Regioni: sui costi standard nulla di fatto

Regioni: sui costi standard nulla di fatto

Regioni: sui costi standard nulla di fatto
Si cercherà una posizione comune in una Conferenza di due giorni convocata per il 26 e 27 ottobre. Errani: "Per andare avanti bisogna risolvere problemi molto consistenti". Intanto si comincia a lavorare al riparto per il 2011.

La Conferenza dei presidenti delle Regioni si è chiusa senza nessun passo avanti riguardo ai problemi posti dal decreto approvato dal Governo su fiscalità regionale e costi standard. Tutto rinviato ad una Conferenza straordinaria di due giorni, fissata per il 26 e 27 ottobre, che dovrebbe elaborare la posizione comune da portare poi, il 28 ottobre, alla Conferenza Unificata, con Province e Comuni. Il condizionale però è d’obbligo, perché le questioni sul tappeto sono davvero molto pesanti e le posizioni delle Regioni assai diversificate.
“La Conferenza ha confermato pienamente i punti che avevamo posto la scorsa settimana – ha detto il presidente della Conferenza Vasco Errani ai giornalisti al termine della riunione – che per noi sono decisivi per andare avanti e che sono molto importanti e consistenti”.

Al primo posto c’è la definizione del fabbisogno necessario a garantire Lea e Lep. “Per definire il fabbisogno su cui fare la federalizzazione fiscale bisogna definire i Lea e i Lep, cioè dire ai cittadini italiani quali servizi sono garantiti dalla Repubblica italiana. Senza questo – ha rimarcato il presidente della Regione Emilia-Romagna – i costi standard non risolvono i problemi, perché la legge 42 sul federalismo fiscale lavora su due gambe: costi standard e Lea e Lep”.

Il secondo punto riguarda i tagli ai finanziamenti alle Regioni apportati dalla manovra economica varata questa estate. Secondo Romano Colozzi, assessore al bilancio della Regione Lombardia e coordinatore della Commissione regionale per gli affari finanziari, si tratta di trovare in ambito regionale “la possibilità di un Accordo sulla distribuzione dei tagli”, ma la posizione espressa da Errani è ancora più netta: “La questione riguarda la manovra nel suo complesso, perché a fronte di 4 miliardi e 900 milioni di trasferimenti, la manovra taglia 4 miliardi e 800 milioni, dunque c’è davvero poco da ripartire”.

Più semplice e condiviso il terzo punto, ovvero la garanzia delle autonomie delle Regioni e delle Province autonome, già prevista dalla legge 42.

Al di là dei nodi posti dal decreto, c’è poi una questione assai più immediata ovvero il riparto tra le Regioni del Fondo per la sanità per l’anno 2011, già definito con il Patto per la Salute in 108.603 milioni di euro. Lo scorso anno la Conferenza dei presidenti aveva affidato ad Agenas il compito di elaborare uno studio sui nuovi criteri da utilizzare per le “pesature” della popolazione e dunque per ripartire le risorse. Sarà proprio a partire da questo studio che, come ha annunciato Romano Colozzi, le Commissioni regionali per gli Affari finanziari e per la Sanità avvieranno, il prossimo 20 ottobre, la discussione per il riparto 2011.

E.A.
 

14 Ottobre 2010

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