Piemonte. Al via nuova rete assistenza territoriale. Obiettivo: garantire connessioni con il tessuto ospedaliero

Piemonte. Al via nuova rete assistenza territoriale. Obiettivo: garantire connessioni con il tessuto ospedaliero

Piemonte. Al via nuova rete assistenza territoriale. Obiettivo: garantire connessioni con il tessuto ospedaliero
La giunta regionale ha approvato una specifica delibera. Saitta: “Vogliamo  riportare nella sanità una vera civiltà assistenziale, che eviti inutili e dispendiosi passaggi del paziente tra i vari soggetti erogatori del sistema sanitario”. 

“Un atto di programmazione che procederà di pari passo con la revisione della rete ospedaliera, a partire dal 2016, un tassello indispensabile a garantire l’offerta sanitaria adatta ai nuovi bisogni di salute della popolazione del Piemonte”. L’assessore alla sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta, definisce così la delibera sulla rete di assistenza territoriale approvata oggi dalla Giunta regionale “a completamento del primo anno di faticoso lavoro per riorganizzare una sanità cresciuta senza indirizzi e senza controlli. Porterò al prossimo tavolo ministeriale anche questa delibera alla quale ho lavorato con un gruppo istituito nel novembre scorso, ma con il contributo diretto di tanti soggetti, dalle istituzioni locali agli Ordini e categorie professionali, dai semplici cittadini alle associazioni: ho ricevuto centinaia di contributi indicazioni, proposte, molte le ho raccolte direttamente nei territori in decine e decine di incontri”.

L’obiettivo è quello di strutturare reti territoriali connesse con le reti ospedaliere per rispondere ai nuovi bisogni di salute di una popolazione che invecchia, “ma soprattutto – dice Saitta – riportare nella sanità una vera civiltà assistenziale, che eviti inutili e dispendiosi passaggi del paziente tra i vari soggetti erogatori del sistema sanitario, restituendogli la sensazione di attenzione e di presenza da parte della sanità pubblica”.

Il Piemonte, dove vivono il 7 % degli italiani, è una delle regioni più vecchie: nel 2011 gli over 65 erano 1.023.195 e l’indice di invecchiamento (che rapporta gli ultrasessantacinquenni al totale della popolazione) era del 23.4 % mentre alla stessa data, in Italia gli over 65 anni erano 12.301.537 pari al 20.3 % del totale della popolazione. Una popolazione che invecchia in condizioni di salute migliori, perché negli ultimi decenni è profondamente mutato lo scenario epidemiologico caratterizzato da un aumento della prevalenza di patologie croniche, di cui in Italia (dati Istat 2011) soffre almeno il 38.6% della popolazione.

“La cura dei pazienti cronici richiede non tanto un aumento di risorse, quanto piuttosto un’inversione di tendenza culturale – aggiunge Saitta – perché i pazienti cronici necessitano di risposte integrate e multidisciplinari. Le strutture ospedaliere restano la sede più adatta per la diagnosi e la cura degli episodi acuti, ma le altre prestazioni (visite ed esami specialistici, consumo di farmaci, riabilitazione) hanno sul territorio il luogo più appropriato di erogazione, spesso anche al domicilio stesso dei pazienti: per la diffusione di patologie croniche a rilevante impatto sociale, vogliamo conciliare esigenze di equità e di solidarietà con il quadro delle risorse disponibili”.

L’assistenza socio sanitaria territoriale rappresenta uno dei tre macro livelli di assistenza in cui si vuole declinare l’offerta del servizio sanitario in Piemonte (insieme alla prevenzione e all’assistenza ospedaliera) attraverso: assistenza primaria (medicina generale, pediatria di libera scelta e continuità assistenziale), assistenza specialistica territoriale e attività erogate dalle strutture distrettuali delle Asl (assistenza domiciliare e residenziale socio-sanitaria ad anziani non autosufficienti, disabili, minori, salute mentale).

La delibera individua tra le linee di azione, la valorizzazione del ruolo dei Distretto come articolazione operativa fondamentale delle Asl per il governo della rete territoriale, ma anche il ruolo del sistema dell’assistenza primaria, compresa la continuità assistenziale, primo livello clinico di contatto dei cittadini con il sistema sanitario regionale; poi il coordinamento tra medici di famiglia e pediatri di libera scelta, strutture operative a gestione diretta, servizi specialistici ambulatoriali e strutture ospedaliere ed extra-ospedaliere accreditate; l’erogazione delle prestazioni afferenti all’area socio-sanitaria ad elevata integrazione sanitaria.

Il piano di assistenza territoriale (PAT) dovrà essere adottato da ogni singola Azienda sanitaria entro il 31 dicembre 2015 (lo schema tipo sarà approvato dalla Giunta regionale entro il 30 settembre prossimo) e verrà aggiornato annualmente con la programmazione pluriennale di bilancio delle singole Asl. Per l’assistenza primaria, la definizione della piattaforma relativa ai nuovi accordi integrativi regionali per i professionisti convenzionati sarà approvata appena siglato a Roma l’adeguamento degli accordi collettivi nazionali.
Ribadito inoltre il ruolo dei sindaci nella programmazione territoriale distrettuale, per il parere sulle attività dei Distretti, l’approvazione dei Profili e piani di salute e per la diffusione dell’informazione sui settori socio-sanitari e socio-assistenziali.
 

29 Giugno 2015

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