Piemonte. Dabbene (Fimmg): “Più ‘guardia medica’ contro il caos al Pronto soccorso”

Piemonte. Dabbene (Fimmg): “Più ‘guardia medica’ contro il caos al Pronto soccorso”

Piemonte. Dabbene (Fimmg): “Più ‘guardia medica’ contro il caos al Pronto soccorso”
Per evitare il sovraffollamento dei PS basterebbe applicare le norme regionali sulla guardia medica. Ne è convinto il segretario regionale della Fimmg, che spiega come “in tutti i distretti del Piemonte, quando manca copertura dei Mmg, entra in servizio la Continuità Assistenziale, già Guardia Medica, in cui lavorano medici di famiglia”. Torino la città più carente.

“In tutti i distretti della Regione Piemonte, quando manca copertura dei medici di famiglia, entra in servizio – spiega Alessandro Dabbene, segretario regionale di Fimmg- la Continuità Assistenziale, un tempo detta Guardia Medica, in cui lavorano medici di Medicina Generale. Il servizio può effettuare visite domiciliari, ma mette a disposizione anche ambulatori in cui i cittadini possono recarsi per una valutazione che solo in rari casi esita nel ricovero in Pronto Soccorso".
 
Dunque secondo Dabbene basterebbe applicare le norme regionali sulla guardia medica per evitare il sovraffollamento dei pronto soccorso. Il segretario regionale Fimmg sottolinea le pesanti criticità della città di Torino “uniche – dice – in tutta la Regione: il numero di medici a disposizione è meno della metà di quanto previsto dalla normativa vigente, con 1 medico assunto ogni 14.000 abitanti anziché 1 ogni 6.500. Inoltre, per tutta la città di Torino sono a disposizione soltanto 2 ambulatori per gli utenti e in ognuno lavora un solo medico: quasi nulla in confronto ai 17 ambulatori dell'Asl TO3 e ai 16 dell'Asl TO4. È chiaro che se la cittadinanza torinese si riversa presso gli unici due ambulatori aperti nei giorni di festa creando, come avvenuto durante il periodo natalizio, code di 40 persone in attesa, molti preferiscono rivolgersi ai più accoglienti e disponibili ospedali".
 
Dabbene infine denuncia anche limiti per la centrale operativa del servizio, che nelle scorse settimane ha visto oltre 30 chiamate in coda. “I medici non hanno tregua con più di 15 visite domiciliari consecutive per ciascuno nelle 12 ore del turno, senza il tempo per una pausa".

12 Gennaio 2015

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