Piemonte. Un torneo di pallavolo in carcere. “Facciamo riabilitazione attraverso lo sport”

Piemonte. Un torneo di pallavolo in carcere. “Facciamo riabilitazione attraverso lo sport”

Piemonte. Un torneo di pallavolo in carcere. “Facciamo riabilitazione attraverso lo sport”
Si disputerà venerd' la XIX edizione del torneo di pallavolo tra i detenuti tossicodipendenti e gli studenti degli istituti Ettore Majorana di Torino, Giuseppe Peano di Torino e Luigi Des Ambrois di Ulzio. Ad organizzare l’evento l’Associazione Iride di Grugliasco in collaborazione con l’Asl To2.

Rappresentative di detenuti tossicodipendenti contro studenti di Istituti superiori di Torino e provincia. La sfida è in un campo di 18 metri per 9. L’Associazione Sportiva Socio-culturale Iride di Grugliasco, in collaborazione con il Servizio Dipendenze Area-Penale dell’Asl TO2 e l’Amministrazione Penitenziaria, organizza infatti il 22 maggio, nella Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, un torneo di pallavolo fra detenuti tossicodipendenti e studenti di Istituti Scolastici Superiori di Torino e provincia.

Le scuole coinvolte sono il Liceo Scientifico Ettore Majorana di Torino, l’Itis Giuseppe Peano di Torino e l’Iiss Luigi Des Ambrois di Ulzio. La manifestazione sportiva, giunta alla XIX edizione, quest’anno vede per la prima volta anche la partecipazione di una squadra amatoriale femminile di volley, “La Stella Rivoli”.

I detenuti tossicodipendenti partecipanti al torneo di pallavolo fanno parte della Comunità Arcobaleno, gestita dal Servizio Dipendenze – Area Penale dell’Asl TO2, in collaborazione con l’Amministrazione Penitenziaria, una struttura terapeutica situata all’interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, che si occupa della cura e riabilitazione dei detenuti con dipendenza da sostanze, che volontariamente scelgono di intraprendere un percorso di elaborazione e condivisione di un modello di vita estraneo a quello tossicomane e alla cultura deviante.

“La dipendenza da sostanze è una patologia complessa, che si caratterizza per una compromissione dei meccanismi cerebrali di ‘ricompensa’, la cui disfunzione si accompagna a un’ incapacità di astenersi dall’uso di sostanze, a disturbi nel controllo del comportamento, scarsa percezione dei rischi collegati ai propri comportamenti e alterazione delle gerarchie motivazionali – spiega Enrico Teta, Responsabile Ser.D. Area Penale Asl TO 2 – il programma terapeutico-riabilitativo della dipendenza si avvale di un progetto individualizzato centrato sulla persona, sulle sue caratteristiche e bisogni, finalizzato a valorizzare e ripristinare le sue abilità residue o potenziali, per un positivo reinserimento sociale. Il trattamento è favorito da relazioni e ambienti incentivanti e positivi, che alimentano la fiducia nella possibilità di cambiamento e nella capacità di realizzarlo. Per questo nella Comunità Arcobaleno l’organizzazione della vita quotidiana, le modalità relazionali, le attività terapeutiche e riabilitative sono tese a creare un ambiente dove il tossicodipendente detenuto possa sperimentarsi in una nuova dimensione, scoprire le proprie risorse e fare suoi nuovi comportamenti e sistemi valoriali”.

La Comunità Arcobaleno, collocata presso il Padiglione E del Lorusso e Cutugno, gode di un regime penitenziario definito ‘a custodia attenuata’, che favorisce, pur in una condizione detentiva, la realizzazione di questo tipo di interventi sanitari di cura e riabilitazione.

“Fra le attività svolte un ruolo significativo riveste lo sport, la cui pratica richiede allenamento fisico, ma anche costanza, disciplina e gioco di squadra per conseguire validi risultati – prosegue il Dott. Teta – ciò stimola l’apprendimento dell’importanza delle regole, il riconoscimento del valore del gruppo e della cooperazione per il conseguimento dell’obiettivo. L’attività sportiva costituisce anche un significativo strumento per mettere in contatto la realtà interna al carcere con quella esterna, favorendo una reciproca conoscenza, una condivisione di esperienze ed emozioni, che aiuta a contrastare i pregiudizi e la diffidenza verso un mondo che la società tende ad ignorare. Durante le gare l’agonismo sportivo si alterna con momenti in cui i ragazzi e i detenuti si raccontano frammenti di storie di vita, errori e desideri, accomunati nella speranza di un futuro migliore. Le droghe inevitabilmente irrompono nei dialoghi e diventano motivo di riflessione per gli studenti che, attraverso la voce di coloro che ne sono stati vittima e le stanno combattendo, possono comprenderne ancora di più gli effetti nefasti”.

In definitiva, se il carcere è in una qualche misura il riflesso del disagio della società, anche grazie allo sport può divenire invece opportunità riabilitativa e luogo di confronto e incontro per nuove relazioni sociali.
 

21 Maggio 2015

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