Per l’Ipasvi Firenze il modello del futuro si chiama “chronic care” 

Per l’Ipasvi Firenze il modello del futuro si chiama “chronic care” 

Per l’Ipasvi Firenze il modello del futuro si chiama “chronic care” 
Il Collegio degli infermieri di Firenze ha organizzato un corso di formazione sulla Sanità di iniziativa e sull’aderenza terapeutica. L’obiettivo è “capire quale ruolo avrà l’infermiere” e “sviluppare paradigmi del lavoro di équipe correlati alle competenze per favorire il ‘chronic care model’”.

Quali sono le responsabilità e competenze nel favorire l’aderenza terapeutica? Per capire quale ruolo avrà l’infermiere, sempre più anello di congiunzione tra medici e malati di patologie croniche, l’Ipasvi di Firenze ha deciso di organizzare un corso di formazione ad hoc. “Corsi di formazione come quello realizzato da Ipasvi Firenze sono lungimiranti – ha affermato Lauro Mèngheri, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana -. Tra ordine degli psicologi e collegio degli infermieri c'è grande collaborazione. Ricerche pubblicate su riviste autorevoli mettono in luce il ruolo della psicologia nel chronic care model. L’ideale sarebbe potenziare le risorse per creare un'equipe ottimale ‘medico-infermiere-psicologo’”.

“Il 50% delle avversità avviene per la cattiva assunzione di farmaci – ha detto Massimo Martelloni, Direttore Medicina Legale di Lucca -, che per la maggior parte delle volte deriva da una cattiva comunicazione. Questo accresce la necessità di una collaborazione tra medici e infermieri a tutti i livelli, con la costruzione di un nuovo sistema in materia di responsabilità professionale”.

“La figura dell'infermiere è fondamentale – ha detto Emanuele Messina, direttore della scuola di formazione dei medici di medicina generale – nel modello chronic care, ma per applicare un modello efficace gli infermieri devono avere tempo specificamente indirizzato a questa attività. Forse in un futuro partendo da questi presupposti si potrà parlare di infermiere di famiglia. Il paziente deve rendere conto della propria condotta all’infermiere sì, però poi i risultati delle terapie sono stupefacenti”.

“L'obiettivo è fornire un punto di vista diverso rispetto al paradigma storico malattia-terapia-esecuzione della terapia – ha spiegato Mariaflora Succu, infermiera -. Adesso abbiamo uno scenario più aperto e noi infermieri dobbiamo essere quegli agenti di cambiamento nella vita delle persone che le portano ad aderire ad uno schema terapeutico che rappresenti un patto di fiducia tra paziente ed equipe sanitaria”

“Sono stati analizzati i modelli assistenziali per la presa in carico di un paziente con patologie croniche e abbiamo parlato degli strumenti che – ha commentato Cecilia Pollini, Infermiera – può utilizzare l'infermiere per migliorare l'aderenza terapeutica. L'infermiere ha un ruolo centrale per quanto riguarda gli interventi di educazione degli stili di vita e nel rapporto con paziente e famiglia, siamo l’anello di collegamento tra assistito e medico”.

Per quanto riguarda il tema dell'aderenza terapeutica, “è indubbio – ha proseguito Valentina Panella, psicologa, psicoterapeuta – che una condivisione di obiettivi e piani terapeutici si possa raggiungere solo attraverso una relazione professionista-cittadino efficace e basata sulla fiducia. Questo riguarda da vicino il personale infermieristico proprio per il ruolo che ricopre nel favorire questa relazione. é necessaria però una formazione sempre più ampia anche per quanto riguarda la dimensione psicosociale e le competenze comunicative”.

04 Novembre 2016

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