Parità e disparità nella società odierna: senza una rete partecipata ogni tentativo è vano

Parità e disparità nella società odierna: senza una rete partecipata ogni tentativo è vano

Parità e disparità nella società odierna: senza una rete partecipata ogni tentativo è vano
Il recente inasprimento delle pene ed i più tiepidi interventi in via di strumenti di prevenzione possono avere una loro valenza, ma sappiamo bene che non solo punendo ma educando e modificando la società si produce cambiamento: le pene, meglio se certe, sono l’ultimo tassello di un percorso che deve partire dalla famiglia, dalle scuole, per arrivare nei luoghi di lavoro e dove si nasconde la cultura della misoginia e della sopraffazione

Sono unanimi e intensi i sentimenti di rabbia, vergogna e di amara disillusione dinanzi ai casi recenti. Notizie di cronaca che quasi quotidianamente ci riportano fatti di sangue a danno di donne, che provocano un senso di profonda impotenza e frustrazione. Come far finta di niente domani e voltar pagina, pensando che tutto passerà e che se ciò accade, è solo per pura fatalità. Una fatalità questa alla quale non ci si può più permettere di affidarsi. Non si sta parlando qui di diversità di genere, né di parità tra uomini e donne, bensì ancora prima di rispetto, dignità e sicurezza verso chi è vittima del suo stesso destino e che una intera comunità non riesce a tutelare e difendere da una morte annunciata. E di questo le Istituzioni devono farsi carico.

Nel 2023 sono 107 le donne vittime di un femminicidio che riteniamo spietato. Numeri della Commissione parlamentare d’inchiesta che nascondono volti, sentimenti di donne con una storia, il loro vissuto. Donne di tutte le età e classe sociale, di varie regioni del Nord e del Sud, che si sono trovate sole al cospetto del loro assassino, che era forse la persona amata o quella per cui l’amore era finito. Donne che lavoravano o non lavoravano, madri o non madri, semplicemente Donne.

Certo, il recente inasprimento delle pene ed i più tiepidi interventi in via di strumenti di prevenzione, anch’essi recentemente introdotti, possono avere una loro valenza, ma sappiamo bene che non solo punendo ma educando e modificando la società si produce cambiamento: le pene, meglio se certe, sono l’ultimo tassello di un percorso che deve partire dalla famiglia, dalle scuole, per arrivare nei luoghi di lavoro e dove si nasconde la cultura della misoginia e della sopraffazione anche se in forma larvata. E’ stato chiesto un minuto di silenzio. Come se bastasse per smuovere le coscienze e risvegliare l’attenzione sul valore della dignità, sul rispetto della vita umana, sulla responsabilità e sul senso di giustizia sociale ormai dimenticati.

La violenza sulle donne è oppressione. È discriminazione. È negazione della libertà. E non è solo un problema delle donne, ma di tutti e tutte. È una questione di giustizia, di democrazia, di civiltà. Non possiamo accettare che le donne siano discriminate, umiliate, abusate, uccise solo perché donne. Non possiamo tollerare che siano costrette a vivere in condizioni di paura, di isolamento, di dipendenza economica e affettiva dai loro aguzzini. Non possiamo permettere che siano private della loro libertà, della loro autonomia, della loro felicità. Per questo, dobbiamo agire.

Per garantire che le leggi che tutelano le donne dalla violenza siano applicate in modo efficace e tempestivo; che le Istituzioni siano sensibili e competenti nel gestire i casi di violenza; che la cultura e i media promuovano una rappresentazione delle donne rispettosa e non stereotipata; che la società civile sia solidale e attiva nel sostenerle. Questo vuol dire fare rete e impegnarsi a denunciare, a informare, a creare spazi di confronto e di sostegno, a organizzare iniziative di sensibilizzazione e di prevenzione. Questo vuole dire essere Rete. Quella della solidarietà, della reciprocità. Patrimonio prezioso da valorizzare, sostenere e ampliare. Quella rete che non si arrende, ma che continua a lottare per un mondo senza violenza, senza paura, senza discriminazione. Quella, insomma, che non si ferma ma che va oltre i confini, oltre le differenze, oltre i pregiudizi. La rete che ci unisce, che ci rende migliori, che ci fa sperare.

Auspichiamo che questa rete, le cui maglie sono ancora troppo larghe e in parte sfilacciate, si stringa velocemente per essere efficace. E per essere tale deve essere elastica e arrivare anche dove sembra impossibile. Deve infine consentire che le donne siano presenti, non tanto rappresentate ma necessariamente presenti, nei luoghi della scelta, della contrattazione fatta in nome loro, ma senza di loro, per portare finalmente la società ad un livello di giustizia sostanziale e dare attuazione concreta all’articolo 3 della nostra Costituzione: il principio più invocato ma anche il più disatteso.

Gruppo Donne Anaao Toscana
in occasione della Giornata mondiale contro la violenza di genere

Gruppo Donne Anaao Toscana

27 Novembre 2023

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