Osteoporosi. La Regione ha pronto un nuovo modello organizzativo di presa in carico dei pazienti

Osteoporosi. La Regione ha pronto un nuovo modello organizzativo di presa in carico dei pazienti

Osteoporosi. La Regione ha pronto un nuovo modello organizzativo di presa in carico dei pazienti
Presso l’assessorato alla Salute un comitato scientifico formato da esperti di varie discipline hanno dato il via ai lavori per l’elaborazione di un modello clinico e gestionale in grado di dare la più efficace risposta al bisogno di cura e prevenzione dei pazienti con fragilità ossea. 

Presso l’assessorato alla Salute della Regione Campania, Isola C3 del Centro Direzionale un comitato scientifico formato da esperti di varie discipline (Annamaria Colao, Cristiano Coppola, Antonio Del Puente, Mariano Fusco, Giovanni Iolascon, Luciano Sagliocca ed il responsabile del settore farmaceutico Ugo Trama) ha definito in un tavolo di lavoro l’elaborazione di un modello clinico e gestionale in grado di dare una più efficace risposta al bisogno di cura e prevenzione dei pazienti con fragilità ossea.

La fragilità ossea è la conseguenza tipica dell’osteoporosi, malattia osteo-metabolica che, in particolare nelle persone che hanno superato i 50 anni, determina un’alterazione dell’apparato scheletrico e comporta fratture spontanee o conseguenti a lievi traumi. Si tratta di una patologia subdola, che si sviluppa nella completa assenza di sintomi e senza provocare dolore e molto diffusa: in Italia colpisce infatti oltre cinque milioni di persone, ovvero una donna su tre dopo la menopausa, in relazione al calo di estrogeni, ed un uomo su quattro. In chi ha l’osteoporosi spesso le ossa diventano talmente fragili che è sufficiente un banale colpo di tosse a determinare la frattura delle costole o il semplice restare a lungo in piedi per causare la rottura del femore.

E’ evidente, dunque, la necessità di individuare tempestivamente i pazienti con osteoporosi, a rischio di fratture multiple e ripetute, per avviarli attraverso specifici indicatori al miglior percorso terapeutico e riabilitativo e alla prevenzione delle recidive. Da qui l’obiettivo del gruppo di lavoro interdisciplinare, organizzato per tavoli tecnici altamente specialistici e per elaborare il più efficiente iter diagnostico, terapeutico ed assistenziale da adottare sul territorio regionale, in grado non solo di intercettare ma anche di prendere in carico e seguire in ogni fase il paziente con frattura da fragilità, dopo il primo evento “frattura”.

Destinatari delle linee guida saranno quindi non solo gli ortopedici del Pronto soccorso – i primi ad interagire con i pazienti che accusano fratture – ma anche reumatologi, endocrinologi, geriatri, internisti, nefrologi, ginecologi, medici di Medicina Generale, fisiatri e farmacisti.
 
Al tavolo di lavoro partecipano anche Maria Triassi ordinario di Igiene presso il Dipartimento di Sanità Pubblica della Federico II, già responsabile scientifica di Osteonet progetto per la prevenzione e la cura dell'osteoporosi, ed il consigliere dell’Ordine dei Medici di Napoli Mario Delfino ordinario di dermatologia presso lo stesso Ateneo.
 
Convegno internazionale a Napoli
Nel mirino l’osteoporosi dunque: a Napoli i riflettori su questa patologia sono stati accesi in questi giorni nell’Aula Magna della Scuola di Medicina del Policlinico Federico II, appuntamento internazionale con i maggiori esperti italiani del settore e lo statunitense Kenneth Saag luminare della disciplina. In primo piano la Reumatologia del policlinico collinare diretta da Raffaele Scarpa che ha contribuito significativamente alle conoscenze in questo campo conducendo pionieristici studi epidemiologici nella popolazione napoletana e nell’isola di Ischia contribuendo a definire i valori di normalità della densità ossea usando gli ultrasuoni per la popolazione pediatrica nazionale. Da ricordare anche lo studio sull’effetto della carenza di vitamina D come principale fattore di rischio per la prima frattura.
 
“Un dato – dice Scarpa – che ha allertato anni fa la comunità scientifica sull’importanza di questo fattore, precedentemente sottovalutato soprattutto alle nostre latitudini e che è possibile correggere con la semplice esposizione quotidiana per soli 15 minuti alla luce del sole di braccia e gambe". In ambito assistenziale l’ambulatorio di osteoporosi della Reumatologia del policlinico svolge da anni un’intensa attività per i pazienti con osteoporosi primitiva o conseguente a trattamenti cronici con cortisone, affetti da Aids, patologie neurologiche, intolleranza al glutine, affetti da patologie emato-oncologiche, trapiantati e pazienti pediatrici. Nell’ambulatorio il referente di questa disciplina è Antonio del Puente, già membro del consiglio direttivo degli organismi societari a livello nazionale che ha partecipato a studi clinici nazionali ed internazionali.
 
“Le fratture da fragilità – spiega quest’ultimo – rappresentano un temibile rischio non solo nei pazienti che soffrono di osteoporosi primitiva, ma anche nei pazienti con patologie o terapie che aumentano il rischio di fratture. Quasi sempre il risultato è la compromissione dello stato di salute globale e un incremento di disabilità e mortalità. Vi è quindi la necessità di riconoscere le fratture da fragilità come una priorità per la sanità pubblica e di integrare la prevenzione e la gestione specifica dell’osteoporosi che può essere corretta e prevenuta con trattamenti di documentata efficacia".

Le fratture da fragilità colpiscono una donna su tre e un uomo su cinque dai 50 anni in su e non sono un normale segno di invecchiamento, ma la conseguenza di una specifica patologia. In Italia nel 2017 si sono verificate 560.000 fratture, con un costo per il sistema sanitario nazionale di 9,4 miliardi di euro. Una frattura aumenta da 5 a 7 volte il rischio imminente di fratture successive e innesca una spirale negativa di dipendenza dall’assistenza sanitaria, aumento dei costi e compromissione della qualità della vita. Purtroppo i risultati degli studi dimostrano che il 75% dei pazienti anziani viene dimesso dagli ospedali italiani dopo una frattura del femore senza ricevere alcun trattamento farmacologico per l’osteoporosi.

L’attività fisica costante, lo stile di vita, una dieta ricca di calcio che può essere assunta anche dall’acqua oltre che dai formaggi e latticini, molta verdura e frutta sono di notevole aiuto a mantenere a lungo la salute delle ossa. 
 
Ettore Mautone

22 Novembre 2019

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