“Personale Usca reclutato impropriamente”. Lo Snami Veneto chiama in causa la Regione

“Personale Usca reclutato impropriamente”. Lo Snami Veneto chiama in causa la Regione

“Personale Usca reclutato impropriamente”. Lo Snami Veneto chiama in causa la Regione
E’ ancora la carenza dei medici, in particolare quelli di C.A. (continuità assistenziale) ad essere messa sotto accusa dal sindacato. Che, tramite una nota indirizzata alla Regione Veneto, denuncia come in molte Ulss sia diventato comune coprire i posti scoperti con il personale Usca. Alla Regione chiesto di vigilare sulla regolare applicazione della normativa in materia e sollecitata l’apertura di un tavolo per soluzioni mirate. IL DOCUMENTO

“Vista la carenza di medici di C.A. in tutte le U.L.S.S. del Veneto, e visto che molte U.L.S.S. stanno utilizzando personale USCA in sostituzione di questi medici, abbiamo comunicato alla Regione la nostra contrarietà rispetto a quanto si sta verificando. Questa sostituzione di ruoli, oltre ad essere un fatto antieconomico, va anche al di fuori del dettato normativo del Decreto Legge 09 marzo 2020 n.14 (con entrata in vigore del provvedimento in data 10.03.2020) capo II art.8. Non deve esistere che le Ulss venete reclutano impropriamente il personale USCA per mansioni diverse dal motivo per cui le Unità Speciali di Continuità Assistenziale sono state istituite”. Così il presidente regionale Snami Veneto, Salvatore Cauchi, annuncia la diffida inviata alla Regione.

Il Capo II Articolo 8 del Decreto Legge 09 marzo 2020 n.14, ricorda lo Snami Veneto, prevede che “al fine di consentire al medico di medicina generale o al pediatra di libera scelta o al medico di continuità assistenziale di garantire l'attività assistenziale ordinaria, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano istituiscono, entro dieci giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, presso una sede di continuità assistenziale già esistente una unità speciale ogni 50.000 abitanti per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da COVID-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero. L'unità speciale è costituita da un numero di medici pari a quelli già presenti nella sede di continuità assistenziale prescelte. Possono far parte dell'unità speciale: i medici titolari o supplenti di continuità assistenziale; i medici che frequentano il corso di formazione specifica in medicina generale; in via residuale, i laureati in medicina e chirurgia abilitati e iscritti all'ordine di competenza. L'unità speciale è attiva sette giorni su sette, dalle ore 8.00 alle ore 20.00, e ai medici per le attività' svolte nell'ambito della stessa è riconosciuto un compenso lordo di 40 euro ad ora”.

Il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta o il medico di continuità assistenziale , recita ancora il decreto, “comunicano all'unità speciale di cui al comma 1, a seguito del triage telefonico, il nominativo e l'indirizzo dei pazienti di cui al comma 1. I medici dell'unità speciale per lo svolgimento delle specifiche attività devono essere dotati di ricettario del Servizio sanitario nazionale, di idonei dispositivi di protezione individuale e seguire tutte le procedure già all'uopo prescritte. Il triage per i pazienti che si recano autonomamente in pronto soccorso dovrà avvenire in un ambiente diverso e separato dai locali adibiti all'accettazione del medesimo pronto soccorso, al fine di consentire alle strutture sanitarie di svolgere al contempo le ordinarie attività assistenziali”.

Il tutto resterò in vigore solo fino alla durata dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, come stabilito dalla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020.

“Da questo dispositivo di legge – evidenzia dunque Cauchi – si capisce bene che le USCA sono sollecitate da tre categorie di medici: medico di medicina generale, pediatra di libera scelta o medico di continuità assistenziale, ma non che queste unità speciali sostituiscano i medici di C.A. Poi, se c’è una carenza di medici di C.A. chiediamo alla Regione Veneto, a prescindere dalla carenza o meno, che vigili che nelle Ulss venete venga applicano il Decreto Legge 09 marzo 2020 n.14 in maniera propria e non impropria come stanno facendo da tempo. Poi chiediamo sempre alla Regione Veneto che  istituisca urgentemente un tavolo con le OO.SS. per trovare soluzioni congrue alla carenza dei medici di C.A.”, conclude il presidente dello Snami Veneto.
 
Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

08 Luglio 2021

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