Ortopedia. Al Policlinico Abano 1.500 pazienti operati al ginocchio con il robot 

Ortopedia. Al Policlinico Abano 1.500 pazienti operati al ginocchio con il robot 

Ortopedia. Al Policlinico Abano 1.500 pazienti operati al ginocchio con il robot 
L’attività di protesica con il Mako Rio è iniziata nel 2011. L’innovativa tecnologia è impiegata per pazienti affetti da grave artrosi che limita la deambulazione e compromette lo svolgimento delle attività quotidiane.

L’Ortopedia del Policlinico Abano di Abano Terme taglia il traguardo dei 1.500 pazienti operati al ginocchio con tecnica robotica. La struttura sanitaria, presidio ospedaliero della Regione Veneto, ha in questo settore una delle casistiche tra le più ampie d’Italia. I risultati, che si aggiungono a quelli della protesica con tecnica tradizionale che si attesta a oltre 10mila interventi negli ultimi 13 anni, sono oggetto di numerose pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali.

Il reparto di Ortopedia II – Chirurgia del Ginocchio, diretto da Emanuele Furlan, utilizza la tecnologia Mako Rio dal 2011, importata dagli Stati Uniti, per protesi mono-compartimentali (sostituzione di una sola parte dell’articolazione danneggiata) o totali di ginocchio in pazienti affetti da grave artrosi che causa limitazioni nel camminare e nello svolgere le normali attività quotidiane.

La pianificazione dell’intervento
Dopo la valutazione clinica del paziente, si procede all’acquisizione di una TAC tridimensionale sulla quale il chirurgo può programmare virtualmente il posizionamento ottimale della protesi per ripristinare la cinematica del ginocchio.

Una volta pianificato l’intervento al computer, in sala operatoria si procede grazie all’utilizzo di un sistema di telecamere a infrarossi che si interfacciano con alcuni sensori posizionati sul ginocchio. Il chirurgo può collocare la protesi così come è posizionata sul modello virtuale e riprodurre fedelmente il lavoro preimpostato. L’operazione viene seguita su un monitor dal medico che agisce mediante un braccio guidato dal software ed effettua la fresatura per l’alloggio della protesi.

“Con questa metodica – spiega il dottor Emanuele Furlan, responsabile del team dell’Ortopedia II – Chirurgia del Ginocchio – si risparmia tessuto osseo e, una volta cementata la protesi, l’intervento si conclude con la consueta sutura per strati dei tessuti. Il paziente inizia poi a distanza di poche ore il recupero funzionale”. Mediamente questo intervento dura complessivamente un’ora o poco più a seconda del tipo di impianto (totale o monocompartimentale).

I vantaggi
L’impianto di protesi tramite il sistema robotico è più accurato rispetto alla tecnica manuale. “Questo strumento – spiega l’ortopedico – offre al chirurgo la soluzione per un trattamento mini-invasivo. Si riducono i tempi di recupero post-operatorio, di ricovero e di ripresa della mobilità oltre che il sanguinamento durante l’intervento e nel post-operatorio. Inoltre, consente un miglior controllo del dolore dopo l’operazione”. La degenza dura due o tre giorni ed è prevista una riabilitazione fisioterapica precoce per il raggiungimento di un’ottimale autosufficienza.

Il reparto, fondato nel 1994 dal dottor Roberto Nardacchione, ora senior consultant, si occupa di un ampio spettro di patologie di carattere traumatico (lesioni meniscali, legamentose e cartilaginee), di carattere degenerativo (gonartrosi – artrosi del ginocchio) e legate al morfotipo (deviazioni assiali – varo o valgo, lussazioni di rotula). Fanno parte dell’équipe anche gli ortopedici Mattia Berti, Fabrizio De Nardi, Alberto Girotto, Guido Maritan e Federico Roman.

29 Aprile 2024

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