Marche. Smi: “Nell’Area Vasta di Ascoli Piceno in atto utilizzo improprio del 118 nei Pronto soccorso”

Marche. Smi: “Nell’Area Vasta di Ascoli Piceno in atto utilizzo improprio del 118 nei Pronto soccorso”

Marche. Smi: “Nell’Area Vasta di Ascoli Piceno in atto utilizzo improprio del 118 nei Pronto soccorso”
In particolare il sindacato si riferisce a una sperimentazione per i prossimi sei mesi di recente annunciata dai vertici dell'Area. "I lavoratori del settore non sono stati minimamente informati di questa iniziativa". Il rischio paventato è che i compiti aggiuntivi "allunghino i tempi di intervento sul territorio quando chiamato in situazioni di urgenza-emergenza".

Duro attacco del sindacato Smi alla proposta di sperimentazione dell’Area Vasta 5 di Ascoli Piceno che prevede “un utilizzo improprio del 118 nei Pronto Soccorso”. In particolare le criticità segnalate riguardano “la mancanza di una verosimile opportuna copertura assicurativa, di uno specifico addestramento per operare in mare aperto, oltre alla scarsa considerazione per i tempi di rientro a terra, che sono lunghissimi, negli interventi di soccorso richiesti da natanti oltre le tre miglia dalla costa”.

Smi garantisce di aver chiesto già da numerosi anni di stabilire ufficialmente le modalità di gestione dell’emergenza sanitaria in mare in occasione di eventi che prevedano l’intervento di una unità di soccorso sanitario di base (MS) o avanzata (MSA),” ma mai i vertici zonali hanno degnato gli operatori del settore della minima attenzione e considerazione”. Ma, sottolinea il sindacato, “nonostante tutto gli operatori medici e infermieri del 118 hanno sempre adeguatamente risposto ad ogni chiamata di soccorso, incuranti anche della loro personale sicurezza, quella che dovrebbe essere tutelata proprio dall'Azienda Sanitaria per cui lavorano”.

A ciò si aggiunge, prosegue Smi, che i vertici dell’Area Vasta 5 nel corso di una recente Conferenza stampa sulla riorganizzazione, “senza minimamente informare i lavoratori del settore, hanno presentato un progetto di sperimentazione di 6 mesi, prevedendo un coinvolgimento pesante del personale 118 nella gestione del Pronto Soccorso, giustificando tale decisione con il modesto numero degli interventi effettuati dal 118 medicalizzato”.

I vertici dell’Area Vasta hanno messo in luce che si registrano in media 3,5 interventi dei medici 118 ad Ascoli e 10,5 interventi al giorno a San Benedetto del Tronto ma, replica lo Smi, “hanno volontariamente tralasciato di raccontare ai cittadini i molti altri, ed alti, compiti istituzionali del Servizio 118. Mai citati, infatti, ai giornalisti, nemmeno dal Responsabile della CO 118 di Ascoli Piceno, forse perché ritenuti di poco conto, il coinvolgimento del Settore Emergenza nella gestione preventiva, organizzativa e operativa delle maxiemergenze, nella collaborazione con iniziative della Protezione Civile, nella formazione e informazione ai volontari della Sanità e ai cittadini tutti”.
Il sindacato invita quindi a una riflessione complessiva.”Vogliamo ricordare i trasporti secondari effettuati dal 118 di San Benedetto all’emodinamica di Ascoli Piceno? Vogliamo ricordare la gestione diretta del Punto di intervento di Amandola da parte del personale 118? La gestione dell'ambulatorio presso la potes di Offida? Vogliamo ricordare la collaborazione già in essere, con il Pronto Soccorso di Ascoli, il cui apposito accordo aziendale è scaduto nel dicembre scorso e non è mai stato rinnovato?”.

Si parla di gestione dei codici bianchi in pronto soccorso, ma per lo Smi i vertici dell’Area Vasta 5 “sanno bene che essi sono di competenza dei medici dell’assistenza primaria e non del 118. Che fine hanno fatto le le tanto decantate case della salute? Perché non si attivano contratti a 38 ore per la Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica) per dare supporto ai medici di famiglia nella gestione in Pronto Soccorso dei codici bianchi e verdi?”
Bisognerebbe, viceversa, spiegare ai cittadini di San Benedetto e di Ascoli che il 118 qualora impiegato in compiti aggiuntivi in Pronto Soccorso “allungherebbe i tempi di intervento sul territorio quando chiamato in situazioni di urgenza-emergenza, e questo non perché non si voglia “correre”, ma perché non si può abbandonare l’eventuale paziente che si sta curando in pronto soccorso senza affidarlo ad altro collega con i tempi che servono ad assicurare la sua sicurezza e la salvaguardia della sua salute”.Di fatto, conclude il ragionamento, “si sta dando il via ad una operazione di annullamento del servizio di medicalizzazione territoriale”.
 

19 Giugno 2015

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