Se in Veneto i medici fuggono

Se in Veneto i medici fuggono

Se in Veneto i medici fuggono
Negli ultimi mesi i medici che hanno dato le dimissioni dalle Ulss venete sono almeno una quarantina. È la spia di un malessere fatte di politiche che hanno privilegiato il taglio dei finanziamenti alle strutture, delle assunzioni di medici ed infermieri nonché l’assorbimento di almeno 10 strutture ospedaliere

Forse a noi cittadini sta sfuggendo qualche cosa. Vero è che nella sanità veneta si sta assistendo ad un fuggi fuggi generale da parte di stimati medici che, o se ne vanno nel privato dove l’ambiente offre forme più flessibili di lavoro e quindi un medico riesce a costruire intorno a sé orari in una struttura ad hoc, oppure direttamente in pensione grazie al cumulo pensionistico dei cui vantaggi ne stanno beneficiando in molti.

Ma, se vogliamo, l’aspetto più rilevante e principale della questione è il malcontento generale dovuto, spiegano gli addetti ai lavori, al costante aumento di lavoro contrapposto alla crescente diminuzione di organico.
A pagarne le spese è il servizio offerto.

Per non dire, aspetto altrettanto grave e che sta crescendo negli ultimi mesi, delle aggressioni agli operatori di corsia (infermieri oe/o OSS) vittime della rabbia e della esasperazione di utenti-pazienti.
 
Un recente episodio di aggressione si è avuto pochi giorni fa in un ospedale veneto dove un’infermiera è stata accusata da parte di alcuni familiari di un paziente di non prestare le dovute cure al malato e poi minacciata di morte.

Questi incresciosi episodi accadono perché in molte strutture ospedaliere vi sono troppi ammalati e pochi operatori. Infermieri e dottori confermano che alla notte, in reparti con 15/20 posti letto occupati, il turno notturno viene affidato ad un solo infermiere e dottore, i quali devono anche gestire i pazienti che vengono dai pronti soccorso.

Una domanda sorge spontanea: come è possibile che vi siano queste criticità se la sanità veneta, in termini di gestione, primeggia così come certificato dall’ultima relazione della Corte dei Conti?
 
Il problema sta nelle scelte politiche tra cui il taglio dei finanziamenti alle strutture, delle assunzioni di medici ed infermieri nonché l’assorbimento di almeno 10 strutture ospedaliere, risultate oltre agli standard specifici.

Se per i manager delle Ulss si tratta di una riorganizzazione complessiva, per gli addetti ai lavori si tratta di un momento molto duro e faticoso, dove si è chiamati a “lavorare” in emergenza continua con il rischio di errori in potenziale aumento.
 
Se da una parte i politici tagliano, dall’altra – ed è il rovescio della medaglia – ci sono pazienti che vedono allungarsi le liste d’attesa con un abbassamento della qualità della vita.
 
Questa realtà non può e non deve trovare lo spazio in una società definita moderna ed attenta al welfare; il malato, già penalizzato per la propria condizione di salute, non deve essere chiamato a “farsi carico” anche di presidi ospedalieri svuotati delle proprie funzioni principali, con dottori stanchi e demotivati.
 
Ad appesantire questa situazione non ci ha pensato due volte la Direzione Medica, sempre in un ospedale veneto, proponendo allo stesso Direttore Generale una revisione organizzativa dei turni, tra cui l’abolizione della reperibilità notturna e festiva causa l’assenza di medici.
 
A parte questo fatto del tutto contingente, la fuga di medici dagli ospedali veneti è evidente ed inarrestabile e sono ancora una volta i numeri a darci l’esatto quadro della situazione; negli ultimi mesi i medici che hanno dato le dimissioni dalle Ulss venete sono oltre una quarantina tra cui: 5 anestesisti da Verona; due radiologi da Mestre; due ortopedici (Castelfranco), una diabetologa (Castelfranco), un pediatra (Montebelluna), un anestesista, un pediatra (Conegliano); nella Polesana una reumatologa, una gastroenterologa, un internista, un urologo, un ginecologo, due ortopedici, un otorino, due oculisti, due neurologhi, un anestesista e un medico del territorio; nell’Euganea tre pediatre e due ortopedici (Camposampiero), tre radiologhe (Cittadella), uno psichiatra (Sant’ Antonio Padova); due ortopedici nella Berica. Ed i numeri sono destinati a crescere.


 


Endrius Salvalaggio


 

 

Endrius Salvalaggio

05 Aprile 2018

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