Sardegna. Accordo per l’assistenza ai detenuti con malattie infettive

Sardegna. Accordo per l’assistenza ai detenuti con malattie infettive

Sardegna. Accordo per l’assistenza ai detenuti con malattie infettive
Sergio Babudieri (direttore della clinica di Malattie infettive): “Il carcere è un'occasione straordinaria di sanità pubblica, perché oltre alla diagnosi è possibile iniziare una terapia su persone che, una volta tornate in libertà, sarebbe difficile rintracciare. Non farla in carcere, può significare perdere il contatto con molte malattie, non solo infettive”.

L’Aou di Sassari e l'Ats Sardegna-Assl Sassari hanno firmato una convenzione per consentire l'assistenza ai pazienti affetti da malattie infettive e che si trovano negli istituti penitenziari Sassari e di Alghero.

La convenzione consente di effettuare visite mediche specialistiche, prescrivere farmaci anti-infettivi e predisporre piani terapeutici personalizzati. L'accordo, della durata di un anno, vedrà lavorare assieme, secondo un piano di lavoro concordato, i medici della clinica di Malattie infettive dell'Aou e quelli dell'unità operativa “Tutela della salute in carcere” dell'Assl sassarese.

Nel 2016 Aou e Asl avevano già siglato apposita convenzione per il trattamento dei pazienti affetti da malattie infettive.

“Il carcere è un'occasione straordinaria di sanità pubblica e concentra numerose patologie, con soggetti affetti da Hiv, da epatiti C e B, quindi ancora malattie sessualmente trasmissibili e tubercolosi latente”, ha affermato Sergio Babudieri, direttore della clinica di Malattie infettive e presidente onorario della Società italiana di Medicina e sanità penitenziaria che ha spiegato il motivo per cui il “carcere è occasione unica di sanità pubblica”: “perché oltre alla diagnosi è possibile iniziare una terapia su persone che, una volta tornate in libertà, sarebbe difficile rintracciare. Non farla in carcere, può significare perdere il contatto con molte malattie, non solo infettive”, ha aggiunto. “Ci troviamo difronte a persone che non hanno certamente il bene salute in cima alle proprie necessità. Con il contatto diretto rendiamo maggiormente consapevoli queste persone della loro situazione e, una volta che saranno fuori, non trasmetteranno l'infezione. L'attività che portiamo avanti con il colleghi dell'Ats rappresenta quindi un nuovo stimolo, che va nel senso di considerare la sanità penitenziaria come sanità pubblica”.

21 Marzo 2018

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