale e una programmazione seria per attaccare il problema delle liste d’attesa: “La politica del ‘tappa-buchi’ non basta più. La Regione Toscana continua a non fare programmazione e dimostra di non conoscere i problemi. Si va verso ulteriore esternalizzazione del servizio”

“Accordo preso sulla testa di operatori e pazienti: così aumenta inevitabilmente il rischio clinico e si svilisce la professione”. Prende le distanze dall’accordo per l’abbattimento delle liste d’attesa in sanità presentato ieri dai vertici regionali della Toscana Giampaolo Giannoni, responsabile regionale del Nursind, sindacato autonomo degli infermieri.
 
“Vorrei chiedere al presidente Enrico Rossi – ha sottolineato Giannoni – cosa è cambiato nella vision della Regione Toscana rispetto a pochi mesi fa, quando asseriva che l’intramoenia non era la soluzione. Questo documento dimostra che non si conosce la situazione reale della sanità toscana: i servizi ordinari già oggi vanno avanti grazie alle prestazioni aggiuntive, basta vedere le delibere aziendali, non ultima quella della Toscana Centro”.
 
“Il sistema sanitario regionale – continua – soffre di carenza cronica di personale: come si pensa di riuscire a garantire il riposo di 11 ore stabilito dalla normativa europea e dai contratti nazionali, allungando ulteriormente l’orario per la diagnostica e chiedendo altri straordinari ai dipendenti. Ne va della sicurezza delle cure verso i cittadini: è inevitabile l’aumento del rischio clinico. Si torna dall’idea di presa in carico alla singola prestazione, ad ulteriore dimostrazione del fatto che questa Regione non fa programmazione, essenziale in sanità. La soluzione non può essere ampliare gli orari della diagnostica, il punto è come si arriva alla diagnostica: le problematiche vanno intercettate sul territorio, anche attraverso figure come l’infermiere di famiglia. Siamo orgogliosi che sia stato avviato un progetto su questo, ma al momento si tratta unicamente di un percorso di formazione su risorse umane già in organico: serve più personale se vogliamo davvero dare un senso al servizio”.
 
“Ci sono dei vincoli economici, lo sappiamo. Ma in Toscana – ha concluso – a farne le spese è sempre e soltanto il personale, mentre si continua a sforare sulla spesa farmaceutica. Servono un’analisi puntuale e una programmazione seria, se vogliamo davvero attaccare il problema delle liste d’attesa. La politica del ‘tappa-buchi’ non basta più”.

24 Luglio 2018

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