Scatto d’orgoglio degli operatori della sanità: “Non siamo corrotti né inclini al malaffare”. Indagine Fiaso fa emergere “l’orgoglio di appartenere al Ssn”

Scatto d’orgoglio degli operatori della sanità: “Non siamo corrotti né inclini al malaffare”. Indagine Fiaso fa emergere “l’orgoglio di appartenere al Ssn”

Scatto d’orgoglio degli operatori della sanità: “Non siamo corrotti né inclini al malaffare”. Indagine Fiaso fa emergere “l’orgoglio di appartenere al Ssn”
L’indagine è stata condotta tramite questionario su un campione significativo di 1.542 operatori, impegnati in 24 aziende di 11 Regioni. “Il senso di appartenenza e la centralità dei valori etici nell’agire quotidiano di larghissima parte dei professionisti della sanità sono punti di forza che la ricerca mostra essere ben radicati nel nostro Ssn e  proprio questi valori il management ha coltivato negli anni per garantire la tenuta del sistema”, commenta il Presidente di Fiaso, Francesco Ripa di Meana.

Percepiscono ancora un senso nella propria attività; conoscono le regole anticorruzione ma qualcuno esprime dubbi sulla loro efficacia; negano che quelle di deviare i pazienti negli studi privati, di prescrivere farmaci inutili per proprio tornaconto, far saltare le liste d’attesa agli amici o accettare regali siano pratiche diffuse; hanno nei propri dirigenti un esempio di rispetto dell’etica professionale; antepongonol’interesse del paziente a quello economico, anche se sono convinti che l’uso ottimale delle risorse sia indispensabile alla tenuta dell’Ssn. Per il quale sono orgogliosi di lavorare e che non si sognano di abbandonare per passare al privato.
 
Quella scattata dall’Indagine condotta da Fiaso, la Federazione di Asl e Ospedali e Rusan (Risorse Umane, Sanità, Servizi Sociali e Salute) è un’immagine dell’etica in sanità distante anni luce dalla rappresentazione mediatica di un settore in preda a scandali e corruzione.
 
I risultati della ricerca ricomprendono anche una raccolta di buone pratiche che le aziende hanno sviluppato o sono in fase avanzata di progettazione sui temi dell’etica e degli asset valoriali, oltre che della trasparenza e dell’equità.
 
I risultati dell’indagine
L’indagine è stata condotta tramite questionario su un campione significativo di 1.542 operatori, impegnati in 24 aziende di 11 Regioni. Il livello di condivisione delle domande è stato espresso con una scala di valore da 1 a 6, dove il valore più alto indica il livello massimo di condivisione. Che è di livello 1, ossia bassissimo, riguardo la perdita di senso della propria attività lavorativa per 534 operatori, contro i 128 attestati sul livello 6.
 
Questo nella media. Perché poi questa perdita di senso è meno sentita tra i medici ospedalieri e del territorio, più tra quelli di medicina generale e tra gli infermieri del territorio.
Oltre mille operatori del campione hanno una conoscenza completa o comunque approfondita delle regole anticorruzione, contro i 68 che si attestano sul livello 1. Anche sulla loro utilità convergono molto in 483 e totalmente in 454.  Ma meno convinti sono i 137 e 260 professionisti che si collocano ai livelli 3 e 4, mentre in 29 sono niente affatto e in 57 poco convinti della loro efficacia.
 
Che la maggior parte di professionisti e dipendenti agisca senza un’etica del lavoro è idea totalmente non condivisa da 702 operatori del campione e assai poco da altri 390. Mentre a pensarla così sono soltanto in 23.
 

 
Grado d’accordo: 1=per niente; 6=completamente
Che ci sia una diffusa pratica di deviare i pazienti negli studi privati è del tutto escluso da 939 operatori, mentre altri 236 e 107 si collocano sui livelli 2 e 3 comunque di scarsa condivisione dell’idea di un fenomeno diffuso. Condivisa appieno solo da 24 operatori del campione. E a crederci meno di tutti sono proprio i diretti interessati, ossia i medici ospedalieri.
Più o meno gli stessi valori si riscontrano rispetto alle altre cattive pratiche di accettare regali, far saltare le liste d’attesa a parenti ed amici, prescrivere farmaci inutili per tornaconto personale.
 
Il proprio “capo” che aiuta a capire e far rispettare le norme etiche è un’idea condivisa appieno da 534 addetti, seguiti da 390 e 233 ai livelli 4 e 5 di una comunque buona condivisione. Mentre gli 85 del livello 1 mostrano di avere un’idea opposta sul ruolo “etico” dei propri superiori. Più o meno valori simili si riscontrano sul ruolo di esempio etico sul lavoro da parte dei superiori.
 
L’idea di un Ssn in crisi di identità non sembra trovare troppi proseliti tra chi ci lavora. Tra chi si sente orgoglioso di profondervi le proprie energie troviamo infatti 617 componenti del campione al livello massino di condivisione, mentre 382 e 250 si collocano rispettivamente ai livelli 5 e 4. Solo in 28 dichiarano di non sentirsi affatto orgogliosi di farne parte. L’orgoglio è più altamente sentito tra medici ospedalieri e del territorio, meno tra infermieri, tecnici e amministrativi.
 
Il senso di appartenenza si rileva anche dinanzi al dilemma se passare al privato a parità di condizioni economiche. Passo che 841 del campione esclude senza ombra di dubbio, contro i 71 che accetterebbero.
 
Ma quali valori indirizzano le scelte sul lavoro dei professionisti della sanità? L’81% non ha dubbi: “la migliore qualità possibile per il cittadino”, mentre solo l’1% mette al primo punto il contenimento dei costi.
 

 
 
 
Interessante anche il gap generazionale nell’approccio etico ai problemi. Tra gli under 36 i valori di condivisione sono mediamente più bassi rispetto all’idea che la presa in carico del paziente sia un valore che debba guidare i comportamenti sul lavoro o che il senso etico aiuti a superare le criticità che i cambiamenti organizzativi a volte determinano. Mentre tra i giovani è più in uso il confronto tra colleghi per la soluzione di problematiche etiche e il rapporto con i superiori risulta di maggiore aiuto al rispetto delle norme etiche aziendali.
 
“Il senso di appartenenza e la centralità dei valori etici nell’agire quotidiano di larghissima parte dei professionisti della sanità sono punti di forza che la ricerca mostra essere ben radicati nel nostro Ssn e  proprio questi valori il management ha coltivato negli anni per garantire la tenuta del sistema”, commenta il Presidente di Fiaso, Francesco Ripa di Meana. “E in quest’ottica Fiaso promuove continuamente attività di formazione e informazione per i dipendenti delle aziende come forma di prevenzione. È un cambiamento importante, dalla logica dell’adempimento burocratico a quella della decisone responsabile, orientata a promuovere la qualità dei servizi.
 
“Il fatto che per la larga parte dei professionisti della sanità il proprio lavoro di cura abbia ancora un senso (anche se per circa il 38% di essi meno che in passato) e che la totalità assoluta di loro (solo per 62 non è così) senta di poter applicare i propri valori professionali (la miglior qualità possibile per il paziente) nella loro pratica lavorativa quotidiana indica con chiarezza quanto il tessuto del SSN sia ancora sano, nonostante i tempi difficili di contenimento di costi a cui è stato sottoposto;” commenta Marco Rotondi del Comitato Guida di RUSAN. “Anzi penso mostri molto benequanto siano state proprio le persone che vi operano quotidianamente con impegno e fatica a tenerlo in piedi, anche se oggi iniziano a mostrare segni di stanchezza”.

20 Aprile 2018

© Riproduzione riservata

Settimana della Scienza dello Spallanzani: capire la ricerca per comprendere il presente
Settimana della Scienza dello Spallanzani: capire la ricerca per comprendere il presente

Novant'anni dalla fondazione e trent'anni dal riconoscimento come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS): nel 2026 lo Spallanzani celebra due ricorrenze che rappresentano l'occasione per riflettere sul...

Regione Lombardia scrive al ministro Schillaci: “Gli attuali indicatori non fotografano la qualità reale del Ssn”
Regione Lombardia scrive al ministro Schillaci: “Gli attuali indicatori non fotografano la qualità reale del Ssn”

Regione Lombardia chiede al Ministero della Salute di rivedere il sistema con cui vengono misurate le performance del Servizio sanitario nazionale. Lo fa con una lettera firmata dall'assessore al Welfare...

Case di comunità. La sfida ora è riempirle di professionisti e servizi. Il punto della Conferenza delle Regioni
Case di comunità. La sfida ora è riempirle di professionisti e servizi. Il punto della Conferenza delle Regioni

Con 1.224 Case di comunità attive al 30 giugno 2026, 186 in più rispetto al target minimo di 1.038 fissato dal Pnrr, la nuova assistenza territoriale entra nella fase decisiva:...

San Raffaele di Milano. Ispezioni e criticità riscontrate, stop al laboratorio di Embriologia
San Raffaele di Milano. Ispezioni e criticità riscontrate, stop al laboratorio di Embriologia

L’ Ats Città Metropolitana di Milano ha disposto la sospensione dell'attività del Laboratorio di Embriologia dell'Irccs Ospedale San Raffaele, afferente alla macroattività di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) di III livello,...