S. Croce e Carle di Cuneo, il robot Da Vinci compie 3 anni

S. Croce e Carle di Cuneo, il robot Da Vinci compie 3 anni

S. Croce e Carle di Cuneo, il robot Da Vinci compie 3 anni
Effettuati circa 500 interventi di Chirurgia Generale e Urologia. Bedogni: “Vogliamo stare al passo con i tempi, seguiremo l’evoluzione di questa tecnologia”.

Visione tridimensionale vera, assenza di tremore, magnificazione delle immagini, una tecnologia che consente all’attrezzatura una mobilità superiore a quella del polso umano. Sono alcune delle caratteristiche che giustificano i circa 500 interventi (300 di chirurgia generale e 200 di Urologia) eseguiti con il robot chirurgico “Da Vinci”, acquistato dall’azienda ospedaliera S. Croce e Carle, 3 anni fa con il contributo totale della Fondazione della Cassa di Risparmio di Cuneo.

A fare il bilancio di questa tecnologia avveniristica è stato il direttore generale del S. Croce Corrado Bedogni, il direttore del dipartimento di Area Chirurgia e primario di Chirurgica Generale Felice Borghi, il primario di Urologia Giuseppe Arena.  

“L’adozione di questa tecnologia – ha detto Bedogni – ha rappresentato un momento di crescita per l’ospedale, ma i costi suggeriscono di mantenere alta la guardia sull’appropriatezza dell’utilizzo. I vantaggi sono indubbi per il paziente, ma anche per il chirurgo. In futuro potremo estenderne l’impiego probabilmente anche ad altre discipline chirurgiche, come l’Otorinolaringoiatria e la Ginecologia”.

“Siamo intervenuti, nell’ultimo triennio, su circa 300 pazienti, nella maggior parte dei casi su tumori maligni, soprattutto in interventi ad alta complessità”, ha spiegato Borghi. Che ha aggiunto: “Il ricorso al robot presenta indubbi vantaggi per il paziente perché riduce al minimo i sanguinamenti, riduce la degenza post-operatoria e le complicanze; ma anche per il chirurgo per vantaggi di tipo posturale, minore stress fisico e fatica, maggiore lucidità.” La tecnologia consente anche di eseguire interventi in modo più accurati rispetto alla laparoscopia, ad esempio quando si tratta di asportare linfonodi”.

L’Asl Cn1 evidenzia in una nota come i robot chirurgici in Italia siano 83 (seconda alla Francia e in linea con la Germania), 6 in Piemonte di cui 5 in aziende pubbliche, utilizzati soprattutto per la chirurgia colo-rettale e in urologia, in particolare per interventi di prostatectomia totale.

Ma è sicuro il robot? “La macchina è sotto il nostro controllo – spiega Borghi – è una piattaforma computerizzata, arricchibile nel tempo. Il S. Croce desidera stare al passo con l’evoluzione tecnologica, pertanto non perderà le occasioni di miglioramento anche in questo tipo di tecnologia. I maggiori costi sono un problema, tuttavia in parte sono riassorbiti dalla minore degenza media del paziente”.   

L’apparecchiatura, riferisce ancora la Asl, “è presente in tutti i continenti del mondo ad eccezione dell’Africa, la massima concentrazione è negli Stati Uniti; per quanto riguarda l’Italia in Lombardia e Toscana, mentre mancano in Calabria e nel Molise”.    

“In Urologia – ha detto Giuseppe Arena, primario di Urologia – il robot è utilissimo soprattutto per interventi di prostatectomia totale, poiché la prostata è un organo di piccole dimensioni circondato da strutture particolarmente delicate. Questo tipo di intervento è il più diffuso al mondo da quando esiste la robotica ed è anche l’unico intervento per il quale esistono evidenze scientifiche dei vantaggi del ricorso al robot. Ci sono sei centri in Piemonte in cui si eseguono più di 50 prestazioni con questa tecnologia e uno di questi è l’ospedale S. Croce”.      

“La robotica – ha aggiunto Arena – presenta una curva di apprendimento breve e ciò significa che è possibile la formazione di un maggior numero di professionisti. Per questo si parla di democratizzazione della robotica”.

23 Settembre 2016

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