Screening al seno. Partito allo Iov il primo progetto sperimentale di personalizzazione

Screening al seno. Partito allo Iov il primo progetto sperimentale di personalizzazione

Screening al seno. Partito allo Iov il primo progetto sperimentale di personalizzazione
Il progetto prevede di realizzare uno screening personalizzato su 11 mila donne con caratteristiche genetiche a rischio, tecnicamente definite “mutanti”. Un passo avanti nella Regione che già registra importanti risultati nello screening contro il tumore al seno, con un’adesione del 78,6% rispetto al 59,6% nazionale. Zaia: “Sucessi, ma non ci fermiamo. Le Breast Unit sono la scelta vincente”. Importanti anche i numeri sullo screening per la cervice dell’utero (adesioni al 62,8%) e per il colon retto (63,9%). I DATI SUGLI SCREENING IN VENETO

“La sanità veneta è leader nazionale sul fronte dello screening contro il tumore alla mammella. Con un’estensione degli inviti pari al 91% contro l’84% in Italia, e un’adesione delle donne invitate del 78,6% rispetto al 59,6% nazionale, il sistema veneto di prevenzione ha sottoposto a screening in un anno 194.973 donne, con 10.346 approfondimenti resisi necessari, che hanno portato a 1.076 diagnosi di carcinoma e ad alzare di almeno 20 punti la percentuale di donne che hanno avuto salva la vita”. A illustrare i dati è la Regione Veneto in una nota in cui si annuncia un nuovo passo avanti sul fronte della lotta al tumore al seno, perché “in Veneto si sta già lavorando a un’evoluzione che prevede di realizzare uno screening personalizzato su donne con caratteristiche genetiche a rischio, tecnicamente definite “mutanti” (donne che hanno nella loro sequenza genetica una mutazione che eleva anche fino al 70-80% il rischio di contrarre il tumore al seno nel corso della vita)”.

Il Progetto sperimentale, a cura dello Iov, sta per coinvolgere 11.000 donne anche giovani e giovanissime residenti nelle Ulss 5 e 6, ed è il primo nel mondo, considerando che ce n’è uno simile negli Usa, ma ha tempi di attuazione più lunghi

“Un vestito su misura per ogni donna, perché ogni successo ci spinge a cercarne degli altri”, come l’ha definito il Presidente della Regione Luca Zaia, presentando oggi all’Ospedale di Treviso, affiancato dall’Assessore alla Sanità Manuela Lanzarin e da illustri clinici come il Responsabile Scientifico della Rete Oncologica Regionale, professor Pierfranco Conte, la direttrice della Senologia Radiologica dello Iov, Francesca Caumo, la Direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Radiologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Stefania Montemezzi, e il Direttore della Breast Unit dell’Ospedale di Treviso, Paolo Burelli, lo stato dell’arte della prevenzione contro il tumore e le prospettive future della lotta al cancro, in occasione del Mese Rosa della Prevenzione in corso di svolgimento in tutta Italia.

“Le statistiche ci premiano – ha detto Zaia – ma sono il punto di partenza per nuovi passi avanti, perché lo studio dello IOV ci porterà a costruire uno screening personalizzato mai visto al mondo. Un altro grande passo avanti, dopo la scelta vincente di realizzare le Breast Unit (già 21 in Veneto) e di concentrare gli interventi chirurgici in sedi iperspecializzate e con casistiche elevate. Anche grazie a questa decisione, che da più parti fu molto criticata perchè toglieva qualcosa a reparti che operavano poche decine di seni l’anno, oggi in Veneto il tasso di sopravvivenza dopo il percorso di cura è arrivato al 95%”.

I clinici presenti oggi sono anche intervenuti in merito all’età giusta nella quale avviare lo screening: “Al di sotto dei 45 anni la mammografia risulta generalmente inutile (e ogni indagine radiologica inutile si tramuta in dannosa), tra i 45 e i 50 anni si può fare ma non è consigliata, mentre è assolutamente efficace tra 50 e 74 anni (età massima introdotta in Veneto, ma non ancora in buona parte d’Italia)”, riferisce la nota della Regione.

I dati diffusi oggi a Treviso hanno evidenziato i risultati raggiunti in Veneto anche per gli altri due grandi screening antitumore: quelli per la cervice dell’utero e per il colon retto.

“Lo screening della cervice dell’utero, rivolto alle donne tra 25 e 64 anni, che vengono invitate a eseguire un Pap Test o un test Hpv, ha un’estensione corretta delle donne invitate del 100% e un’adesione delle donne agli inviti del 62,8%, più di 22 punti in più della media nazionale, ferma al 39,9%. In un solo anno, grazie alla prevenzione, sono state diagnosticate 461 lesioni precancerose”.

"Lo screening colorettale, rivolto a uomini e donne tra 50 e 69 anni con la ricerca biennale delle feci occulte, presenta un’estensione corretta degli inviti pari all’89,3% e un tasso di adesione al 63,9%, il che ha permesso, in un anno, di diagnosticare e poi curare 376 carcinomi e 3.401 adenomi avanzati”.

18 Ottobre 2019

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