Puglia. Nel benchmark della spesa regionale una “sovraspesa” di 650 milioni dal 2005 al 2013 

Puglia. Nel benchmark della spesa regionale una “sovraspesa” di 650 milioni dal 2005 al 2013 

Puglia. Nel benchmark della spesa regionale una “sovraspesa” di 650 milioni dal 2005 al 2013 
Proseguiamo l’analisi della spesa storica regionale con la spesa benchmark dei Ssr. Dopo la Calabria ora è la volta della Puglia. Il Ssr pugliese assorbe più risorse correnti di quanto dovrebbe se fosse allineato al benchmark con le altre regioni. LO STUDIO

Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Toscana, Umbria e Veneto sono esempi di Ssr che storicamente hanno dato prova di una buona gestione economico-finanziaria (in senso relativo, rispetto alle altre Regioni e rispetto alla media Italia) e, nel contempo, della capacità di offrire prestazioni di qualità alta (sempre in senso relativo). Queste caratteristiche sono testimoniate anche dalle schede del Progetto “Bersagli” della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dai documenti della Corte dei Conti, dal recente lavoro dell’Ocse “Reviews of Health Care Quality: Italy 2014” (di Gennaio 2015).
 
Anche tenuto conto delle loro differenze in termini di grandezza, popolosità, collocazione geografica, vocazione economica, etc., prese assieme queste Regioni possono costituire un punto di riferimento valido, il benchmark, rispetto al quale valutare le performance delle altre.
 
L’esercizio qui proposto calcola il benchmark di spesa negli anni dal 1990 al 2013 e lo confronta con i dati di spesa della Puglia. Si applica a ritroso nel tempo la metodologia che Ocse ed Ecofin applicano per proiettare nel medo-lungo periodo futuro il profilo di spesa sanitaria pro-capite per fasce di età.
Dal 2005 al 2013 il Ssr pugliese assorbe più risorse correnti di quanto dovrebbe se fosse allineato al benchmark. In media, la sovraspesa è di circa 650 milioni di Euro/anno.
 
Ovviamente, come tutti i risultati di esercizi che affrontano sistemi complessi in maniera schematica e muovendosi a un livello di massima aggregazione dei conti, questo numero (i 650 milioni) va interpretato cum granu salis.
 
Da un lato il suo ordine di grandezza testimonia l’esistenza di importanti spazi di efficientamento della spesa corrente.
 
Dall’altro lato, bisogna aver chiari tre fatti:
 
– L’Italia e le sue Regioni dedicano al Ssn meno risorse, in termini di Pil, rispetto alle realtà internazionali direttamente comparabili. Efficientamenti di spesa corrente non dovrebbero esser finalizzati a tagli, ma a liberare risorse da riutilizzare e reinvestire nella sanità;
 
– In particolare, il riassorbimento del gap interregionale di qualità delle prestazioni, di dotazione infrastrutturale/strumentale e di copertura dei nuovi fabbisogni socio-sanitari richiede che i risultati dell’efficientamento della gestione corrente si riversino costantemente a rinforzare i punti deboli oggi esistenti (una guideline che non riguarda solo la Puglia evidentemente);
 
La complessità dei Ssr e il rilievo sociale delle loro funzioni obbligano a fare dell’efficientamento un percorso serio e  certo, ma graduale, di modo da non compromettere l’erogazione delle prestazioni.
Sarà interessante ripetere l’esercizio annualmente, per verificare i cambiamenti in corso.
 
Lo stesso metodo di confronto può essere applicato anche a sottovoci importanti della spesa sanitaria, come la spesa farmaceutica territoriale (i Rapporti Osmed ne riportano il profilo di spesa pro-capite per fasce di età che può esser utilizzato per inizializzare l’algoritmo di benchmarking).
 
Nicola Salerno
Reforming.it

Nicola Salerno

16 Aprile 2015

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