Ricercatori precari Irccs. La Regione ribadisce il proprio impegno per stabilizzarli

Ricercatori precari Irccs. La Regione ribadisce il proprio impegno per stabilizzarli

Ricercatori precari Irccs. La Regione ribadisce il proprio impegno per stabilizzarli
Il presidente Bonaccini e l'assessore Venturi hanno incontrato i ricercatori precari degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs). “La Regione crede nella ricerca e nel lavoro dei suoi giovani ricercatori, con loro per la stabilizzazione. Siamo alle battute finali di un lungo processo che abbiamo sostenuto da inizio mandato”, hanno detto.

La Regione al fianco dei ricercatori, verso la stabilizzazione dei precari degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) dell’Emilia-Romagna. È questo il messaggio che il presidente, Stefano Bonaccini, e l’assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, hanno espresso a un gruppo di ricercatori riuniti dentro l’associazione ARSI (Associazione Ricercatori in Sanità Italia) nata a Bologna nel 2017 dal coordinamento nazionale dei precari che lavorano nei 20 Irccs pubblici italiani per discutere dello stato d’attuazione di riforma della cosiddetta "piramide del ricercatore" approvata in parlamento nel dicembre scorso con lo scopo di  combattere le forme di lavoro precarie nella ricerca in Sanità.

Dopo l’inserimento della figura dei ricercatori nel contratto collettivo nazionale del comparto Sanità sottoscritto a luglio, il secondo passaggio, su cui Bonaccini e Venturi hanno garantito un’intensa attività di sensibilizzazione presso il ministero della Salute, prevede l’uscita di un Decreto ministeriale volto a regolamentare la disciplina dei percorsi di reclutamento. Un iter che i ricercatori sperano possa concludersi entro l’anno per scongiurare la perdita dei finanziamenti già stanziati per la riforma.

“Un percorso – evidenzia la Regione in una nota – sostenuto fin da subito da Viale Aldo Moro che ha portato al ministero della Salute due anni fa le istanze dei ricercatori impiegati nelle tre strutture regionali: due a Bologna, l’Istituto Rizzoli e le Neuroscienze dell’ospedale Bellaria, e uno all’Oncologico dell’Arcispedale Sant’Anna di Reggio Emilia. Un processo in cui l’Emilia-Romagna è stata apripista a livello nazionale e che riguarda circa 3 mila ricercatori in tutta Italia”.

“Siamo alle battute finali di un lungo processo che abbiamo sostenuto da inizio mandato – spiegano nell anota Bonaccini e Venturi – con l’impegno di dare finalmente il giusto riconoscimento al lavoro di questi professionisti perché crediamo nel valore della ricerca come elemento indispensabile per garantire salute e benessere alle nostre comunità. L’Emilia-Romagna è ai primi posti in Italia per la ricerca sanitaria: solo lo scorso anno il ministero della Salute ci ha posto in cima alla classifica per progetti presentati, approvati e finanziati. Un primato che ci rende orgogliosi e che, non dobbiamo dimenticarlo, si basa soprattutto sul lavoro dei nostri ricercatori. Ora il nostro impegno è di sensibilizzare il ministero per chiudere questa vicenda e dare finalmente un futuro concreto e certo a questi giovani attraverso la garanzia del loro posto di lavoro”.

10 Settembre 2019

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