Protesta dei medici di famiglia. MMG-Sardegna: “No ad Accordi che ci impongono di essere dipendenti senza tutele” 

Protesta dei medici di famiglia. MMG-Sardegna: “No ad Accordi che ci impongono di essere dipendenti senza tutele” 

Protesta dei medici di famiglia. MMG-Sardegna: “No ad Accordi che ci impongono di essere dipendenti senza tutele” 
L’associazione ha manifestato a Cagliari in contemporanea ai colleghi di Puglia e Campania. Melis: “Siamo stati ricevuti dalla presidente della commissione Salute che ha fatto sua la nostra istanza. Tra i problemi presentati, il dissenso verso l’ACN ed il conseguente AIR di fatto peggiorativo delle attuali condizioni in cui si trovano ad operare i medici in Sardegna e nel resto d'Italia”.

La manifestazione dei medici di famiglia che di recente si è tenuta in alcune regioni italiane, come Puglia e Campania, per protestare sulla trattativa che impone ai medici di medicina generale ad essere dei dipendenti di fatto, privi di tutele, ha trovato partecipazione anche dagli specialisti dell’associazione ‘MMG – Sardegna.

“Uniti sotto il palazzo del Consiglio regionale qualche giorno fa a Cagliari assieme ai colleghi dell’associazione, al Presidente Pietro Satta e alla Segretaria Marisella Lara – spiega a Quotidiano Sanità la dott.ssa Rosalba Melis, medico di famiglia e specialista anche in Otorinolaringoiatria, tra i soci fondatori dell’associazione ‘MMG Sardegna’ -, in contemporanea alla manifestazione dei colleghi di Napoli e della Puglia abbiamo voluto portare la nostra voce alle Istituzioni circa il netto dissenso verso un Accordo collettivo Nazionale e un conseguente Accordo Integrativo regionale difatto peggiorativo delle attuali condizioni in cui si trovano ad operare i medici in Sardegna e nel resto d’Italia”.

“Nell’occasione – prosegue la dottoressa -, siamo stati ricevuti dalla presidente della commissione Salute, Carla Fundoni (PD), medico specialista in malattie infettive e in radioterapia, che ha condiviso la nostra istanza e se ne farà portavoce nelle sedi istituzionali”.

“Tra i problemi presentati, quello del Ruolo Unico che costringe i professionisti a ulteriore carico di attività lavorativa, con un surplus di lavoro oltre che nel proprio ambulatorio anche nelle case di comunità, in rapporto al numero di assistiti, continuità assistenziale (Guardia Medica), assistenza ai turisti nelle località dove un tempo era prevista la Guardia Turistica, disponibilità a fare ambulatorio anche nelle sede carenti ricadenti nello stesso ambito territoriale e oltre. Rimane ambiguo anche il ruolo e la gestione delle Aggregazioni funzionali territoriali (AFT): le si vorrebbe far “gestire” a qualche cooperativa, e già questo aspetto pone degli interrogativi se questo percorso sia stato voluto appositamente per qualche interesse di parte”.

“Contrari anche a contratti a isorisorse che non fanno progredire economicamente la categoria. Come AMMG Sardegna abbiamo da sempre soluzioni improntate al miglioramento della nostra professione, con una deburocratizzazione vera del lavoro quotidiano: ovvero la dematerializzazione vera di tutti i farmaci, sia in fascia A che in Fascia C, con abolizione del cartaceo, la prescrizione semestrale o annuale dei farmaci per i pazienti cronici, la fornitura dei ricettari alle case di cura private convenzione per abbattere i carichi derivanti dalle cosiddette prescrizioni indotte, sia in termini di esami strumentali e di laboratorio, sia terapeutiche. Inoltre le prescrizioni di ausili e presidi possono essere fatte dal personale amministrativo delle stesse ASL, una volta fatta e confermata la diagnosi medica”.

“Sul piano prettamente organizzativo, le AFT le concepiamo come Medicina di Gruppo, opportunamente integrate da specialisti ambulatoriali, infermiere e personale di segreteria, che grazie alla capillarità della stessa medicina generale, consentirebbe di avere una certezza dell’assistenza diurna in tutti gli ambiti territoriali, tenendo conto delle caratteristiche geomorfologiche, e al professionista migliorare notevolmente la qualità del lavoro professionale; perché proprio questo rimane il nodo importante, bilanciare la qualità del lavoro professionale con la qualità della vita privata, diventata negli anni sempre più critica, uno dei motivi principali che nel tempo hanno portato a una progressiva disaffezione a questa branca, fondamentale nel sistema sanitario nazionale”.

“La Medicina Generale rappresenta da sempre il primo accesso alle cure dei ogni cittadino, uno dei momenti cruciali per diagnosi, cura e prevenzione. Il nuovo ACN con l’istituzione del Ruolo Unico rischia di mettere una pietra tombale su un sistema finora garantista e universalista” – conclude Melis.

Elisabetta Caredda

Elisabetta Caredda

12 Settembre 2025

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