La Regione Sardegna dice no alle mutilazioni genitali femminili che sono purtroppo note per essere parte della cultura di gruppi ed etnie dei Paesi dell’Africa subsahariana e della penisola arabica, dove frequentemente bambine e ragazze vengono sottoposte senza anestesia a ‘cruente mutilazioni’ per tradizione di quei popoli, nell’idea che sia una pratica sostenuta dalla religione e collegata a ideali di bellezza e purezza. Costituiscono un problema anche in Europa e in Italia per effetto dell’immigrazione.
“Vogliamo poter contrastare anche nelle comunità da noi immigrate questa tipologia di ‘cultura’ che cultura non è – dichiara l’assessore Mario Nieddu a Quotidiano Sanità -, ma si traduce essenzialmente in una violenza eseguita su bambine e ragazze che porta a non poche conseguenze. Si tratta infatti di pratiche fortemente lesive dell’integrità psicofisica della persona e sono riconosciute a livello internazionale come una violazione dei diritti umani delle ragazze e delle donne nonchè come una forma estrema di discriminazione di genere, che riflette una profonda disuguaglianza tra i sessi. Non si può accettare!”.
“Al fine dunque di potenziare le iniziative di prevenzione e per facilitare l’eventuale emersione del fenomeno – prosegue l’assessore -, intercettando precocemente le situazioni di rischio e le donne mutilate, favorendo il contatto e l’orientamento ai Servizi sanitari e sociosanitari, con la Giunta abbiamo deliberato per la realizzazione di un programma formativo finalizzato alla prevenzione e al contrasto delle mutilazioni genitali femminili e per il quale abbiamo destinato, in termini di risorse, l’ammontare di 49.452,61 euro”.
“Il programma – spiega l’esponente di Giunta – sarà rivolto a tutte quelle figure professionali che svolgono un ruolo di raccordo tra le donne, le famiglie e le comunità di immigrati da un lato, ed i servizi socio-sanitari dall’altro. Ossia mi riferisco a mediatori/mediatrici culturali, ad assistenti sociali dei Comuni e delle Aziende sanitarie, a rappresentati di associazioni e organizzazioni di volontariato e operatori sanitari e socio sanitari impegnati nelle attività di assistenza ai migranti irregolari”.
“Relativamente alla realizzazione del programma formativo, essa è affidata all’Azienda Regionale della Salute (ARES Sardegna) che si potrà avvalere del supporto tecnico-scientifico della struttura organizzativa di Prevenzione e promozione della salute afferente al Dipartimento di Prevenzione della ASL di Cagliari, individuata peraltro capofila regionale. Il finanziamento è dunque assegnato all’ARES Sardegna e sarà erogato in due tranche: il 70% nella fase di avvio e il restante 30% a conclusione dell’attività formativa in base alla relazione finale delle attività svolte, e alla rendicontazione delle spese effettivamente sostenute”, conclude Nieddu.
Elisabetta Caredda